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Borsa Milano rallenta da massimi dopo accordo Ue, bene banche su M&A, scivola Tim

·3 minuto per la lettura
L'entrata principale della Borsa di Milano
L'entrata principale della Borsa di Milano

MILANO, 21 luglio (Reuters) - Gli indici di Piazza Affari restano positivi, ma ben sotto i massimi di seduta, nel classico movimento di "sell on news", dopo che in mattinata sono arrivati a guadagnare oltre 2,5 punti percentuali a seguito dell'accordo raggiunto poco prima dell'alba dai leader dell'Unione europea sul massiccio piano di stimoli a sostegno delle economie duramente colpite dal coronavirus.

All'Italia dovrebbero andare 209 miliardi fra sussidi a fondo perduto e prestiti.

"La Borsa ha mollato dai massimi toccati in tarda mattinata. Va detto che i mercati avevano già anticipato molto l'esito di questa intesa e quindi dopo una fase di forti acquisti sono seguite un po' di vendite", spiega un broker.

Rallentano anche le borse europee sostenute comunque dai progressi nello sviluppo di un vaccino contro il Covid-19, che alimentano la fiducia degli investitori in una ripresa dell'economia.

Tonici gli indici di Wall Street.

Lo spread del rendimento fra titoli di stato decennali italiani e tedeschi risale lievemente intorno a 155 punti base, vicino al livello più basso da fine febbraio.

Nel daily odierno Equita sottolinea che "nel breve l'accordo potrebbe sostenere un ulteriore restringimento dello spread e una riduzione del premio per il rischio, anche se in gran parte il mercato ha anticipato l'accordo. Nel nostro portafoglio raccomandato continuiamo a privilegiare i titoli più difensivi (utilities, tlc e healthcare) con una buona visibilità sulla generazione di cassa e il dividendo".

Il broker ricorda che dalla proposta franco-tedesca di metà maggio l'indice FTSE Mib è salito del 24%.

E' sui bancari che si concentra l'attenzione degli investitori in un mercato che torna a puntare sul risiko del settore dopo il rilancio annunciato venerdì scorso da Intesa Sanpaolo su Ubi Banca che dovrebbe spianare la strada verso una positiva conclusione dell'Ops. Oggi i titoli si muovono rispettivamente in rialzo dell'1,71% e del 3,86%, allineati alla nuova offerta di Intesa. "L'operazione Intesa-Ubi che si avvia verso una conclusione potrebbe agevolare un consolidamento del settore", sottolinea un trader.

I riflettori si accendono su possibili candidati a operazioni di M&A rilanciate da indiscrezioni stampa. In particolare Unicredit, che balza del 2,2% dopo una fiammata a oltre il 6% nel durante, potrebbe riconsiderare la propria strategia di crescita organica e guardare a qualche operazione di consolidamento domestico, secondo la stampa.

Si sgonfia gran parte del rialzo sugli altri titoli bancari, oggetto di speculazioni sul risiko: Banca Mps brucia quasi del tutto il rialzo del 9% odierno. Stesso andamento anche per Banco Bpm (+0,78%) e Bper (+3,4%).

Cedente Atlantia (-0,9%) nel giorno dell'assemblea annuale della controllante Edizione, la holding della famiglia Benetton. Cdp dovrà sottoscrivere un aumento di capitale di Autostrade che secondo alcune indiscrezioni sarebbe vicino ai 4 miliardi per avere il 33% di Aspi. Equita scrive che "se questi numeri fossero confermati la valutazione pre-money di Aspi sarebbe di circa 6,1-8,1 miliardi, cioè una valore implicito di Atlantia di 15,5-18 euro per azione".

Bene Autogrill che balza del 3,1%.

Resta ben raccolto il comparto industriale sostenuto dal clima di fiducia per la ripresa dell'economia e, in particolare l'automotive dopo che ieri Continental ha annunciato risultati del secondo trimestre sopra le attese, sottolineando che il contesto del business è migliorato sensibilmente nel trimestre. CNH INDUSTRIAL avanza dello 0,2%, stesso rialzo anche per Fca, mentre si mantiene positiva Pirelli con un +2,2%. Secondo Fidentiis, "si tratta di dati positivi per l'automotive, nonostante la visibilità a breve termine resti bassa in gran parte come conseguenza degli effetti del Covid-19".

Ripiega Telecom (-2,6%). Il Tar del Lazio ha respinto la richiesta di sospensiva del provvedimento con cui il marzo scorso l'autorità antitrust ha inflitto a Tim una multa di 116 milioni di euro per ostacolo alla concorrenza nel mercato della banda ultralarga.

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(Giancarlo Navach, in redazione a Milano Gianluca Semeraro)