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Borsa: Milano, Ftse Mib chiude a +1,71%, spread a 200pb

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In attesa dei nuovi provvedimenti restrittivi che, con tutta probabilità, saranno annunciati nel corso del fine settimana, Milano, in linea con altre Piazze europee, ha terminato la seduta con il segno più. A spingere i listini è il mix di misure di stimolo varate dalle banche centrali e le indicazioni confortanti in arrivo dalla Cina. 

Secondo le stime diffuse oggi dal Fondo monetario internazionale, il Pil italiano nel corso del 2020 metterà a segno una contrazione dello 0,6%, il rapporto deficit/Pil salirà al 2,6 e il debito pubblico farà registrare un incremento al 137% del Pil. 

Sul listino milanese, dove il Ftse Mib ha terminato in rialzo dell’1,71% a 15.731,85 punti, spiccano i rialzi a due cifre messi a segno da Atlantia (+19,12%), Bper Banca (+11,67%) e Ferragamo (+11,72%). Giornata particolarmente volatile per le azioni Diasorin (-2,45%), dopo che la società ottenuto dalle autorità sanitarie statunitensi il via libera alla commercializzazione del test per il Covid 19. Seduta decisamente altalenante anche per Enel (+1,01%), che ieri ha diffuso i risultati 2019 e confermato i target sull’esercizio corrente. Con il Brent poco mosso a 30,19 dollari il barile, Eni ha segnato un +4,71% e Tenaris ha registrato un +4,03%: oggi Morgan Stanley ha ridotto il prezzo obiettivo sulla prima mentre Barclays ha tagliato il giudizio sulla seconda. 

Sempre in tema di giudizi, Equita ha annunciato di aver rivisto le valutazioni su due big di Piazza Affari del calibro di Intesa Sanpaolo (+2,82%) e UniCredit (+7,65%): sulla prima la valutazione è cresciuta da “hold” a “buy” (prezzo obiettivo a 2,4 euro) mentre quello su UniCredit ha fatto il percorso inverso, passando da “comprare” a “tenere” (tp in calo dell’8% a 14,3 euro). “Grazie ad un’efficienza sopra la media, Intesa Sanpaolo è una banca in condizioni di assorbire lo scenario macro più avverso prima di veder impattati i coefficienti patrimoniali”, hanno rilevato gli esperti. Al momento, rileva Equita, l’azione quota ai livelli del 2013 ma con fondamentali più solidi. 

Per quanto riguarda UniCredit, la riduzione della valutazione è legata alla minore flessibilità di cui gode l’istituto di Piazza Gae Aulenti alla luce dello status di banca di interesse sistemico che, “in una prospettiva di medio termine, pone la sua politica dei dividendi maggiormente a rischio, rendendo la valutazione più volatile sia in termini assoluti che relativi”. Inoltre, UniCredit paga pegno ad una qualità degli asset domestici più debole rispetto a quella di Intesa Sanpaolo visto che il portafoglio targato Ucg presenta “una probabilità di default due volte maggiore”.  

In chiusura di settimana, lo spread tra i decennali italiani e quelli tedeschi non ha fatto registrare variazioni di rilievo confermandosi a 200 punti base. (in collaborazione con money.it)