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Borse in picchiata nonostante inaspettato azzeramento tassi Fed

Swissquote
 

Venerdì il presidente USA Donald Trump ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale e oggi la Federal Reserve (Fed) ha tagliato i tassi d’interesse quasi allo zero, nella seconda mossa a sorpresa in meno di due settimane, dopo averli già ridotti di 50 punti base in un precedente intervento non programmato. La Fed si è anche impegnata ad acquistare titoli per altri $700 miliardi, in modo da fornire il supporto necessario all’economia USA per combattere le implicazioni negative della pandemia di coronavirus.

Nel frattempo, la Banca del Giappone (BoJ) ha anticipato a stamattina la riunione in programma il 18-19 marzo, mantenendo invariati i tassi d’interesse, ma raddoppiando gli acquisti di ETF, da 6 mila a 12 mila miliardi di yen, aumentando il limite massimo degli acquisti di titoli dei “commercial papers” e delle obbligazioni societarie, oltre ad introdurre un nuovo strumento che consente di utilizzare il debito societario come collaterale per nuovi prestiti a tasso zero con scadenza un anno.

Anche la banca centrale neozelandese (Reserve Bank of New Zealand, RBNZ), in una riunione d’emergenza, ha abbassato il suo tasso di 75 punti base, portandolo allo 0,25%.

I future sui listini azionari USA sono però crollati, di nuovo, fino al limite di scambi giornaliero, dopo aver guadagnato quasi il 10% venerdì.

L’azionario asiatico è precipitato; l’ASX australiano (-9,70%) ha registrato le perdite maggiori dopo che, in Cina, a febbraio la produzione industriale è calata del 13,5%, gli investimenti fissi sono scesi del 24,5% e le vendite al dettaglio del 20,5%, perché nel mese di riferimento lo scoppio del coronavirus ha paralizzato l’attività economica nel gigante dei mercati emergenti. Le tre cifre sono tutte sensibilmente inferiori alle previsioni degli analisti, pari rispettivamente al -3%, -2% e -4%. Questa è la prima serie di dati concreti, che danno agli investitori un barometro di quanto negativo possa essere stato l’impatto della pandemia sull’economia. La banca centrale cinese (People’s Bank of China, PBoC) ha lasciato invariato, al 3,15%, il tasso sui finanziamenti a medio termine (MLF) a un anno.

Poiché il calo della produzione cinese avrà gravi conseguenze sulla maggior parte delle attività delle società internazionali è in corso un’altra ondata di ribassi sulle quotazioni di mercato.

E, ovviamente, la diffusione del virus ad altre regioni del mondo continua a paralizzare le economie a livello globale, per cui le implicazioni negative andranno ben oltre il rallentamento cinese.

L’indice Empire State Manufacturing, che sarà pubblicato oggi, dovrebbe essere sceso a 4,40 punti a marzo, dai 12,9 del mese precedente. I mercati sono preparati a un dato molto più basso.

A Tokyo, la borsa (-2,46%) ha perso relativamente poco, in confronto alle altre piazze asiatiche. Il CSI è crollato del 4,30% e l’Hang Seng ha ceduto il 4,50%.

L’oro è precipitato a $1504 all’oncia durante il rally dell’azionario di venerdì, per poi balzare a $1575 nella seduta di trading overnight. Anche se queste oscillazioni così violente sono preoccupanti per un bene rifugio, nelle attuali condizioni di mercato caotiche gli investitori hanno poche alternative a cui appigliarsi.

Il greggio WTI (-3,18%) è sceso brevemente sotto i $30 al barile. La crescente pressione a vendere viene in parte compensata dalle attese che la produzione globale cali naturalmente se un barile sarà scambiato sotto i $30. Gran parte dei produttori andrebbe in perdita attorno a questi livelli.

L’euro è rimbalzato a 1,12 contro il biglietto verde dopo essere affondato a 1,1054 venerdì. Il cable è sceso a 1,23 per la prima volta da agosto. La mossa a sorpresa della Fed di lunedì dovrebbe continuare a pesare sul dollaro USA.

Il trading sui future del FTSE (-5,21%) suggeriscono un avvio di settimana in profondo rosso, nonostante la sterlina conveniente. I future sul DAX (-5,14) lasciano presagire un altro bagno di sangue a Francoforte.

La scorsa settimana la volatilità del mercato è salita ancora. Ora i mercati globali stanno operando su livelli di volatilità simili a quelli della crisi del 2008. Anche questa settimana ci aspettano verosimilmente instabilità e imprevedibilità. Raccomandiamo di evitare il più possibile vendite dettate dal panico.

By Ipek Ozkardeskaya

Autore: Swissquote Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online