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Brexit e settore auto: No Deal un terremoto di vaste proporzioni

Fabio Carbone

Il tempo scorre e l’uscita del Regno Unito fissata per il 31 ottobre prossimo si avvicina inesorabile. Ormai una hard Brexit sembra scontata e anche le società automobilistiche mondiali intervengono apertamente nella questione per mettere in guardia il governo britannico e l’Unione europea sulle conseguenze nel settore auto, in caso di un’uscita senza accordo.

“L’uscita del Regno Unito dall’Ue senza un accordo innescherebbe un cambiamento sismico nelle condizioni commerciali, con miliardi di euro di costi che minacciano di influenzare la scelta dei consumatori e l’accessibilità economica su entrambi i lati della Manica”.

Questo quanto scrivono 23 associazioni imprenditoriali automobilistiche, insieme a 17 associazioni nazionali, in una dichiarazione congiunta che ha dell’inusuale e proprio per questo manifesta tutta la gravità del momento storico che UK ed Ue stanno vivendo.

Le fabbriche dell’automotive in Gran Bretagna

In Gran Bretagna sono dislocati gli impianti di società automobilistiche come BMW, Peugeot PSA e la giapponese Nissan.

In caso di una hard Brexit, sono a rischio non solo miliardi di euro di investimenti e costi aggiuntivi, ma anche potenzialmente milioni di posti di lavoro. Questo perché non vi sarebbero più regole sugli scambi commerciali, quindi sull’approdo delle auto da e verso il Regno Unito.

I clienti si troverebbero in alcuni casi ad attendere settimane in più prima di ottenere la propria auto appena comprata. Senza contare il fatto che il costo della singola auto potrebbe lievitare su tutte e due i lati de La Manica.

Una grande e grave responsabilità

Insomma, il popolo britannico con il referendum del 2016 si è assunto una grande e grave responsabilità politica, economica e sociale. Ha preso su di sé una responsabilità non solo sul suo futuro, ma anche su quello di altri.

Forse in futuro si dovrebbe evitare di consentire a un popolo, che ha scelto di viaggiare sullo stesso treno con altri, di poter sganciare la propria carrozza senza chiedere il parere degli altri popoli. Perché qui il rischio è di far deragliare tutti gli altri.

Anche i capi politici del Regno Unito si sono presi una gravissima responsabilità indicendo questo referendum e volendo ostinatamente perseguire una volontà popolare che, è sotto gli occhi di tutti, sta causando scompensi economici gravi.

Di recente anche un alto responsabile della Banca Centrale Europea aveva avvertito che il no deal potrebbe causare uno choc finanziario da 1.300 miliardi di euro.

La miopia dell’Unione europea

La responsabilità dell’Unione europea è palese, se la politica britannica ha dovuto indire un referendum sulla permanenza nell’Unione, è perché nell’Europa ex a 28 si è perso il contatto con la realtà e con i popoli.

Troppo distanti dalle vere esigenze delle società, troppo con la testa sulle statistiche.

L’Ue si compone di 28 Paesi, ciascuno con la sua storia e cultura, per quanto comune, diversa perché ha le sue specificità. Voler applicare sempre e ostinatamente regole comuni non giova e la Brexit ne è la prova.

Concludendo

Ciò che appare chiaro è che da questa separazione, consenziente o meno, tutti ne usciranno sconfitti e con qualcosa in meno, e non solo dal punto di vista economico.

This article was originally posted on FX Empire

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