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Borsa: Milano sale ancora, bene i conti di Intesa Sanpaolo

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Nuova giornata positiva per l’azionario europeo che si conferma ai massimi da quattro anni grazie alle nuove indicazioni arrivate dai colloqui Usa-Cina. Secondo le indiscrezioni riportate dal Financial Times, le autorità statunitensi starebbero valutando la possibilità di rimuovere i dazi del 15% su 112 miliardi di prodotti cinesi per aumentare le possibilità di un accordo. 

Protagonista della seduta sul Ftse Mib, che ha terminato in rialzo dello 0,23% a 23.364,82 punti, è stata Intesa Sanpaolo (+1,47%) nel giorno dei numeri trimestrali. Tra luglio e settembre la banca ha messo a segno un utile netto di 1,044 miliardi di euro, +25% rispetto al pari periodo del 2018. A sostenere la crescita dell’ultima riga di conto economico è stata l’attività di trading, che ha controbilanciato la debolezza della componente interessi netti. Nei primi nove mesi, il risultato netto si è attestato a 3,31 miliardi (da 3,01 miliardi), pari all’82% di quello registrato in tutto il 2018. 

“L’utile netto dei primi nove mesi dell’anno, pari a 3,31 miliardi di euro, è il miglior risultato per i primi nove mesi dal 2008 grazie a una solida performance nelle attività core”, ha commentato Carlo Messina, Amministratore Delegato della società. “Anche nell’ultimo dei tre trimestri -prosegue il manager- i risultati sono ottimi: è il miglior terzo trimestre dal 2007 per utile netto, mentre le commissioni sono le migliori di sempre per un terzo trimestre”. 

Nel comparto bancario, giornata di conti anche per FinecoBank (+1,17%) che, nei nove mesi, ha visto i ricavi salire del 5,2% a 489 milioni di euro. In particolare evidenza il giro d’affari dell’area Investing (+14,3% a/a), che ha registrato commissioni di gestione in crescita del 12,1% annuo grazie al contributo di Fineco Asset Management (pienamente operativa da luglio 2018), alla maggiore incidenza dei “Guided Products and Services” e al continuo miglioramento della produttività della Rete. Meglio del previsto l’utile netto, che, passato in un anno da 53,6 a 60,8 milioni (+13,3%), è risultato quasi di due punti percentuali maggiore delle stime. Azimut (+3,45%) guarda tutti dopo aver annunciato di aver chiuso i primi nove mesi e il terzo trimestre con un utile netto in aumento rispettivamente del 120 e del 92 per cento. 

Nonostante l’Opec abbia ridotto le stime sulla crescita della domanda nel medio termine, il comparto energetico ha continuato a capitalizzare l’entusiasmo scatenato dall'annuncio dell'Ipo di Saudi Aramco: Eni ha terminato con un +1,6%, Tenaris ha registrato un +1,79% e Saipem un +3,29%. Quest’ultima, secondo i ben informati, potrebbe mettere in campo una riorganizzazione societaria che passerebbe dallo scorporo della attività nella perforazione. Segno più anche per il future sul Brent, in aumento dell’1,11% a 62,28 dollari il barile. 

La performance peggiore sul paniere delle blue chip è appannaggio, e c’era da aspettarselo dopo i nuovi massimi storici fatti segnare ieri, delle azioni Ferrari (-2,66%). (in collaborazione con money.it)