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Borsa: Piazza Affari chiude in rosso, tonfo di Prysmian

Seduta di realizzi per il listino di Piazza Affari. Dopo aver toccato ieri i massimi dal maggio 2018, oggi il Ftse Mib è stato spinto al ribasso (-0,86% a 23.578,43 punti) dalla risalita dello spread sopra quota 160 punti base (162,6 pb, +5,2%). La nuova fiammata rialzista è riconducibile alle tensioni che continuano a minacciare la tenuta dell’esecutivo. Oggi il Ministero dell’Economia ha collocato Btp a 3, 7 e 30 anni. Nel caso del primo titolo, il rendimento lordo si è attestato allo 0,22%, in salita sullo 0,05% registrato lo scorso 11 ottobre, in quello del Btp a 7 anni il dato è passato dallo 0,6 allo 0,91 per cento e in quello del bond trentennale si è attestato al 2,14%.

Sul listino milanese spiccano le vendite su Prysmian (-7,16%) dopo la pubblicazione dei dati al 30 settembre e la diffusione di un outlook inferiore alle stime. Nel comparto industriale, segni meno anche per Pirelli (-3,04%) ed FCA (-1,14%).Giornata di vendite anche per i bancari con il -2,18% di UniCredit, il -2,05% di Ubi Banca, il -1,39% di Intesa Sanpaolo e il -1,84% di Banco BPM.

Balzano invece le azioni Ferragamo (+4,03%) dopo la diffusione dei conti al 30 settembre che hanno evidenziato ricavi per 994 milioni di euro e un utile netto di 63 milioni. Tra le utilities, hanno alzato il velo sui conti anche Enel (-0,76%) ed A2A (-0,86%): la prima ha segnato un’ultima riga di conto economico di 3,2 miliardi di euro (+14,1%) mentre la seconda ha fatto sapere di aver rivisto al rialzo le stime 2019 su utile ed Ebitda.

Dal fronte banche centrali, il chairman della Fed, Jerome Powell, ha rilevato che l’attuale livello della politica monetaria sembrerebbe destinato a confermarsi “appropriato fino a quando i dati in arrivo dall’economia si confermeranno sostanzialmente in linea con il nostro outlook di crescita moderata dell’economia, con un mercato del lavoro in salute e di un’inflazione in quota 2%”.

Secondo le indicazioni che arrivano dal CME FedWatch Tool, uno degli strumenti preferiti dagli operatori per provare a capire le future mosse dell’istituto con sede a Washington, il costo del denaro statunitense nel corso del meeting dell’11 dicembre sarà confermato al livello attuale, 1,5-1,75 per cento, con una probabilità del 96%. (in collaborazione con money.it)

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