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La Brexit prima illude e poi delude

Pierluigi Gerbino
 

Come tutti i tormentoni che si rispettino, la Brexit non riesce proprio a togliere il disturbo ed allontanarsi dai sonni agitati degli operatori finanziari.

Persino nel giorno in cui è stato ufficialmente dichiarato il raggiungimento di un nuovo ed ultimativo accordo tra i negoziatori britannici ed i rappresentanti UE, al fine di evitare la Brexit dura che scatterebbe tra 14 giorni,  la partita non è ancora finita ed il prossimo week-end potrebbe riservare parecchie sorprese.

I mercati europei ieri, dopo una fase iniziale di seduta passata a sonnecchiare in attesa che arrivasse qualche notizia dalla sala delle trattative, hanno subito uno sballottamento non da poco a partire da qualche minuto dopo le ore 11, quando è finalmente giunto l’atteso e tanto desiderato annuncio da parte di Juncker e Johnson, che hanno dichiarato la loro reciproca soddisfazione per l’accordo che regola l’uscita ordinata del Regno Unito dalla UE ed hanno invitato il Consiglio Europeo e Westminster a ratificarlo al più presto, per permetterne l’applicazione il 31 ottobre.

La reazione istintiva dei mercati è stata un rialzo liberatorio per una telenovela che sembrava finire.

Magari non con il salvataggio del matrimonio tra UE e Regno Unito, ma almeno con una separazione consensuale ed ordinata. Gli indici europei hanno collezionato in pochi minuti circa un punto di rialzo, volgendo ampiamente in positivo la piccola perdita che accusavano prima dell’annuncio. Eurostoxx50 è volato fino a 3.630 punti, ben otre la resistenza che lo ostacolava due sedute, il nostro Ftse-Mib ha raggiunto 22.633, scavalcando anch’esso i massimi del giorno prima.

Ma la Gran Bretagna ci ha abituato dal 2016 a non dare mai nulla per acquisito. Dopo gli annunci vengono le reazioni. Se quelle dei leader europei sono state tutte positive, al punto che alle 18 i 27 Capi di Stato e di Governo del Consiglio Europeo hanno ratificato l’accordo, la strada di Johnson per ottenere domani l’approvazione del Parlamento si è fatta subito piuttosto scoscesa, quando il piccolo partito nord-irlandese DUP, i cui voti sono necessari per la ratifica dell’accordo, si è dichiarato contrario ed ha annunciato il proprio no. Johnson non ha la maggioranza in Parlamento ed ora si trova costretto in meno di 48 ore a praticare quello sport di cui i politici italiani sono maestri: la caccia al “responsabile”. Ovvero a trovare qualche deputato laburista che voti a favore dell’accordo trasgredendo il perentorio ordine di scuderia di Corbyn, che ha minacciato di non ricandidare i traditori che dovessero aiutare Johnson. In Italia questo gioco è facile, poiché l’attaccamento alla poltrona ed alla carriera consente disinvolte giravolte (si veda recentemente il caso di Renzi e dei suoi seguaci), ma l’austera e seriosa Gran Bretagna non ha il dna italico. Però è anche vero che la vicenda Brexit, con tutte le sue caotiche puntate, ci ha mostrato che una certa mutazione genetica sta avanzando anche a Londra e l’italico “tengo famiglia” si sta facendo strada anche lì.

Perciò credo che si dovrà trattenere il respiro fino all’annuncio dell’esito del voto parlamentare, che domani pomeriggio ci darà lo speaker di Westminster John Berkow, il pittoresco personaggio dalle cravatte sgargianti che urla continuamente “Order! Order!”.

Johnson, da parte sua, si giocherà il tutto per tutto dichiarando che, se verrà bocciato l’accordo, lui non si presenterà a Bruxelles a chiedere la proroga della scadenza del 31 ottobre. In questo modo cercherà di mettere i deputati di fronte al prendere o lasciare, tra questo accordo o l’hard Brexit.

C’è persino una remota possibilità che non si arrivi nemmeno al voto, poiché in teoria il Parlamento potrebbe votare una mozione di sfiducia a Johnson e farlo cadere, in modo da nominare un suo rappresentante che torni a Bruxelles a chiedere la proroga per riprendere le trattative.

Insomma. Il no del DUP ha rimesso tutto in discussione ed i mercati hanno perso per strada tutto l’entusiasmo iniziale, tornando alla casella di partenza. La seduta europea è finita in negativo, anche se di poco, ed anche Wall Street si è seduta ad aspettare, scendendo con l’indice SP500 dalle vette al di sopra dei 3.000 punti segnate in apertura di seduta.

La giornata odierna sarà perciò appesa, tanto per cambiare, alle dichiarazioni di voto dei singoli parlamentari britannici, con Johnson intento al conteggio dei voti favorevoli col pallottoliere, da cui dipende il suo destino politico.

Le borse, dopo la scottatura di ieri, si muoveranno solo se arriveranno dichiarazioni forti e chiare.

La settimana dovrebbe chiudersi in attesa della fine dei giochi, che si spera che avvenga prima dell’apertura dei mercati lunedì. 

Con la Brexit non si dare per scontato nemmeno questo. 

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online