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BlackRock, il croupier della FED a Wall Street

·8 minuto per la lettura

Contestualizziamo il fenomeno dell'ingegneria finanziaria, perché da esso possiamo ricavarci tutto lo sfacelo causato dal sistema bancario centrale. Ecco un buon punto di partenza: seguire il denaro. Negli Stati Uniti, oggi, il denaro viene creato dal sistema bancario, sostenuto dalla Federal Reserve, la quale è gestita dal governo federale. "Stampare" nuovo denaro fa aumentare i prezzi degli asset, che sono di proprietà principalmente dei ricchi. Più dollari crea la FED, più i ricchi diventano ricchi e pensano di avere fondi illimitati per fare ciò che vogliono. Sostengono attività zombi e acquistano azioni suggerite dalla stampa finanziaria. Le aziende prendono in prestito per fare fusioni/acquisizioni e riacquistare le proprie azioni. Lo stato spende in guerre, "infrastrutture sociali" e controllo del clima. Deficit e debiti aumentano, i ricchi diventano sempre più ricchi e l'élite diventa sempre più corrotta. I prezzi salgono, l'inflazione peggiora sempre di più e le persone si arrabbiano sempre di più. E poi, l'innesco: una bancarotta in stile Lehman. Qualcosa scatta all'improvviso e si scatena l'inferno. Le persone perdono fiducia nei loro leader, nei loro vicini, nei loro soldi, nelle loro leggi, nel loro sistema di governo e nelle loro istituzioni. Di conseguenza non c'è solo un problema finanziario, un crollo del mercato azionario ed una recessione/depressione, bensì una catastrofe sociale e politica su vasta scala. Come la Russia nel 1917, la Germania nel 1921, l'Argentina negli anni '70 e '80, lo Zimbabwe nel 2005 ed il Venezuela oggi.

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di David Stockman

Le banche centrali non hanno semplicemente gonfiato i prezzi degli asset, hanno anche fatto marcire le fondamenta stesse dei mercati finanziari, producendo una gamma infinita di nuovi prodotti che non hanno una reale funzione economica se non quella di facilitare nuove forme di gioco d'azzardo.

I primi tra questi sono gli Exchange Traded Fund (ETF). Se siete propensi a concedere a questi ultimi il beneficio del dubbio, potreste chiedervi perché il mondo fosse così ottenebrato di recente, nel 2003, da permettere l'esistenza solo di $204 miliardi di questi strumenti finanziari – una cifra che è solo il 2,6% dei $7.740 miliardi attuali.

Vale a dire, se gli ETF fossero il prodotto di mercati liberi e facilitassero effettivamente una determinazione onesta dei prezzi nei mercati dei capitali primari e secondari, sarebbero stati inventati ed istituzionalizzati molto tempo fa; e più dell'80% degli insoluti sicuramente non si sarebbe materializzato solo negli ultimi otto anni.

Naturalmente ciò che si è anche materializzato durante l'arco di tempo nel grafico qui sopra è uno tsunami di liquidità promulgato dalle banche centrali. Dal 2003 i loro bilanci combinati sono saliti da meno di $4.000 miliardi a più di $35.000 miliardi, inondando così i mercati di liquidità in eccesso e trasformandoli in fecondi incubatori di bische clandestine.

Dopotutto, se un vero professionista degli investimenti volesse un'esposizione al settore energetico, ad esempio, indagherebbe senza dubbio sui meriti relativi e sui potenziali rischi/benefici di tutti i principali attori, tra cui Exxon Mobil, Chevron Corp., Schlumberger, ConcoPhillips, Pioneer Natural Resources, Marathon, Williams Companies, Phillips 66, Kinder Morgan, Valero Energy, Occidental, Devon Energy, Hess, Halliburton, Baker Hughes, Diamondback Energy, APA Corp, ONEOK Inc., ecc.

Ma l'ultima cosa che farebbe è comprarli tutti, ponderati per capitalizzazione di mercato o qualche altro schema di terze parti. Eppure questo è ciò che si ottiene quando acquistate XLE, che è l'Energy Select SPDR per il settore: include 40 società energetiche che vanno dai giganti sopra menzionati, come Exxon Mobil a raffinerie come Valero, a società di servizi petroliferi come Halliburton, a piccole Aziende E&P come Newfield Exploration. L'equivalente di iShares si chiama IXC ed è ancora più diversificato, con 96 società distribuite in una diversità ancora maggiore tra dimensioni, specializzazioni ed aree geografiche.

Inutile dire che nessun investitore potrebbe credere che una tale accozzaglia possa essere analizzata razionalmente o diligentemente. Dopotutto, il punto centrale dei mercati competitivi è quello di selezionare i vincitori, i perdenti ed anche i ranghi a livello di settore, industria e sotto-industria. Quindi acquistare l'intero settore equivale ad accettare l'auto-cancellazione del rumore finanziario e annullare tutto il duro lavoro di Mr. Market a livello di prestazioni operative.

