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Bond oggi: bando al pessimismo! 5 specie ancora sottostimate

Lorenzo Raffo
 

Le obbligazioni sono come i camaleonti: si adattano alle diverse condizioni dei mercati, rivelando spesso tipologie un po’ dimenticate. In una fase in cui i rendimenti sono ai minimi storici siamo andati ad analizzare quali bond vengano ancora presi in considerazione dai gestori professionali. Con alcune sorprese forse inattese. 

Inflation linked inglesi

L’aumento del costo della vita si è un po’ fermato negli ultimi mesi ma resta su livelli elevati, complici Brexit e sterlina. L’ultimo dato – riferito ad agosto – lo colloca all’1,69% contro l’1,98% di luglio. Un’occasione per chi voglia investire in inflation linked d’oltre Manica, i Gilti, apparentemente molto costosi perché inglobano nel prezzo l’inflazione accumulata nel tempo, al contrario di quanto avviene per quelli di altri Paesi. Delle oltre venti emissioni presenti su Tlx di fatto nessuna quota su livelli attraenti e occorre quindi accettare tale handicap se si vuole cavalcare la previsione di un possibile trend rialzista dell’inflazione britannica, con il relativo indice a cinque anni previsto al 3,8%, valore di tutto rilievo. Logicamente c’è il rischio cambio e quindi solo un piano di acquisti nel tempo può smorzare questa variabile.

Stesso asset negli Usa

Senza dubbio più favorevole il quadro riferito ai Tips Usa, che molti gestori preferiscono ai Treasuries a tasso fisso per due motivi: quotazioni in alcuni casi sotto 100; inflazione pur sempre sopra l’1,5%, sebbene in arretramento in confronto all’ultimo anno. Il mercato del lavoro oltre Oceano non dà segnali di stanchezza e il livello dei salari continua a crescere, il che potrebbe rappresentare un nuovo elemento di spinta per il costo della vita. Naturalmente anche in questo caso c’è il rischio cambio, che richiede la neutralizzazione quanto meno mediante un conto in valuta.

Tassi giù in Messico e quindi…

Un altro argomento spesso trattato da “Bond oggi” è quello delle emissioni in Mxn, che stanno avvantaggiandosi di un iniziale taglio dei tassi, con una discesa dall’8,25% al 7,75% ma soprattutto con una previsione di ulteriore decurtazione verso il 6% nel corso del 2020. Inevitabile il rialzo delle quotazioni. La valuta si è rafforzata negli ultimi tempi, pur sempre all’interno di uno stretto trading range compreso fra 20 e 19 Mxn contro euro. Il tasso di crescita del Pil messicano è sceso per la prima volta al negativo dal 2009, sebbene il quadro generale sia meno fragile rispetto ad altri Paesi emergenti grazie all’andamento dei consumi interni. 

Puntare sui falchi europei

Infine due mercati obbligazionari che rendono poco ma che si caratterizzano per politiche monetarie divergenti rispetto a quella della Bce: si tratta di Svezia e Norvegia. Il trend potrà proseguire? Stoccolma si colloca ancora sotto lo zero ma sembra intenzionata a tornare nel medio termine a tassi quanto meno di poco positivi, grazie a un’inflazione sull’1,5% e in presenza di un debito pubblico in forte decrescita, attestato al 38,8% nel 2018. Oslo è un caso a parte se si considera che da mesi i tassi stanno salendo, dallo 0,5% dello scorso anno all’attuale 1,5%. La valuta resta debole, anzi debolissima ma potrebbe presto imprimere un movimento accelerativo sull’euro. 

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