Italia Markets close in 3 hrs 19 mins

Bonus malus

Giuseppe Colombo
·5 minuto per la lettura
Negozio chiuso  (Photo: ANSA)
Negozio chiuso (Photo: ANSA)

Bonus per le vacanze, ma anche per comprare una bicicletta o un monopattino. E poi ancora un bonus per pagare la baby sitter o l’iscrizione dei figli ai centri estivi, uno per la colf e la badante, uno per le casalinghe, un altro per i ristoratori. Ancora, un bonus per i lavoratori autonomi. E la lista prosegue. Ma che effetto ha avuto la spinta impressa dal Governo sul Paese con il protocollo del bonus Covid in termini di soldi spesi per risollevare l’economia? Solo sommando i soldi stanziati per questi bonus si arriva a circa 8 miliardi. Al netto di errori e procedure affossate dalla burocrazia, l’impatto positivo sui consumi per ora non c’è stato. Secondo Confcommercio quest’anno la pandemia brucerà 116 miliardi di consumi, circa 1.900 euro a testa. Ma perché questi bonus, che si traducono in soldi, non generano un effetto leva anche al di là dei singoli acquisti? Mariano Bella, direttore dell’Ufficio studi di Confcommercio, inquadra così la questione con Huffpost: “La logica dei bonus è perdente, da inseguimento. I consumi non decollano perché più bonus dai e più le persone percepiscono che ne avranno bisogno”.

Certo, fissare in numeri l’impatto dei bonus Covid sui consumi è ancora prematuro (quello per le vacanze, ad esempio, si può utilizzare fino al 31 dicembre), ma ci sono già alcuni segnali che vanno nella direzione indicata dal direttore dell’Ufficio studi di Confcommercio. Prendiamo ad esempio proprio il bonus vacanze: al 2 settembre è stato scaricato da 1,4 milioni di persone, ma solo in 507mila l’hanno utilizzato. Un altro esempio: il reddito medio dei lavoratori dipendenti non ha subito contrazioni durante il lockdown dato che in tanti hanno continuato a lavorare in smart working e quindi a ricevere lo stipendio pieno. Eppure i dati di Confcommercio sono lì a dire che si arriverà alla fine del 2020 con un conto salatissimo in termini di contrazione dei consumi.

“Con i bonus - prosegue il direttore dell’Ufficio studi di Confcommercio - non crei stimoli, non crei fiducia sul fatto che una situazione di pre-depressione o depressione può cambiare in una di rasserenamento. E quindi non crei uno stimolo ai consumi da parte delle famiglie”. Ma quale è la grande paura che frena gli italiani? “Se c’è incertezza, i soldi che hai immesso nel sistema si traducono in una prospettiva di tasse prima o poi perché quei soldi vanno restituiti”. Perché i bonus poggiano sul debito e il debito, prima o poi, va restituito. Ma c’è una considerazione ancora più generale che Bella spiega per affermare che i bonus sono “illogici e sbagliati”. Il caso preso come esempio è il bonus vacanze. “Il bonus è stato poco utilizzato dalle famiglie probabilmente perché è complicato, alcuni albergatori non l’hanno accettato perché si trattava di anticipare dei costi, ma la logica è sbagliata. Perché se devo aiutare un albergatore che ha chiuso la sua attività per un provvedimento di legge utile e necessario devo dare i soldi alla famiglia di un lavoratore dipendente che magari non ha perso un euro, il quale a sua volta dovrebbe sostenere la domanda rivolta all’albergatore? È un giro tortuoso e illogico che implica uno spreco di risorse, mentre per sostenere chi ha perso reddito e quindi per stimolare i consumi le risorse vanno concentrate verso chi ha avuto perdite.

Anche il bonus per l’acquisto di biciclette e monopattini rientra in questa logica. Dopo un iter lunghissimo, il decreto attuativo per sbloccare il portale dove scaricare il voucher o chiedere il rimborso sarà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 5 settembre. Il portale sarà operativo però da novembre. Ma al di là di questa genesi complicata e spericolata, i numeri arrivati al ministero dell’Ambiente parlano di 600mila mezzi acquistati anche se il voucher ancora non c’è (è il numero delle fatture chieste ai rivenditori). “Sicuramente nel 2020 si venderanno più biciclette nel 2020 e da questo punto di vista il bonus ha funzionato, ma dal punto di vista sociale questo bonus non ha alcuna logica”.

Ma se la logica dei bonus è sbagliata per i consumi, cosa si poteva fare nel pieno di un’emergenza come quella imposta dal coronavirus? “Avremmo dovuto adottare una strategia di trasferimento a fondo perduto proporzionale alle perdite. Se perdo 100mila euro di fatturato per il lockdown e lo Stato mi restituisce 80-90mila euro non ho bisogno del rinvio delle tasse, della moratoria sugli affitti, del bonus vacanze e delle migliaia di pagine dei bonus. Semplicemente con quei soldi, dati all’inizio, avrei potuto pagare tutto, affitto e tasse”. Un esempio, in tal senso, è il taglio dell’Irap. Dice ancora Bella: “Dobbiamo sostenere le imprese e anche i lavoratori in proporzione alle perdite, non ai guadagni. Il taglio dell’Irap è per chi quel taglio lo può pagare perché hai i soldi, ma noi dobbiamo sostenere chi non può pagarlo”.

Subentra qui la considerazione che più aumenta la dote dei bonus è maggiore è la percezione del bisogno da parte dei beneficiari. Bella prosegue così la sua analisi: “Con i bonus le persone sono spinte nella logica della richiesta, non a guardare al futuro della propria vita reddituale. Così non abbiamo gli occhi puntati sul nostro futuro, ma al prossimo Dpcm sperando che esso contengano qualcosa anche per noi”. Bonus malus.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.