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Bimbo come Eitan strappato a nonna e a padre: 'da 4 anni mio nipote in Polonia'

·3 minuto per la lettura

"'Nonna siamo nel bus verde'. Mio nipote non poteva saperlo ma è stato così che, il 20 aprile 2018, inconsapevolmente mi ha salutato. Era il giorno del mio compleanno, come sempre ero andata a prenderlo all'asilo da dove mai è uscito. La madre, che al telefono si affrettò a correggerlo, disse che erano su un autobus della linea locale, in città. Lo stava portando via per sempre, in Polonia, a 1200 chilometri da noi". E' una scia di lacrime quella che viene giù a cascata dopo il dramma di Eitan, il piccolo sopravvissuto alla tragedia del Mottarone e strappato ai parenti materni, che lo avevano accolto, dal nonno che invece lo ha portato in Israele. All'Adnkronos stavolta è una nonna a denunciare un caso tanto simile, una donna di Venezia che lotta per ottenere almeno il diritto, per lei e suo figlio che è il padre del bimbo, di vedere il piccolo o di poterlo riportare in Italia per le vacanze.

"Un bambino non è una valigia che si porta da un paese a un altro a seconda delle nostre emozioni, delle relazioni che viviamo, della fine di un rapporto - racconta - Quando la storia tra mio figlio e la sua compagna si è interrotta, mio nipote aveva due anni e mezzo. Cittadino italiano, è stato portato via dalla mamma polacca con i documenti scaduti, senza alcuna autorizzazione, pur avendo lei e mio figlio l'affidamento congiunto. Da allora vivo personalmente e con tutte le mie forze per combattere una battaglia che riconosca almeno la libertà di vederlo. Nonostante le denunce presentate per sottrazione di minore, il coinvolgimento del tribunale dei minori, nonostante un video dove il bimbo straziante urla che vuole andare dal papà, a mio figlio è di fatto impedito mantenere un rapporto con mio nipote".

"Mia nuora ci ha allontanato, sebbene io l'abbia cresciuta in casa come una figlia. Il tribunale polacco ha rigettato la richiesta di riportarlo in Italia perché - spiega ancora la nonna - già venendo in Polonia ha subito un trauma ed è meglio che non ne subisca un altro. Il problema è che la madre del bimbo in Polonia ha tolto la patria potestà a mio figlio. Ho chiesto di vedere e sentire mio nipote, ho vinto la causa ma posso vederlo quattro volte all'anno in una struttura protetta, ovviamente in Polonia, senza la possibilità di portarlo a mangiare un gelato, a fare una passeggiata. Il bimbo non è più venuto in Italia, nel suo Paese, e se continua a parlare italiano è perché io mi ostino a ricordarglielo".

"Ma lo stato italiano, che prende i migranti in mare, per i bimbi italiani non fa niente? La mia è stata una famiglia che ha lottato per la libertà, mio zio è stato un partigiano. Questo è il riconoscimento? Mi sono rivolta alle istituzioni e non è successo nulla. Mio nipote oggi ha 7 anni, fa la seconda elementare e mio figlio può a malapena sentirlo, nemmeno vederlo, solo se e quando vuole la madre. Questa cosa mi ha spezzato il cuore e il mio Paese, il mio Stato italiano, è assente e non tutela cittadini, dimenticandosi dei suoi figli".

(di Silvia Mancinelli)

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