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Borsa Milano ko fra coronavirus e guerra del greggio, Saipem -21%, UniCredit -13%

Una donna con una maschera protettiva davanti alla Borsa di Milano

MILANO, 9 marzo (Reuters) - Seduta drammatica a Piazza Affari, la peggiore a livello europeo, affondata dal doppio colpo assestato dall'epidemia del coronavirus -- con la decisione senza precedenti di chiudere buona parte del Nord Italia -- e dal crollo del prezzo del petrolio.

L'indice Ftse Mib è arrivato a perdere fino a circa il 12% nel corso della seduta, per poi chiudere comunque con un ribasso superiore all'11%, che rappresenta il calo maggiore dal 24 giugno 2016 quando l'indice perse il 12,5% a seguito del sì al referendum sulla Brexit.

Cancellati tutti i guadagni del 2019 che avevano fatto brillare la Borsa di Milano come una delle migliori a livello mondiale (+28%).

"E' stata una giornata di caduta libera e Milano soffre più degli altri Paesi perché vista come uno degli epicentri del virus e, soprattutto, perché il Paese non ha ancora individuato il modo per uscirne come sta accadendo in Cina", osserva un trader.

In apertura buona parte dei titoli dell'indice FTSE Mib non riusciva a fare prezzo per eccesso di ribasso, c'è voluta circa un'ora perché tutti entrassero in negoziazione, la maggior parte con ribassi a doppia cifra.

Secondo la Consob, lo stop del mercato sarebbe stato inefficace perché "non ci sono segnali di attacchi speculativi". Nella sale operative, però, non sembrano pensarla allo stesso modo: "In casi come questi sarebbe più sensato fare l'apertura e la chiusura, due aste e basta, altrimenti si dà spazio al trading puro e alla speculazione", sottolinea un trader.

Vola la forbice del rendimento fra titoli di stato decennali italiani e tedeschi che chiude a 227 punti base.

Ribassi a doppia cifra per i titoli del settore oil dopo che il prezzo del Brent ha perso il 20% circa a seguito della decisione dell'Arabia Saudita di aumentare la produzione e di ridurre il prezzo, in risposta al rifiuto della Russia di appoggiare la proposta Opec di tagliare l'offerta.

Eni lascia sul terreno il 20,85% a 8,10 euro. Saipem arretra del 21,5% a 2,2 euro. Maire Tecnimont perde l'8,3% a 1,85 euro. Tenaris perde il 21,4%. Fa decisamente meglio la società di raffinazione Saras, una delle poche positive sul listino, con un +2,4%. Il settore oil a livello europeo perde intorno al 12%. Secondo un primario broker italiano, nonostante la forte discesa delle azioni già registrata negli ultimi giorni, le vendite si sono riversate su tutto il settore, senza molta selezione fra i diversi titoli: Eni e Saipem sono i più fortemente impattati, mentre impatto più limitato per Maire Tecnimont. Per quanto riguarda Saras, invece, rileva il broker, "l'impatto è teoricamente positivo perché i margini di raffinazione si allargano nel breve".

Bancari travolti anche dai timori per l'impatto sulla crescita interna e dopo l'inevitabile balzo dei rendimenti sul Btp.

Fra i peggiori dell'indice europeo di settore, Banco BPM (-14,34%) su cui pesano anche le incertezze di valutazione seguite ai dati del piano. Fra i big, male Unicredit (-13,44%), che sconta i rischi sistemici con l'aggravante del virus. L'istituto è percepito come più rischioso di Intesa che arretra dell'11,5%.

Non c'è scampo anche per Telecom Italia (TIM) (-9,58%), tra le peggiori del comparto in Europa, anche su ragioni specifiche, tra cui le continue false partenze nel progetto rete unica.

Male tutto il comparto high tech con in testa Stm che scivola del 10,1%.

Atlantia perde il 13,5%. La società ha annunciato il rinvio al 27 di aprile dell'approvazione dei risultati 2019, che segue quello già deciso da Aspi. Travolta dalle vendite anche Autogrill che perde l'8,56% sempre sui timori legati al calo dei consumi con quasi tutto il Nord bloccato.


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(Giancarlo Navach, in redazione a Milano Sabina Suzzi)