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Brexit, no deal e le sorti della sterlina britannica

Fabio Carbone
·3 minuti per la lettura

I negoziati tra il Regno Unito e l’Unione Europea proseguono, ma nei fatti non giungono ad un compromesso che sia considerato appagante per le due parti.

A Bruxelles il nono ciclo di incontri di negoziazione sono terminati in un nulla di fatto, sono distanti le posizioni sulla pesca nelle acque condivise tra UK e Paesi dell’UE e gli aiuti di Stato.

Davi Frost, capo delegazione dei negoziati di Boris Johnson, si è detto preoccupato perché il tempo a disposizione è limitato, il 31 dicembre si avvicina e il Regno Unito non intende chiedere una ulteriore proroga a questa fase di transizione.

I progressi sono limitati dice Frost, non si procede sul dossier meccanismi di concorrenza, sugli aiuti di Stato e sul dossier pesca. Su quest’ultimo il Regno Unito ha una posizione che considera ancora distante dall’UE e chiede a quest’ultima “maggiore realismo e flessibilità”, perché altrimenti la distanza “rischia di essere impossibile da colmare”, dice Frost. I pragmatici britannici chiedono all’Unione Europea di smuoversi un po’ dalle loro posizioni, insomma.

Anche Michel Barnier, capo delegazione della Commissione Europea conferma che le posizioni tra le parti restano distanti e parla di “gravi divergenze su questioni di grande importanza per l’Unione europea”.

Per Barnier il problema è la riservatezza dei dati dei cittadini europei. In effetti sono molti gli europei che hanno conti finanziari e assicurativi in terra di sua maestà la regina.

Ed ancora gli impegni sul cambiamento climatico e quindi sul prezzo del carbonio.

Dove si sono fatti passi avanti

Qualche passo avanti è stato fatto sulla sicurezza aerea, nell’ambito del coordinamento della sicurezza sociale e nel rispetto dei diritti fondamentali e delle libertà individuali.

Su questi ambiti verranno gettate le basi per la futura cooperazione giudiziaria e di polizia.

L’Internal Market Bill

Barnier tratta anche l’Internal Market Bill, la legge “viola gli obblighi ai sensi dell’accordo di recesso e del protocollo sull’Irlanda/Irlanda del Nord”, dice durante la conferenza stampa al termine del round di negoziati.

Non c’è ovviamente altra strada dice Barnier, queste “divergenze devono essere necessariamente superate nelle prossime settimane”.

Ma Barnier assicura che da parte del Unione Europea l’atteggiamento è “calmo e rispettoso”, anche se l’approccio è determinato e compatto sui punti irrinunciabili e così sarà “fino alla fine di questi negoziati”.

Boris Johnson gioca di diplomazia

Boris Johnson chiama gli europei amici e partner, ma allo stesso tempo li stimola ad avere buonsenso e così si potrà “arrivare a un grande accordo”.

Johnson e la presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen si sono incontrati venerdì e l’incontro non è stato affatto risolutivo.

La von der Leyen ha ribadito la volontà dell’UE a volere un accordo sì, ma no ad ogni costo.

Ma Johnson rilancia e ricorda all’UE l’accordo firmato con il Canada.

“Hanno fatto un accordo con il Canada simile a quello che vogliamo noi, perché non dovrebbero farlo?”, si è domandato Johnson che ha ricordato i 45 anni di appartenenza all’UE e la vicinanza geografica.

“Siamo così vicini, noi siamo stati membri per 45 anni, è tutto a portata di mano, dipende solo da loro”.

E la sterlina britannica?

Il prezzo della sterlina resta debole rispetto all’euro, e non solo per l’incertezza dei negoziati tra il Regno dell’anziana e longeva regina Elisabetta II, ma anche per l’incertezza causata dalla proliferazione del nuovo coronavirus.

Il Regno Unito è tra i paesi europei che vive una fase di allarmante recrudescenza della malattia. Tale situazione scuote i mercati e indebolisce la sterlina che potrebbe a questo punto proseguire su questi livelli per molti mesi.

This article was originally posted on FX Empire

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