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Bitcoin è speranza

Francesco Simoncelli
·7 minuto per la lettura

La speranza ci fa andare avanti ed i nostri valori tracciano la strada. Il denaro vuole essere un porto sicuro per il valore economico, non una causa costante di stress, preoccupazione e intrappolamento, come lo è oggi invece. Una moneta fondamentalmente disonesta, la valuta fiat, rovina le nostre relazioni con l'entropia intrinseca della natura e dei nostri simili. Per ringiovanire la speranza di un'azione umana più armoniosa nel mondo, dobbiamo porre gli occhi sugli obiettivi inestimabili del denaro onesto, dell'imprenditorialità e della civiltà.

La speranza è il vento

La speranza è il vento che ci porta avanti: un'attitudine ad agire invece che a cedere alla disperazione. La maggior parte della nostra vita è trascorsa navigando da "ciò che è" a ciò che crediamo "dovrebbe essere", ognuno di noi tracciando la propria strada in base a ciò che percepiamo come prezioso. Lo stato ideale verso il quale ci stiamo (si spera) avvicinando sempre di più è la realizzazione del nostro potenziale, un orizzonte apparentemente sfuggente, non importa quanto diventiamo ricchi, in forma o benvoluti. Il vero progresso è possibile solo intraprendendo azioni guidate da valutazioni chiare. L'azione è simile ad una falce che taglia, che separa il grano (ciò che è prezioso) dalla lolla (ciò che non ha valore). A volte possiamo perdere la speranza, ma possiamo sempre riscattarla attraverso l'azione.

Attraversare l'abisso eterno tra "qui e ora" e "un domani migliore" è un oceano sconfinato di spaziotempo. Tutti gli obiettivi delle nostre azioni possono solo mirare ad altri luoghi e ad altri tempi. Mentre navighiamo nei mari tempestosi dello spazio-temporale verso le nostre destinazioni desiderate, incontriamo inevitabilmente fattori di stress, battute d'arresto e sfide impreviste. Il dolore, la base indiscutibile dell'essere, diventa acuto quando le conseguenze delle nostre azioni divergono dai nostri obiettivi. Hamartia, questa tendenza a "mancare il bersaglio" propria della nostra natura umana, è onnipresente proprio perché il nostro universo è fatto di entropia.

L'entropia è incertezza, casualità e disordine; sgorga dalla realtà e distrugge le opere dell'uomo nel tempo (basta chiedere a qualsiasi proprietario di case). Fortificandoci dal caos onnipresente della natura all'interno di sistemi artigianali di ordine socioeconomico, ci distinguiamo come umani costruendo civiltà. Eppure la prosperità umana può esistere solo lungo il filo del rasoio dell'ordine e del caos. Gli incontri con l'entropia sono l'unico modo in cui possiamo diventare più forti, più veloci e più intelligenti; un tale adattamento alle molte tribolazioni della vita è la nostra unica speranza di diventare migliori. L'ormesi  fa sì che la vita migliori la sua idoneità ambientale attraverso il fallimento, da qui il vecchio adagio "ciò che non ti uccide, ti rende più forte". Le lezioni raccolte nelle nostre affermazioni sul caos sono strutturalmente incorporate nella legge e nell'ordine creato dall'uomo. Parafrasando Taleb: la fragilità individuale è inseparabile dall'antifragilità d'insieme. Le avversità ci fanno avanzare. Senza le acque agitate della vita, le nostre competenze reali non potrebbero mai emergere, né le nostre civiltà potrebbero prosperare. Come dice l'antico proverbio africano: "I mari tranquilli non formano marinai abili".

Nella modernità, l'istituzione dominante nel mondo è il sistema bancario centrale; il suo scopo (apparente) è quello di "spianare i mari" dei mercati imponendo stabilità dei prezzi e bassa disoccupazione. Questo scopo fuorviante appiattisce gli attori di mercato privandoli dei fattori di stress critici e necessari per l'apprendimento e lo sviluppo delle proprie competenze. Separare gli imprenditori dai flussi vitali di informazioni generati da esposizioni all'entropia provoca distorsione dei prezzi, interruzione dell'innovazione e soppressione delle abilità. L'elevazione della condizione umana si ottiene grazie a scoperte in campo ingegneristico, non artistico-politico. Le macchinazioni politiche possono solo dividere il bottino generato dalla nostra ingegnosità. L'innovazione è lo scatenamento della creatività umana, i frutti dell'imprenditorialità e il ripristino della speranza quando i sistemi di ordine precedentemente vantaggiosi vengono meno. La sperimentazione nell'oscuro laboratorio dell'ignoto è l'unico modo per ottenere l'illuminazione. La natura è terrificante e instabile, ma è anche il territorio inesplorato in cui cacciamo per arricchire il tesoro di conoscenza dell'umanità.

