Bilancio Rai 2012: un buco di 200 milioni di euro

"Viva la Rai", cantava tempo fa Renato Zero. Eppure oggi è difficile per la televisione pubblica italiana cantare vittoria, dopo le ultime previsioni di bilancio semestrale della società.
Una situazione catastrofica, peggiore di quella prevista nel primo semestre del 2011: 129 milioni di euro di perdite soltanto nei  primi sei mesi dell’anno, stimando una perdita complessiva - sebbene con un secondo semestre leggermente migliore - per 200 milioni di euro.

Un buco nero finanziario molto diverso da quello previsto mesi fa dall'ex direttore generale Lorenza Lei: nello specifico, si legge nel comunicato stampa dell'azienda che nei primi sei mesi del 2012 il gruppo Rai ha registrato un peggioramento di circa 178 milioni di euro rispetto al risultato consuntivato nello stesso periodo del 2011. I ricavi invece si sono attestati su 1,433 miliardi, in diminuzione di 110 milioni rispetto al 2011.
Un trend altamente negativo che Viale Mazzini attribuisce principalmente al calo del fatturato pubblicitario raccolto dalla Sipra, concessionaria pubblicitaria della Rai, pari a 435 milioni di euro nel periodo considerato, in diminuzione di 72 milioni rispetto al 2011. Un calo provocato però anche dai 101,5 milioni di euro sborsati per l'acquisto dei diritti per i Campionati Europei di calcio. Il tutto nonostante la Rai abbia conservato la leadership del mercato tv sia in prime time (41,7% di share) sia nell’intera giornata (40,3% di share).

La Rai, quindi, torna nuovamente in rosso: soltanto lo scorso anno il Cda aveva approvato un pareggio di bilancio dopo cinque anni in cui nè il canone nè gli introiti pubblicitari erano stati in grado di sollevare il trend finanziario dell'azienda di Viale Mazzini, costretta lo scorso anno ad applicare una politica di contenimento dei costi e di concessioni fatte alla concorrenza, come i diritti per i Mondiali di calcio in Brasile del 2014 a Sky in cambio di una parte di diritti sulle Olimpiadi di quest'anno.
A peggiorare la situazione, anche l'aumento del costo del lavoro, maggiore di 2,5 milioni di euro rispetto allo scorso anno. Il nuovo direttore generale Luigi Gubitosi, nominato poche settimane fa assieme ad Annamaria Tarantola come capo della Sipra, sta già pensando alla vendita di alcuni asset immobiliari e si temono inoltre possibili nuovi tagli su collaboratori e service oltre al blocco degli stipendi.

Scelte che si scontrano però con le nuove nomine appena fatte dal Dg: per il rilancio dell'azienda sono stati rinnovati i vertici societari, con Camillo Rossotto - proveniente da Fiat Industrial - nuovo direttore finanziario e Costanza  Esclapon alle Relazioni esterne. Figure esterne da molti viste troppo dispendiose e che andrebbero a gravare sulle spese interne relative al pagamento degli stipendi. Polemiche anche per il nuovo ruolo della responsabile del flop Lorenza Lei, nominata Amministratore delegato della Sipra.