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Boeri e Perotti: in pensione da 63 anni ma con riduzione attuariale

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Image from askanews web site
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Roma, 2 set. (askanews) - Esiste "un modo per riconciliare una maggiore flessibilità nell'età di pensionamento con la sostenibilità del sistema: si può andare in pensione quando si vuole, a partire da 63 anni, ma accettando una riduzione attuariale, che oggi si applica alla sola quota contributiva, sull'intero importo della pensione, cosi come proposto dall'Inps 6 anni fa". E' l'idea, lanciata dalle pagine di Repubblica, dagli economisti Tito Boeri e Roberto Perotti, in vista del superamento di Quota 100.

Oggi questo "significherebbe - spiegano gli economisti - una riduzione media di un punto e mezzo per ogni anno di anticipo rispetto alla pensione offerta da quota 100; in futuro ancora meno dato che le generazioni che andranno in pensione nei prossimi anni avranno una quota contributiva più alta su cui la riduzione è già comunque applicata in caso di pensione anticipata".

"Non è mai una buona idea - è la premessa di Boeri e Perotti - cambiare radicalmente le regole del sistema pensionistico all'ultimo momento, perché chi è vicino alla pensione si vede stravolgere i programmi di una vita e non ha tempo per porvi rimedio. Eppure anche questa volta si arriva all'ultimo minuto a decidere che fare di 'Quota 100', cioè i pensionamenti anticipati con almeno 62 anni d'età e 38 di contributi".

L'idea lanciata da Boeri e Perotti punterebbe a "ridurre le disparità di trattamento fra le pensioni contributive e le pensioni 'miste0, perché permetterebbe anche ai titolari di quest'ultime di andare in pensione prima, purché abbiano almeno 20 anni di contributi e una pensione superiore ad una soglia minima (attualmente circa 1.450 euro al mese) per non rischiare di finire in condizioni di indigenza, soprattutto quando incoraggiati fortemente dall'impresa a lasciare".

La soglia a 1.450 euro "è nettamente al di sopra della soglia di povertà Istat. Si potrebbe abbassarla a mille euro, circa 2 volte la pensione minima, rendendo più ampia la platea potenzialmente interessata alla pensione anticipata".

Una riforma di questo tipo "non aumenterebbe il cammino del debito pubblico previsto per il futuro, perché i costi aggiuntivi dal 2022 in poi rispetto a uno scenario in cui Quota 100 venisse davvero interrotta nel 2021 sarebbero pressoché interamente compensati da importi pensionistici leggermente più bassi. Non ci sarebbero esodati dato che la possibilità di andare in pensione anticipatamente rimane, anche se con una leggera riduzione degli importi. Si potrebbe dare la possibilità alle grandi imprese con esuberi di pagare contributi aggiuntivi per i loro dipendenti per invogliarli a prepensionarsi. Si potrebbe, inoltre, togliere il divieto di cumulo introdotto dal Conte I, permettendo a chi volesse farlo di lavorare in modo regolare e versare contributi rimpinguando così la propria pensione", concludono.

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