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Breve festa per l’accordo sui dazi

Pierluigi Gerbino
 

Non capita sovente (per fortuna) che un commento venga bruciato dagli eventi nel momento in cui viene pubblicato. Ma ieri mi è capitato.

Poco prima dell’apertura dei listini europei, proprio mentre pubblicavo il commento quotidiano che evidenziava la necessità, per i mercati, di trovare altri spunti in grado di alimentare un rialzo ormai stanco, ecco il portavoce del ministro del commercio cinese annunciare l’accordo tra USA e Cina per iniziare a ridurre gradualmente e reciprocamente i dazi appena dopo la firma dell’accordo di Fase 1. La notizia non sta nel merito dell’annuncio, che comunque appare ancora abbastanza ambiguo, dato che mancano quasi completamente i dettagli di questo “accordo di Fase 1” nonché luogo e momento in cui verrà siglato. La novità di rilievo sta nell’ufficialità della fonte cinese, che per la prima volta parla di accordo, dando credibilità agli infiniti auguri di parte americana che si succedono da settimane.

I mercati non sono andati troppo per il sottile ed hanno immediatamente stappato lo spumante, dimenticando per un attimo che è da settimane che stanno festeggiando a priori questo evento.

Perciò ecco la classica apertura in gap per gli indici europei, seguita dalla immancabile fiammata rialzista di estensione dell’euforia. Ma in pochi minuti lo spumante è terminato ed è iniziata qualche presa di beneficio in attesa che aprisse Wall Street ed inviasse agli indici europei la sua interpretazione.

Anche gli indici USA nel pomeriggio hanno aperto in gap ed esteso il rialzo per qualche minuto, il tempo necessario per consentire a Eurostoxx50 e Dax di tornare sui massimi segnati in mattinata, coincidenti per il primo con i massimi del giorno dei Santi del 2017.

Anche il nostro Ftse-Mib ha voluto partecipare alla festa con gap ed estensione iniziale, ma è subito arretrato, chiudendo la seduta con un rialzo di solo mezzo punto percentuale, lontano dai massimi e con una candela non propriamente entusiasmante.

Chiusi i mercati europei, anche Wall Street, giunta con SP500 sul livello di 3.098 punti, toccato poco dopo le 18, si è ricordata che la festa della rappacificazione commerciale la stava già celebrando da settimane, ed è tornata significativamente sui suoi passi, andando a chiudere a 3.085, cioè sotto l’apertura e dopo aver quasi completamente chiuso il gap rialzista iniziale. Anche la candela giornaliera disegnata da SP500 non è bellissima ed assume le sembianze di un hammer rovesciato, che, in cima ad un lungo trend rialzista potrebbe giocare il ruolo di candela di esaurimento, ed aprire la porta alle classiche prese di beneficio sulla notizia. Avremmo così, dopo il lungo “Buy the Rumors”, il fatidico e magari rapido “Sell the news” correttivo.

Sottolineo però che, nonostante i ripensamenti immediati degli indici azionari, gli altri mercati hanno mostrato di prendere molto sul serio la notizia e gli operatori sull’obbligazionario, sui metalli preziosi ed anche (ma meno) sul petrolio, hanno dato l’impressione di voler modificare le loro attese per il futuro.

I rendimenti obbligazionari sono ovunque schizzati al rialzo, dando, sul Treasury decennale americano, un segnale di inversione rialzista col superamento del precedente ultimo massimo relativo del 13 settembre scorso a 1,91%. Il motivo dello strappo deriva dalla presunzione degli investitori che l’accordo commerciale tolga alla FED ogni residua voglia di tagliare ulteriormente i tassi e magari, se gli accordi verranno onestamente onorati senza nuove dispute, faccia tornare d’attualità tra qualche mese la normalizzazione dei rendimenti, che Powell per ora ha arrestato, con l’aggiustamento di metà ciclo, ma in prospettiva non ha ancora abbandonato.

Il rialzo dei rendimenti ha impresso un riflesso condizionato ai prezzi dei metalli preziosi (oro e argento), che sono implosi fino al limite che, se venisse oltrepassato oggi, fornirebbe un importante segnale di inversione ribassista. Il petrolio, per le prospettive di normalizzazione commerciale,  ha avuto un sussulto rialzista, ma non tale da modificare la tendenza laterale che si respira da qualche giorno.

Sul mercato azionario occorrerà verificare oggi come a mente fredda verrà giudicato il dualismo dazi-FED. A caldo non si è forse ancora posta sufficiente attenzione sul fatto che il disarmo commerciale, se dà un po’ di respiro sul fronte della crescita e potrebbe rinviare di qualche mese la recessione in USA, contemporaneamente toglie alla FED la pressione a continuare la manovra di riduzione dei tassi e di accomodamento monetario. Temo che non sarà così facile avere la botte piena della pace commerciale e la moglie ubriaca di liquidità FED.

La seduta asiatica odierna, specialmente sugli indici cinesi, sta confermando tutte le perplessità emerse nella parte finale della seduta americana di ieri, e probabilmente si aprirà con cautela anche in Europa. Poi, nel pomeriggio, si vedrà la piega che le mani forti americane vorranno imprimere al mercato.

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online