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Bri batte un colpo: sembra di esser tornati a enigma di Greenspan

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Roma, 4 dic. (askanews) - Dalla Banca dei regolamenti internazionali giunge un segnale potenzialmente allarmante sull'economia globale. In occasione della presentazione del rapporto trimestrale, il capo economista Claudio Borio ha voluto proporre dei parallelismi inquietanti con la situazione che si registrava nei primi anni del 2000, nota come "enigma di Greenspan" e che precedette la crisi, prima finanziaria e poi globale, del 2007-2007.

"Allora le condizioni finanziarie complessive erano rimaste pressoché stabili, e per certi versi si erano allentate, mano a mano che la Federal Reserve aumentava i tassi", ha notato Borio. Oggi "è come se il tempo si fosse fermato. Nel trimestre precedente gli operatori del mercato finanziario si erano crogiolati nelle condizioni favorevoli dell'economia e hanno continuato a farlo anche in quest'ultimo trimestre".

"Il contesto macroeconomico si è ulteriormente rasserenato. L'espansione si è ampliata e ha acquisito slancio. Ma soprattutto, nonostante lo svanire della capacità inutilizzata, l'inflazione è rimasta generalmente molto contenuta. La fase di propensione al rischio si è intensificata - ha proseguito Borio -. Gli indici generali dei mercati azionari si sono avvicinati ai massimi del passato o li hanno superati".

Ora "non ci sarebbe nulla di sorprendente in questo scenario, se non che questa effervescenza - nota l'economista della Bri - è emersa nonostante la Federal Reserve portasse avanti una politica di inasprimento". Vero che Bce, Banca d'Inghilterra e banca del Giappone hanno mostrato orientamento non così restrittivi come si sarebbe potuto pensare. Ma secondo Borio "qui arriva il paradosso. Anche se la Fed ha applicato misure di inasprimento, le condizioni finanziarie complessive si sono allentate".

Senza fornire conclusioni definitive, Borio propone due considerazioni. Innanzitutto permane incertezza e "si percepisce che l'inasprimento non è ancora veramente iniziato". Più durerà la fase di assunzione di rischio, più potrebbero crescere le esposizioni in bilancio, ma "la quiete sul breve periodo si ottiene a scapito di possibili turbolenze nel lungo periodo". L'altro punto è se in base alla mancata risposta del mercato, si dovesse ritenere la politica monetaria non efficace diventa sempre più pressante l'interrogativo sul cosa dovrebbero fare le banche centrali.