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Borsa: FTSE Mib in rialzo, si allentano le tensioni tra Usa e Cina

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Seduta all’insegna dei rialzi per il FTSE Mib (+1,36%, 20.539,43 punti), che chiude in territorio positivo una sessione partita all’insegna delle vendite. A sostenere i prezzi delle quotate sul principale listino milanese sono principalmente due fattori: il primo interno all’Italia, e relativo all’allontanarsi dei timori per le elezioni anticipate. L’attuale Vicepremier, Matteo Salvini, non avrebbe ancora i numeri necessari per presentare la mozione di sfiducia nella giornata di oggi. In questo quadro, le indiscrezioni parlano di accordi tra M5S e PD per formare una nuova maggioranza. Bene il comparto bancario, con Banco BPM top performer dell’indice (+3,98%, 1,6855 euro), seguita da UBI Banca (+3,89%, 2,164 euro), e Unicredit (+3,05%, 9,547 euro). Il settore beneficia dell’abbassamento dello spread BTp-Bund rientrato verso i 222,31 punti base (-2,95%). 

L’altro elemento che ha rasserenato gli animi degli operatori, i quali sono tornati ad acquistare azioni, è stata una telefonata tra il Vicepremier cinese, Liu He, Robert Lighthizer, delegato della Casa Bianca al commercio e il segretario al Tesoro Usa Steve Mnuchin. Stando all’agenzia di stampa del Dragone, Xinhua, le parti avrebbero deciso di riparlarsi (sempre per via telefonica) nei prossimi giorni. Oltre a questo, l’Amministrazione a stelle e strisce ha deciso di far slittare al 15 dicembre 2019 l’applicazione dei dazi del 10% su alcuni prodotti hi-tech, inizialmente previsti per il prossimo 1 settembre. Questo ha beneficiato in particolar modo STM (+3,18%, 16,205 euro) che vola sulla scia del rally di Apple. 

Segno positivo Saipem (+2,75%, 4,11 euro), Eni (+1,90%, 13,42 euro) e Tenaris (+1,65%, 9,954 euro), che beneficiano dell’ascesa del petrolio WTI (+3,84%, 57,04 dollari al barile). 

Pochi segni i segni meno all’interno del FTSE Mib, a tal proposito si segnalano in particolare Campari (-1,67%, 7,925 euro), Telecom Italia (-1,16%, 0,4509 euro) e Recordati (-0,87%, 38,52 euro). 

Sul fronte valutario, perde terreno l’euro-dollaro, che si attesta a 1,1190 (-0,19%) sulla base degli ottimi dati sull’inflazione statunitense. Con il dato “core” annualizzato al 2,2% (massimi del 2019), si allontanano le speranze di Trump per una serie di tagli del costo del denaro da parte della Fed. (in collaborazione con money.it)