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Bonomi dal Papa: il nostro dovere è offrire un lavoro degno

Image from askanews web site
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Roma, 12 set. (askanews) - "In questa nostra Italia, avvertiamo, oggi più che mai, il dovere di offrire il nostro contributo centrato sulla definizione condivisa di un 'lavoro degno'. Radicato cioè nella dignità originaria di ogni donna e uomo, insopprimibile e indisponibile a qualunque potere o ideologia". Lo ha detto il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, all'assemblea di Confindustria che, quest'anno, si tiene in Vaticano, alla presenza di oltre 5mila imprenditori giunti, insieme alle loro famiglie, da tutta Italia. La premessa di Bonomi, nella sua relazione che precede l'Udienza del Santo Padre, è che il nostro Paese sia ancora gravato "da profonde ingiustizie nel lavoro tra generazioni e generi", dal manifestarsi di "vasti fenomeni di aggiramento delle garanzie nei diritti e nelle retribuzioni stabilite dai contratti collettivi". E, ancora l'Italia è caratterizzata, a giudizio del leader degli industriali, "da una bassa capacità di garantire formazione adeguata come di integrare stranieri e immigrati", da "un sempre più grave squilibrio demografico e una spesa sociale in crescita, ma non concentrata a tutela di chi è più svantaggiato". Il lavoro degno, dunque, deve essere una priorità e "come imprese industriali, manifatturiere e di servizi, basate sul lavoro, noi avvertiamo la necessità di affermarlo con chiarezza. Per noi la finanza - ha sottolineato con forza Bonomi - è uno strumento essenziale, coadiuvante alla solidità e stabilità della crescita del lavoro, delle imprese e della coesione sociale, ma non è, e non deve essere, il criterio unico o prevalente per misurare i valori di un'impresa". E "il nostro impegno su questo fronte dev'essere chiaro e univoco", ha insistito Bonomi sottolineando che "il pregiudizio imperante anti-impresa nel dibattito pubblico ci vede costantemente accusati o, ancor peggio, perché avvertiamo un totale disinteresse per l'importanza del valore creato dalle imprese stesse". Per il numero uno degli industriali, in Italia, non "si distingue tra i settori in cui sfruttamento del lavoro e lavoro nero sono diffusamente praticati, rispetto a industria e manifattura in cui il senso di responsabilità sociale, la copertura contrattuale e il rapporto con i sindacati è tale da contenere in maniera massiccia tali gravi fenomeni di disgregazione sociale". Quanto alla politica, Bonomi, a meno di due settimane dal voto e in piena campagna elettorale, ha ribadito che Confindustria è "autonoma, agovernativa e apartitica" e ha lanciato un chiaro messaggio: "Oggi gli orizzonti della politica sembrano sempre più corti e schiacciati su false priorità, avvertiamo più che mai la necessità di progetti di lungo orizzonte, come unica via per dare risposta ai drammatici problemi della società italiana". Una società caratterizzata da una spesa sociale che "resta fortemente squilibrata a favore delle pensioni, non dei giovani" . Ecco perchè, per Bonomi, "s'impone una svolta radicale nella destinazione della spesa sociale, che non può più essere concentrata a favore dei prepensionamenti, ma va riorientata a favore delle persone più svantaggiate". Infine, il numero uno di Confindustria chiede "lavoro, non sussidi che lo scoraggiano". Del resto, è il suo ragionamento, "a tre anni dall'avvio, sul reddito di cittadinanza più di un beneficiario su due non ha ancora firmato il patto per il lavoro". Mlp-Vis