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Bruxelles presenta la nuova arma diplomatica contro Cina e Russia

·3 minuto per la lettura
European Commission vice-president Valdis Dombrovskis gives a news conference with Commissioner Nicolas Schmit on communication on a new occupational safety and health strategy framework in Brussels, Belgium, June 28, 2021. REUTERS/Johanna Geron/Pool (Photo: Johanna Geron via Reuters)
European Commission vice-president Valdis Dombrovskis gives a news conference with Commissioner Nicolas Schmit on communication on a new occupational safety and health strategy framework in Brussels, Belgium, June 28, 2021. REUTERS/Johanna Geron/Pool (Photo: Johanna Geron via Reuters)

“Ci troviamo in una situazione di conflittualità geopolitica”, dice il vicepresidente della Commissione Europea Valdis Dombrovskis, descrivendo in poche parole la nuova condizione che l’Ue si trova a dover gestire di pari passo con l’inasprimento delle tensioni tra occidente e oriente, Usa contro Cina e Russia, per dirla in sintesi, con l’Unione stretta al centro e spesso ‘territorio cuscinetto’ per azioni, ritorsioni, minacce e ricatti. Per attrezzarsi al meglio, in nome della rinnovata alleanza atlantica con Joe Biden, a Bruxelles hanno pensato di cambiare schema: invece di usare gli strumenti di politica estera per reagire alle intimidazioni da parte degli Stati terzi, la Commissione userà l’ambito della politica commerciale.

Può sembrare una differenza di tipo solo teorico, ma non lo è. Per decidere dazi, tariffe varie sulle importazioni, divieti alla partecipazione di appalti nell’Ue o sull’uso di fondi europei è necessaria la maggioranza qualificata degli Stati membri. Per le decisioni in politica estera serve invece l’unanimità e per questo le proposte rimangono quasi sempre bloccate.

Il nuovo strumento ‘anti-coercizione’ presentato oggi da Dombrovskis è insomma un modo per superare l’impasse ‘decretata’ dalle regole che riguardano la politica estera dell’Ue nei Trattati. È un modo per rendere l’Ue più agile e adatta alle nuove sfide: dai ‘giochetti’ di Putin sull’approvviggionamento di gas all’Ue alle minacce commerciali di Pechino, per fare solo due esempi.

Passerà in Consiglio Europeo, dove alcuni Stati sono scettici?

“Il Parlamento si è offerto di aiutare il processo legislativo”, risponde il vicepresidente della Commissione Europea. Quanto al Consiglio, “il nuovo strumento riscuote molto favore dalla presidenza francese che ne ha fatto una delle sue priorità”. Il semestre di presidenza francese dell’Ue inizia a gennaio. È improbabile che il nuovo strumento diventi ‘legge’ per il 4 febbraio, quando iniziano le Olimpiadi invernali a Pechino, diventate già terreno di battaglia geopolitica tra la Cina e i suoi rivali, a partire dagli Usa che hanno deciso di boicottare i giochi non inviando la delegazione diplomatica a stelle e strisce (ma non gli atleti). Però “speriamo venga approvato presto”, aggiunge Dombrovskis.

La base giuridica del nuovo strumento è l’articolo 207 del Trattato dell’Unione che “conferisce all’Ue la competenza esclusiva in relazione alla conclusione di accordi commerciali in materia di servizi nell’ambito sociale e di servizi culturali, dell’istruzione e della sanità, la stessa non sembra essere competente ad attuare tali accordi sul piano interno”. La proposta è “un deterrente”, spiega Dombrovskis, insistendo sul fatto che “non è stata pensata contro uno Stato in particolare”. Di fronte a un caso di intimidazione economica, boicottaggio o minaccia commerciale da parte di un paese terzo, “decideremo il livello di interferenza, se si tratta di coercizione. Ci metteremo in contatto con il paese in questione, cercheremo il negoziato. Se non si risolve, metteremo in atto delle contromisure calibrate e proporzionate, consultandoci con i portatori di interessi e gli Stati membri”.

Di casi in cui il nuovo strumento potrebbe essere usato ce ne sono già tantissimi. “Difficile descrivere tutte le possibili situazioni in cui un paese terzo limiti o minacci di limitare l’Ue”, dice Dombrovskis. Il vicepresidente della Commissione poi si sbilancia: la nuova ‘arma’ potrebbe essere usata anche “in una situazione in cui un Paese minaccia di limitare le forniture di gas ai paesi Ue per influenzare le politiche europee”. Oppure nel caso della nuova guerra diplomatica tra Cina e Lituania: “Stiamo ancora valutando”, dice Dombrovskis riferendosi alla scelta di Pechino di declassare le relazioni con la Lituania dopo l’apertura di una sede diplomatica di Taiwan a Vilnius.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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