Ecco perché gli Exchange Traded Fund, in fondo, sono un prodotto dei casinò finanziari, non del libero mercato. Offrono a trader e speculatori la possibilità di "scommettere sul nero" in base a poco più che titoli e slancio. Non sorprende che l'XLE abbia ora completato un viaggio di andata e ritorno verso il nulla negli ultimi 15 anni, mentre la bolla dello scisto è scoppiata, crollata, riesplosa, crollata e ora sta salendo di nuovo, anche se il prezzo di questo ETF è esattamente uguale al suo livello di settembre 2006.

La tesi secondo cui gli ETF sono una manna per gli speculatori che non hanno il tempo o le capacità per fare i compiti a casa non va a genio alla stampa finanziaria. In un mondo di denaro sano ed onesto, metterebbero i loro risparmi in banca per guadagnare un solido tasso d'interesse, o affiderebbero le loro allocazioni sui mercati azionari ad un professionista con le competenze ed il track record per scegliere i titoli vincenti.

Al contrario, l'idea stessa di "democratizzare" il processo di investimento azionario è una truffa nata dal casinò finanziario. È un invito di Wall Street agli ingenui giocatori da casa a gettare i loro soldi dalla finestra, da cui gli asset sottostanti raccolgono un flusso di commissioni dall'alto.

Infatti questo fatto da solo vi dice tutto ciò che dovete sapere: ora ci sono più ETF che nomi di singole società trattate sui mercati azionari!

Tutto questo è niente se si pensa al re degli ETF: BlackRock (BLK). A settembre era di gran lunga il più grande gestore patrimoniale del mondo con $9.600 miliardi di asset in gestione (asset under management). Di conseguenza la sua base patrimoniale è maggiore del PIL di tutti i Paesi del mondo ad eccezione degli Stati Uniti e della Cina.

In questo caso particolare c'è un po' di storia personale, essendo stato un partner fondatore del Blackstone Group quando BlackRock venne costituita nel 1988 come sussidiaria. L'anno successivo attraversammo il Paese cercando di raccogliere il primo fondo comune basato su una classe relativamente nuova di titoli a reddito fisso chiamati obbligazioni garantite da ipoteca.

Quel fondo originale era solo di circa $100 milioni, quindi gli asset in gestione di BlackRock sono cresciuti di 96.000 volte sin da allora!

Inutile dire che il suo fondatore e attuale CEO, Larry Fink, è uno dei grandi bucanieri finanziari dei tempi moderni. Oltre a focalizzarsi in quello che poi sarebbe diventato il mercato multimiliardario dei titoli garantiti da ipoteca, ha anche effettuato diverse importanti acquisizioni lungo la strada, tra cui due accordi trasformativi nel periodo della grande crisi finanziaria.

Innanzitutto la fusione con l'attività di gestione patrimoniale di Merrill Lynch nel 2006, la quale ha notevolmente ampliato le sue operazioni di gestione di azioni ed obbligazioni istituzionali fagocitando circa $1.000 miliardi in asset in gestione; e poi l'acquisto nel 2009 dell'attività di gestione patrimoniale di Barclay's, inclusa la sua unità iShares, il principale fornitore di ETF ed in crescita esplosiva.

Quest'ultima cosa in particolare ha fatto decollare gli asset in gestione di BlackRock come un razzo, passando da $1.000 miliardi nel 2008 ai summenzionati $9.600 miliardi di oggi. Infatti le barre rosa nel grafico qui sotto sono una meraviglia da vedere: indicano che le basi di BlackRock sono uguali agli asset in gestione dell'intera industria del private equity e del capitale di rischio (barre blu) messi insieme!

Eppure il genio imprenditoriale o le fusioni su larga scala da soli non bastano a spiegare la fenomenale crescita di BlackRock. Più di ogni altra cosa esso è il simbolo della massiccia inflazione degli asset finanziari negli ultimi due decenni, ed in particolare della crescita esplosiva degli ETF e di altri fondi passivi in ​​cui è l'attore dominante.

Mentre le banche centrali hanno versato oltre $30.000 miliardi di credito fiat e liquidità nei mercati finanziari dopo la metà degli anni '90, asset come BLK hanno avuto una giornata campale raccogliendo sia il reddito fisso che gli investimenti azionari. Infatti la marcia verso l'alto delle barre rosa nel grafico, qui sotto, le quali rappresentano gli asset in gestione di BlackRock, è praticamente senza precedenti nella storia degli affari economico/finanziari.

Robin Wigglesworth su Twitter: la prossima settimana BlackRock riferirà probabilmente che il suo patrimonio in gestione è salito a $10.000 miliardi. È uguale all'intero hedge fund, capitale di rischio e private equity.

Inutile dire che la marcia verso l'alto delle barre rosa sopra ha fatto miracoli per i dati finanziari di BlackRock, così come per il patrimonio netto di Larry Fink. Pertanto, nel periodo annuale terminato nel dicembre 1999, l'utile netto di BLK faceva registrare un modesto livello di $59,4 milioni, che ad un multiplo PE di 18,5 volte dava origine ad una capitalizzazione di mercato di $1,1 miliardi. In passato, questo non era considerato male per una startup del 1988.

Se avanziamo rapidamente fino al periodo annuale di settembre 2021, i numeri hanno assunto una circonferenza considerevole. L'utile netto annuale di BlackRock ha fatto registrare $5,8 miliardi, Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online

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