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Blocco dei licenziamenti per tutti fino al 30 aprile

Giuseppe Colombo
·Business editor L'Huffington Post
·2 minuto per la lettura
ROME, ITALY - OCTOBER 19: Italian Prime Minister Giuseppe Conte (R) and Italian Minister of Economy and Finance Roberto Gualtieri hold a press conference about the government's new 2021 budget bill at Palazzo Chigi on October 19, 2020 in Rome, Italy. (Photo by Antonio Masiello/Getty Images) (Photo: Antonio Masiello via Getty Images)
ROME, ITALY - OCTOBER 19: Italian Prime Minister Giuseppe Conte (R) and Italian Minister of Economy and Finance Roberto Gualtieri hold a press conference about the government's new 2021 budget bill at Palazzo Chigi on October 19, 2020 in Rome, Italy. (Photo by Antonio Masiello/Getty Images) (Photo: Antonio Masiello via Getty Images)

Lo schema è stato abbozzato al Tesoro. Questo schema: il blocco dei licenziamenti, che scade il 31 marzo, sarà prorogato fino al 30 aprile. La mini proroga riguarderà tutte le imprese e quindi tutti i lavoratori. Poi il divieto andrà avanti, ma solo per le aziende e per i dipendenti dei settori che hanno fatto più fatica nei dieci mesi della pandemia e che avranno altrettante difficoltà nel provare a risalire il fosso della crisi provocata dal Covid. Per questo secondo step le valutazioni sono ancora in corso (una delle ipotesi è un allungamento fino al 30 giugno) e comunque il Governo vuole confrontarsi con i sindacati prima di chiudere il pacchetto. Un pacchetto in stato avanzato, ma ancora non definitivo. Il Mef precisa a Huffpost che “si tratta di un’ipotesi da valutare”.

Prima ancora dei dettagli, prima ancora di come impatterà sul mercato del lavoro dopo quasi un anno di congelamento dei licenziamenti, c’è la collocazione dello schema. Sarà inserito nel decreto Ristori 5, il provvedimento che l’esecutivo punta a portare la prossima settimana sul tavolo del Consiglio dei ministri. Quello che contiene i nuovi aiuti alle attività colpite dalle restrizioni e dalle chiusure, ma anche il rifinanziamento della cassa integrazione, e poi soldi per sanità, scuola, Regioni e Comuni (ci sarà anche un intervento per posticipare l’invio di 50 milioni di atti dell’Agenzia delle Entrate nello stesso decreto o in un provvedimento ad hoc). La collocazione non è una questione meramente burocratica. È anche politica. Come i cosiddetti ristori, anche i licenziamenti diventano “affari correnti”. Rientrano cioè nell’attività autorizzata dal Quirinale dopo le dimissioni di Giuseppe Conte. Il perimetro non è definito puntualmente, ma possono rientrare anche i decreti legge dettati da ragioni di ne...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.