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BREAKINGVIEWS-UniCredit, regalo M&A di Roma è di discutibile valore

di Liam Proud
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Il logo Unicredit nel centro storico di Siena

di Liam Proud

LONDRA (Reuters) - Gli azionisti di UniCredit, seconda banca italiana con una capitalizzazione da 18 miliardi, temono che il board possa optare per una fusione distruttrice di valore con Monte dei Paschi di Siena, controllata dallo Stato.

Roma potrebbe rendere l'operazione più appetibile assorbendo alcuni crediti non performing da UniCredit, come riferito ieri da Reuters. Ma questo risponde soltanto a una delle tante domande che gli azionisti dell'istituto dovrebbero porsi.

Il titolo UniCredit ha perso il 13% rispetto al 27 novembre scorso -- appena prima dell'annuncio che l'AD Jean Pierre Mustier avrebbe lasciato il gruppo. Gli azionisti temono che l'uscita del banchiere francese renda UniCredit più incline ad acconsentire al piano del Tesoro italiano che punta a farle acquisire Monte dei Paschi, banca da 1,2 miliardi di euro che è in perdita e necessita di capitale. Il Tesoro detiene il 64% di Mps e vede nella fusione con UniCredit una promettente via d'uscita.

Un'esclusiva Rueters di ieri mostra che uno scenario del genere non deve necessariamente essere un disastro. Amco potrebbe assorbire 14 miliardi di euro di crediti non-performing di UniCredit nell'ambito di un più ampio pacchetto di misure per indorare la pillola. Si tratta di una cifra ingente: il 30 settembre UniCredit aveva un'esposizione non-performing di 23 miliardi di euro. Il piano del Tesoro potrebbe in teoria abbassare il rapporto tra crediti deteriorati lordi e totale impieghi della banca all'1,8%, contro il 4,7% degli ultimi dati.

Tuttavia, il basso prezzo delle azioni di Unicredit parla da sé. Anche dopo il rialzo del 6% di ieri, la valutazione della banca è inferiore del 53% rispetto a quella della rivale Intesa Sanpaolo, in relazione ai rispettivi tangible book value. La percentuale è superiore al 44% di metà novembre, prima della notizia dell'uscita di Mustier, suggerendo che gli investitori sono ancora preoccupati per una possibile operazione.

E a ragione. L'ammontare di qualsiasi pulizia di crediti in sofferenza è meno importante del valore nominale a cui lo Stato assorbe il debito. UniCredit ha iscritto i crediti problematici al 39% del valore nominale. A meno che il governo non offra un prezzo simile o più generoso, il capitale della banca potrebbe essere danneggiato. In ogni caso, una necessaria pulizia del bilancio di Monte dei Paschi sarebbe ancor più importante.

Resta anche da capire se Roma coprirà il fabbisogno di capitale di Monte dei Paschi e proteggerà UniCredit da rischi legali per 10 miliardi di euro. L'eventuale sostituto di Mustier vorrà inoltre chiarezza sul trattamento delle Dta e garanzie sul fatto che i politici consentano di ridurre i costi tagliando posti di lavoro. La prospettiva di una fusione fa meno paura agli investitori di UniCredit rispetto a un anno fa -- ma solo in misura marginale.

(Tradotto da Redazione Danzica, in redazione a Milano Sabina Suzzi, michela.piersimoni@thomsonreuters.com, +48 587696616)