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Bio-on al capolinea, il Tribunale dichiara il fallimento

Titta Ferraro

Il Tribunale di Bologna ha dichiarato il fallimento di Bio-On, la società bolognese operante nel settore delle bioplastiche che era quotata sull'AIM di Borsa Italiana (il titolo è stato sospeso lo scorso 13 ottobre). La decisione è arrivata ieri sera ed è stato nominato giudice delegato Fabio Florini e curatore fallimentare un collegio composto da Antonio Gaiani e da Luca Mandrioli, già amministratore giudiziario dell’azienda.

Il Tribunale ha disposto la continuazione temporanea dell'attività economica d'impresa autorizzando l'esercizio provvisorio così da preservare la continuità aziendale per evitare che venga dissolta l'organizzazione produttiva nelle sue componenti di occupazione, tecnologiche e di avviamento. Le banche non hanno dato disponibilità a concedere nuovi finanziamenti alla società e quindi il Tribunale specifica che il pagamento delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti di prossima scadenza potrà essere reso possibile solo a seguito dell’incasso dei crediti di futura esigibilità. Nello stabilimento di Castel San Pietro, inaugurato solo un ano e mezzo fa, impiegava 100 dipendenti. "Sarà compito della curatela fallimentare attivarsi quanto prima al fine di presentare la domanda di Intervento Straordinario di Integrazione Salariale per crisi aziendale", rimarca Bio-on in una nota.

Lo scandalo Bio-on è scoppiato lo scorso luglio dopo che il fondo Quintessential ha pubblicato un report intitolato “Una nuova Parmalat a Bologna?” lanciando pesanti accuse a Bio-on, parlando di un “castello di carte, uno schema concepito dal management per arricchirsi sulle spalle degli azionisti. Dopo tre mesi di indagini la procura di Bologna ha fatto scattare misure cautelari per il presidente di Bio-on Marco Astorri, indagato assieme ad altre otto persone per false comunicazioni sociali e manipolazione del mercato.