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Borsa, venerdì nero Europa con paura coronavirus, Milano -3,58%

Voz

Roma, 28 feb. (askanews) - Ancora una ecatombe sulle Borse europe e Usa, che conclude la peggiore settimana dal 2008 e che per il settore di viaggi e turismo è stata la peggiore dagli attacchi dell'11 settembre 2001. L'allarme coronavirus dilaga alla pari del moltiplicarsi di casi di contagio fuori dalla Cina, si teme ormai che nessun Paese verrà risparmiato. E mentre persiste una inquietante incertezza su quanto proseguirà l'allarme sanitario e quali saranno le sue ricadute sull'economia reale, nessun operatore sembra volersi assumere il rischio di restare esposto all'azionario durante la pausa del fine settimana. Non poteva che risultarne un venerdì nero di vendite. A Milano il Ftse-Mib ha chiuso al meno 3,58%, che pure ha segnato un attenuarsi del ribasso che durante il pomeriggio aveva superato il 4,50%.

La volatilità è molto accentuata e a differenza di lunedì - in cui Milano era risultata la peggiore tra le Borse europee con l'Italia che aveva appena scoperto di essere il Paese con più contagi (misurati) nel Vecchio Continente - ora la flessione di Piazza Affari non è nemmeno la più grave. Francoforte ha chiuso in caduta del 3,93%, Parigi con un meno 3,38%, Londra al meno 3,11%. L'euro invece consolida la risalita segnata ieri e in serata sui attesta a 1,004 dollari.

Oltre Atlantico il quadro ha mostrato solo lievi attenuazioni, dopo crolli a loro volta drastici. A Wall Street nel pomeriggio l'indice Dow Jones cade del 2,63%, lo S&P 500 cede il 2,31% e il Nasdaq cade dell'1,42%. L'indice Vix, che misura il grado della volatilità e che ieri alcuni analisti non ritenevano potesse restare sostenere valori sopra i 30 punti ha superato quota 44 punti, con un rialzo del 14%.

Sempre più a picco poi il petrolio, con il crescente timore di gravi ripercussioni su consumi e domanda globale di oro nero. Il barile di Brent, il greggio di riferimento del mare del Nord cede 1,63 dollari a quota 50,55 dollari. Il West Texas Intermediate cede 2,15 dollari a 44,94 dollari. Valori con cui loro nero ha subito la più forte flessione settimanale da 4 anni a questa parte. E stavolta non risale nemmeno l'oro, spesso bersagliato di acquisti nelle fasi allarmistiche invece ora cade a sua volta del 3% con l'oncia a 1592 dollari.

Gli acquisti invece conflusicono sui titoli di Stato Usa e tedeschi. Con cui si riallarga il differenziale rispetto ai rendimenti dei Btp italiani, lo spread che ha chiuso a 176 punti base (e tassi all'1,13%).