Cacciatori di tesori

Una vita ben vissuta non è altro che una serie di spedizioni per sviluppare le proprie abilità. Prima di qualsiasi imbarco dobbiamo prima impostare la nostra destinazione: una precisa determinazione di dove vogliamo andare. L'impostazione della destinazione è una decisione intrinsecamente soggettiva e guidata dal valore. Dotati delle linee guida motivazionali codificate nei nostri sistemi di valori, impostiamo il nostro obiettivo e salpiamo. Ci stimola la speranza che il nostro ingegno, le nostre capacità e la nostra strumentazione si dimostrino affidabili durante viaggio. Di fronte a linee d'azione ambivalenti, intraprendiamo il percorso percepito come il più progressivo verso i nostri valori. In quanto mappe celesti dell'azione umana, i nostri valori sono schemi comportamentali e morali intesi ad aiutarci a guidarci attraverso le inesorabili ambiguità, complessità e compromessi delle nostre circumnavigazioni attraverso i mari tempestosi dello spazio-tempo. Costituzionale a questa cartografia dell'azione è la risposta ad uno dei misteri più antichi della vita: "Perché il pollo ha attraversato la strada? Perché il pollo ha deciso che stare dall'altra parte era più prezioso?"

Mappare i nostri valori è un arazzo della consapevolezza, un addestramento della bussola morale e un assetto delle vele verso i risultati che alla fine desideriamo. Stabilendo una gerarchia incrollabile di valori personali non facciamo altro che accettare i sacrifici necessari per muoverci in avanti. Tutti gli individui e le istituzioni sono forme finite, nessuna entità può realizzare tutti gli obiettivi. La vita è una serie di decisioni in cui affrontiamo compromessi e costi di opportunità. Sia come individui che come istituzioni scegliamo un'unica linea di condotta con la necessaria esclusione di tutte le altre: una regola della realtà senza eccezioni, anche per le banche centrali (presumibilmente onnipotenti) del mondo. L'azione è il sacrificio della vita ai nostri valori più elevati, nella speranza che i nostri obiettivi siano veri. Tutti i tentativi di manomettere questo calcolo del sacrificio necessario per il progresso possono solo fallire.

Subito dopo aver intrapreso un viaggio verso uno scopo considerato prezioso, osserviamo la congruenza tra le nostre intenzioni e le conseguenze create dalle nostre azioni. Migliorare l'idoneità all'azione e alle aspettative è la più alta speranza dell'umanità; man mano che arriva la convergenza, l'uomo ottiene una maggiore libertà di mettersi alla prova con altre forme di disadattamento all'interno di una più ampia sfera di possibilità: un principio espresso in adattamento, innovazione ed evoluzione. In questo modo l'uomo tiene lo sguardo fisso alla sua "stella polare" orientata al valore attraverso un processo iterativo di tentativi, errori e nuovi processi, scoprendo il suo percorso corretto attraverso la sperimentazione e la perseveranza. Attraverso questo processo intrinsecamente non lineare e instabile, l'uomo converte l'entropia in crescita. Paradossalmente l'umanità può riuscire ad avanzare solo attraverso la volontà di fallire. La via del guerriero (e dell'imprenditore) è l'accettazione risoluta della morte; l'alacrità di affrontare coraggiosamente il caos della natura con l'obiettivo di convertirlo in ordine buono e utile. Parallelo a questo paradosso del progresso c'è l'antica saggezza del guerriero-saggio Musashi in uno dei suoi nove principi per la vita strategica.

Come scrisse G. K. Chesterton sul paradosso del coraggio: "Un soldato circondato da nemici, se vuole ritagliarsi la sua via di fuga, deve combinare un forte desiderio di vivere con una incuria nei confronti della morte. Non deve semplicemente aggrapparsi alla vita, perché allora sarà un codardo e non scapperà. Non deve semplicemente aspettare la morte, perché allora sarà un suicidio e non scamperà. Deve cercare la sua vita in uno spirito di furiosa indifferenza; deve desiderare la vita come l'acqua e tuttavia bere la morte come il vino".

Addestrando le loro menti e spiriti contro l'entropia della natura, gli imprenditori ci consegnano tutti i tesori dell'erudizione conquistati a fatica nelle loro esplorazioni. Gli imprenditori cercano la conoscenza mettendo la loro pelle in gioco e avventurandosi nei territori inesplorati della natura alla ricerca di modi migliori, più economici e più veloci per soddisfare i desideri della società. Sopportare il dolore del fallimento, adattarsi all'ignoto e vivere per raccontare (e vendere) una storia è la via dell'imprenditore. Questi raccoglitori di informazioni comprendono i compromessi intrinseci della caccia e li navigano in modo intelligente per raggiungere la crescita. Antitetica all'etica imprenditoriale è il sistema bancario centrale, che “insegue due conigli” (crescita e stabilità) con risultati deleteri nel lungo periodo. La crescita è puramente un pro Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online