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"Bisogna saper spendere". Intervista a Carlo Cottarelli: "Ma sul Recovery fund è andata bene"

Maria Elena Capitanio
·4 minuto per la lettura
Carlo Cottarelli attend during the Festival dell' Economia in Trento on June 1, 2019. (Photo by Massimo Bertolini/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)
Carlo Cottarelli attend during the Festival dell' Economia in Trento on June 1, 2019. (Photo by Massimo Bertolini/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)

“Dal negoziato per il Recovery fund ne siamo usciti bene, i finanziamenti sono addirittura più alti di quanto si pensava un mese fa”. Il giudizio di Carlo Cottarelli raccolto da HuffPost sull’accordo trovato all’alba dall’Ue, dopo 92 ore e quattro notti di trattative, è decisamente positivo. Nel nuovo piano, 209 miliardi all’Italia. Per lui la svolta dell’intesa è direttamente collegata al mutamento di condotta di Germania e Francia, che definisce “un cambiamento fondamentale” che è andato a vantaggio dello Stivale. Quanto ai nodi, che secondo lui non mancano, primo fra tutti quello su come verranno erogati i fondi, che ancora non è chiaro, “dobbiamo muoverci subito con le riforme, dobbiamo farle, perché siamo ancora troppo lenti e non possiamo pensare di farci sempre salvare dall’Europa”.

Giuseppe Conte ha espresso soddisfazione parlando di un piano di aiuti “consistente e ambizioso”: è d’accordo?

Rispetto alle intenzioni iniziali, la quota erogata con trasferimenti è più o meno invariata, ma aumentano i prestiti e così direi che va bene, anche perché le scadenze sono molto lunghe e i tassi di interesse molto bassi.

Il premier come ha gestito il negoziato?

Il risultato è favorevole quindi penso si sia comportato bene, che ci abbia anche messo del suo.

Sono rimasti favorevolmente stupiti anche parecchi dei suoi critici…

Io guardo solo il risultato, che è favorevole per l’Europa e per il nostro Paese. Fin dall’inizio c’è stato un ruolo importante della Germania e della Francia, si è capito che le cose erano diverse da dieci anni fa, quando questi due Stati non hanno fatto niente se non in extremis, se non poco prima del “Whatever it takes” di Draghi per dare sostegno all’Italia che comunque stava facendo grossi sforzi.

Possiamo cantar vittoria o ha ragione chi frena gli entusiasmi, come Zingaretti, che peraltro chiede il Mes?

Ora non è che tutti i problemi sono risolti.

Quali sono i nodi?

Riguardano la necessità di presentare un programma che sia valido, cosa che per ora non siamo ancora stati in grado di fare. Siamo l’ultimo Paese, non abbiamo ancora presentato un piano nazionale delle riforme, che è sì un atto formale, ma dimostra che ci muoviamo ancora troppo lentamente. Adesso ci sarà di nuovo una task force per creare un progetto da presentare all’Europa e che ci delinei.

E poi?

L’implementazione, che ci riguarderà in futuro, e quanto invasiva sarà la condizionalità perché i soldi verranno erogati solo se si fanno alcune cose. Saremo in grado di farle? Quanto sarà difficile convincere gli altri che le abbiamo fatte? Nei prossimi due anni ci troveremo a fare i conti con questo scenario. Il meccanismo attivato è innovativo: i soldi ci saranno se faremo alcune cose.

In una parola, in passato com’era?

Il meccanismo non c’era perché i soldi non venivano erogati, in pratica non c’erano. C’erano i fondi strutturali però venivano dati senza sostanziali controlli. Qui invece i controlli ci saranno.

C’è anche un altro aspetto che rimane incerto, come questi soldi verranno erogati.

Bisognerà guardare il regolamento che verrà approvato, se ci sarà una condizionalità di tipo macroeconomico, cioè sul deficit pubblico e sul debito pubblico. Al momento le regole europee sono state sospese, non ci sono tetti, non ci sono piani di rientro, non c’è la possibilità che inizi una procedura di deficit eccessivo, però a un certo punto saranno reintrodotte queste regole e bisognerà capire in che misura un Paese continuerà a ricevere questi soldi, anche se non è in linea con le raccomandazioni europee sul deficit pubblico.

Di questo non si è discusso anche se nella bozza di regolamento presentato un mese fa dalla Commissione europea sembrava proprio che ci fosse anche questo tipo di condizionalità.

Sì. Bisognerà vedere in che misura questo c’è, come vengono prese le decisioni e così via. Questo aspetto è sparito e non se ne è discusso, ma bisognerà vedere il regolamento.

Ci si lamentava del Mes, che adesso, almeno nelle intenzioni di Conte sembra accantonato, ma anche per il Recovery le abbiamo…

Abbiamo un po’ le stesse condizionalità, l’idea è la stessa: ti diamo i soldi se tu fai certe cose. Ma sono condizionalità utili all’Italia, non è l’austerità, salvo questa incertezza di possibili condizionalità sul deficit e sul debito, ma ciò non è chiaro se ci sarà o meno. Si sa che il diavolo sta nei dettagli.

Chi deve approvare il regolamento del Recovery?

Il Consiglio europeo e poi il Parlamento europeo.

Il Mes lo dobbiamo prendere o no?

Cerchiamo di prendere la cosa razionalmente: i tassi di interesse sono scesi, stamattina erano poco più dell’1 per cento, quindi il Mes non ci fa più risparmiare tanto quanto ci faceva risparmiare due mesi fa, quindi sopravviviamo lo stesso. C’è però ancora un risparmio, io lo prenderei, ma è chiaro che più scendono i tassi, meno conveniente è il Mes, però il vantaggio rispetto al Recovery Fund è che i soldi arriverebbero già quest’anno”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.