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Bond, l’alto rendimento piace più di tutti

Morningstar
·3 minuto per la lettura

Nonostante il timore di un aumento dell’inflazione, una campagna vaccinale che, a livello mondiale, procede a velocità diverse e i cauti atteggiamenti delle banche centrali, nell’universo dei global bond nel primo trimestre del 2021 e nell’ultimo mese non è mancato un po’ di appetito per il rischio. Tuttavia, nel complesso, chi investe su questo asset ha avuto molto da festeggiare.

Guardando all’andamento delle diverse categorie Morningstar nel periodo gennaio-marzo e nelle ultime quattro settimane si nota il progresso del segmento dedicato ai fondi che investono nel debito high yield mentre gli altri settori sono obbligati a inseguire.

Andamento categorie Morningstar Global bond

Dati in euro. Il dato mensile è aggiornato al 6 aprile 2021. Quello a 3 mesi al 31 marzo 2021

Fonte: Morningstar Direct

“Gli investitori, per andare a caccia di rendimento, hanno continuato a muoversi verso la parte più pericolosa del mercato del credito, proseguendo la tendenza vista nella seconda metà del 2020”, spiega Sam Kulahan, Manager research analyst di Morningstar. “Alla luce di questo interesse, gli emittenti di junk bond hanno deciso di approfittare della situazione favorevole e hanno invaso il mercato di nuova carta”.

Ma non tutte le emissioni considerate pericolose hanno attratto lo stesso interesse. I segmenti dedicati ai bond emergenti (sia in hard currency ma, soprattutto, in valuta locale) hanno avuto un andamento anemico. Eppure, nella seconda metà dell’anno scorso gli investitori avevano iniziato a guardare con un certo interesse alle emissioni emerging, anche considerando il basso tasso di default delle aziende emittenti.

“L’aumento dei rendimenti Usa ha però fermato questa tendenza, riducendo il fascino soprattutto delle obbligazioni più rischiose di questo segmento”, dice Kulahan. “Non vanno poi dimenticate le mosse di alcune banche centrali emerging. A marzo quella brasiliana ha alzato i tassi di interesse di 75 basis point per contrastare l’improvvisa impennata dell’inflazione. Una scelta simile e stata fatta dall’istituto centrale turco”.

Usa ed Europa

Crescita del costo della vita e mosse delle banche centrali sono state al centro anche delle preoccupazioni degli investitori che si muovono nei paesi sviluppati. Negli Stati Uniti, l’introduzione di un pacchetto di stimoli fiscali da 1.900 miliardi di dollari da parte dell’amministrazione Biden e la progressione nella campagna vaccinale hanno alimentato le previsioni sulla crescita economica e su un aumento dell’inflazione.

“Ai timori su una crescita del carovita in Usa, la Federal Reserve ha risposto restando immobile e facendo intendere che dovrebbe essere una situazione transitoria”, dice Kulahan. “La Banca centrale statunitense ha mantenuto invariato il suo programma di acquisto di titoli da 120 miliardi al mese e ha detto che il fed-fund rate rimarrà probabilmente vicino allo zero fino alla fine del 2023”.

L’apprensione riguardo a un possibile aumento dell’inflazione si è fatta sentire anche in Europa. “A pesare c’è il timore che l'aumento dei rendimenti possa far deragliare la ripresa in tutta la zona euro, dove la campagna vaccinale non ha ancora raggiunto un ritmo adeguato”, dice Kulahan. “La Banca centrale europea ha segnalato a marzo che aumenterà la velocità dei suoi acquisti di asset nel secondo trimestre”.

La Banca d'Inghilterra, da parte sua, ha preferito adottare un atteggiamento più vicino a quello degli Stati Uniti, lasciando invariata la politica monetaria a marzo. “Così ha fatto intendere che considera il rialzo dei tassi un segno di ottimismo economico”, dice Kulahan. “Nel frattempo, la Banca del Giappone ha apportato alcune sottili modifiche alla sua politica monetaria ma, nel complesso, ha mantenuto la sua posizione accomodante”.

Di Marco Caprotti

Autore: Morningstar Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online