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Brexit. BCE avverte: Banche via da Regno Unito, shock da 1.300 mld

Fabio Carbone

Se l’uscita del Regno Unito si dovesse concludere con un no-deal tra Ue e Uk, e si dovesse così materializzare una hard Brexit, secondo la BCE ben 24 banche con sede nello UK sono già pronte a lasciare l’isola per approdare in Europa. Si tratterebbe di uno shock da 1.300 miliardi di euro.

A dirlo il responsabile della vigilanza della Banca Centrale Europea, l’italiano Andrea Enria durante una intervista rilasciata alla televisione finlandese Yle. Secondo Enria, sette banche finiranno direttamente sotto la vigilanza di Francoforte e le altre 17 restanti, sotto la sorveglianza delle autorità di vigilanza dei paesi dove le banche sceglieranno la nuova sede.

Lo spostamento è già in atto

Enria, durante l’intervista rilasciata alla TV finlandese, svela che le banche per ora sottoposte alla vigilanza dell’autorità del Regno Unito, hanno già aperto filiali nell’area euro e hanno chiesto alla BCE le autorizzazioni necessarie per operare secondo le leggi Ue.

Quindi le banche inglesi che hanno clienti in Europa sono già pronte ad effettuare il trasloco, attendono solo l’esito definitivo delle trattative tra UK e Unione europea. Per ora quali di queste banche finiranno sotto il diretto controllo della Bce non è stato indicato.

Nei giorni immediatamente successivi alla pubblicazione dell’esito del referendum sulla Brexit del mese di giugno 2016, le principali città europee hanno fatto a gara nel corteggiare le banche del Regno Unito. Tra esse Parigi, Dublino, Amsterdam, Madrid, Lussemburgo.

Prepararsi allo shock dei mercati

Secondo Enria le banche hanno già preso le dovute precauzioni, ma bisognerà comunque essere consapevoli che nel momento in cui vi sarà una uscita senza accordo (il 31 ottobre), il crollo dei mercati sarà quasi inevitabile.

Gli effetti che si potranno diffondere nel mercato anche europeo, afferma Enria, riguarderanno gli attriti commerciali e finanziari, che potranno influire sull’intera economia. Affari e commercio stanno già ora rallentando. Le banche, inoltre, non saranno in grado di fornire i servizi che fino a ora stanno erogando ai propri clienti.

Le banche europee, afferma Enria, in 10 anni non sono state capaci di riprendersi del tutto dalla precedente crisi, mentre le banche USA ci sono riuscite in quattro anni. La Brexit no-deal, sarà un urto che gli istituti bancari non reggeranno adeguatamente.

Non è solo un rischio per banche e mercati finanziari

Prepariamoci dunque ad assistere a vendite generalizzate nei mercati finanziari, a listini che cedono svariati punti percentuali, al valore della sterlina contro l’euro che raggiunge nuovi minimi storici, e così via.

Ma non è solo il mondo finanziario che riceverà una forte scossa, non saranno le sole banche a dover reggere l’urto. L’economia reale risentirà dell’uscita senza accordo.

Si pensi all’export. Secondo Confartigianato, il no-deal causerebbe al bilancio Ue un buco da 10 miliardi di euro. Questo si verificherà a causa del recesso senza regole, che lascerà gli scambi commerciali in balia di un vulnus legislativo. E senza contare che le esportazioni dell’Ue verso il Regno Unito subiranno una contrazione: valgono 40 miliardi di euro l’anno.

Sul lato italiano, spiega il presidente di Confartigianato, mancando un accordo sugli scambi commerciali, non sarebbero più tutelate le indicazioni di origine e qualità dei prodotti. L’export del Made in Italy verso la Gran Bretagna vale 3,4 miliardi di euro, ovvero l’8% delle esportazioni annuali del nostro paese.

Solo per il Prosecco, lo UK è il primo sbocco su scala mondiale.

This article was originally posted on FX Empire

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