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Borsa: The Donald colpisce ancora, Ftse Mib in parità

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“Oops!... I Did It Again” è il titolo di una canzone uscita quasi 20 anni fa. Il ritornello potrebbe essere cantato oggi dal presidente statunitense Trump, sempre più a suo agio nel ruolo di market mover. Negli ultimi mesi i listini azionari si sono mossi in scia delle dichiarazioni del Potus in materia commerciale: in crescita quando The Donald si è detto ottimista, in ritracciamento dai massimi quando invece il tono utilizzato è stato più battagliero. 

Nelle ultime sedute, a seguito principalmente dell’appoggio fornito dall’amministrazione statunitense ai manifestanti di Hong Kong, i rapporti con Pechino si sono raffreddati, tanto da spingere il presidente ad annunciare che per l’accordo di “fase uno” (un’intesa preliminare) potrebbe essere necessario attendere fino a dopo le elezioni del 2020. 

Non solo. Un Trump particolarmente “ispirato” è tornato, dopo l’attacco a Brasile e Argentina, a minacciare la Francia, rea di aver introdotto la Web Tax, la tassa che colpisce i giganti del web (in stragrande maggioranza aziende Usa). Anche per il nostro Paese sarebbero in arrivo nuove misure punitive. 

Nonostante una buona partenza, il nostro Ftse Mib ha terminato la seduta piatto a 22.736,52 punti (+0,03%). Nuova giornata di sofferenza per lo spread con i titoli “made in Germany”, salito di oltre un punto percentuale a 173,6 punti base in scia delle polemiche all’interno della maggioranza di governo sul fondo salva Stati. 

Oggi sul listino milanese i riflettori erano tutti puntati su due titoli: UniCredit (-0,45%) e Gedi (+60,21%). Per l’istituto di Piazza Gae Aulenti oggi è stato il grande giorno della presentazione del piano industriale: anche se diversi aspetti sono risultati in linea con le stime, ha sorpreso in positivo la c.d. “cash distribution”, con una creazione di valore per gli azionisti di 16 miliardi. Le azioni Gedi hanno invece fatto registrare un balzo ai livelli messi sul piatto da Exor (+0,85%) per l'acquisto della quota in mano a Cir (-7,82%). 

Tra gli altri titoli, segnaliamo il -0,68% di Fiat Chrysler, che a novembre ha registrato un calo delle immatricolazioni del 4,3% (+2,17% per l’intero mercato), e il +1,96% di Ferrari, tornata nei pressi dei massimi storici dopo Goldman Sachs ha confermato la raccomandazione “comprare" e aumentato il prezzo obiettivo a 170 euro. (in collaborazione con money.it)