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Bitcoin Contro l’Inflazione? Perchè l’Oro è Ancora la Scelta Migliore (Per Ora…)

·3 minuto per la lettura

Il Bitcoin è reduce da una settimana piuttosto sofferta, con un calo di quasi il 10% misurato dai massimi dello scorso 10/11 a 68989 $ fino al minimo relativo di venerdì 12 a 62318 $. Si tratta comunque di numeri modesti se confrontati con l’iperbolico ROI (Return on Investment) del 311.43% misurato contro USD nel corso dell’ultimo anno. Nonostante i prolungati periodi di consolidamento dei prezzi e le profonde cadute registrate periodicamente nel corso degli ultimi mesi, la narrazione che vede il BTC nel ruolo di valido strumento di copertura contro l’inflazione sembra essere ancora in crescita.

Bitcoin medicina contro il caro prezzi?

Questo concetto essenziale è stato seccamente ribadito dal mercato proprio la scorsa settimana, in occasione dell’uscita dei dati riguardanti l’inflazione negli USA. Non appena il governo degli Stati Uniti, proprio il 10 novembre scorso, ha annunciato che l’indice dei prezzi medi al consumo aveva registrato il più ampio balzo rialzista dal 1990, i futures sul mercato azionario sono scesi bruscamente ed i rendimenti obbligazionari sono subito schizzati all’insù. Come da manuale di economia è risalito subito anche l’oro, che viene considerato da sempre l’antidoto per eccellenza per sterilizzare i danni dell’inflazione. Ma la vera notizia è che assieme all’oro è salito anche il Bitcoin, fino a raggiungere il suo picco storico assoluto a ridosso dei 69000 $. Dobbiamo inoltre evidenziare che, in base ad un rapporto diffuso in questi giorni da Bloomberg, Bitcoin nel corso degli ultimi 10 anni ha registrato una deflazione del 99,996%. In altre parole, con il potere di acquisto di un Bitcoin nel 2011 era possibile comperare solo lo 0,004% dei beni che si possono ottenere spendendo lo stesso Bitcoin oggi.

Forte correlazione di BTC con gli ETF sull’inflazione

Attualmente gli economisti stimano che circa la metà dell’impennata dei prezzi di Bitcoin negli ultimi mesi sia stata dovuta ai timori di un aumento dell’inflazione e l’altra metà dal cosiddetto “momentum trading”, una sorta di effetto “passaparola”, che vede i prezzi muoversi quasi per inerzia quando il mercato per un qualche motivo finisce sotto ai riflettori dei mass-media. Guardando più in profondità, però, risulta che effettivamente l’andamento del Bitcoin è sempre più correlato alle aspettative di inflazione. Lo possiamo dedurre ad esempio dallo studio dell’ETF di ProShares (RINF) che segue l’inflazione a lungo termine, strumento ampiamente utilizzato per osservare il sentiment degli operatori in questo campo. In particolare, la correlazione di BTC con RINF ha raggiunto il massimo storico di 0,95 a fine ottobre, come a dire che il Bitcoin e le aspettative di inflazione si sono sostanzialmente mossi in tandem.

La capitalizzazione non è ancora sufficiente

Tuttavia, è significativo anche che BTC sia aumentato di quasi il 4% nel periodo di 2 ore successivo al rapporto sull’inflazione, e ridisceso dell’8% solo poche ore dopo. Questo tipo di comportamento è quasi sicuramente dovuto alla capitalizzazione di mercato della principale criptovaluta, non ancora abbastanza ampia da consentirle di assorbire le anomalie del mercato. La capitalizzazione attuale di BTC è pari a 1236 trilioni di dollari, mentre la capitalizzazione del Gold è pari a 11.837 trilioni, ben l’824,3% in più. Bitcoin deve ancora fare molta strada per guadagnare quella fiducia generalizzata che gli consentirebbe di diventare una copertura “garantita” contro l’inflazione. Ma l’ottimismo in questo senso non è fuori luogo; dopotutto, la capitalizzazione di mercato di BTC è ora appena due miliardi di dollari più bassa di quella dell’argento.

This article was originally posted on FX Empire

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