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Bruxelles promuove la manovra di Draghi, ma occhio alla spesa

·4 minuto per la lettura
Italy's Prime Minister, Mario Draghi (L) greets President of the European Commission Ursula von der Leyen as she arrives for the G20 of World Leaders Summit on October 30, 2021 at the convention center
Italy's Prime Minister, Mario Draghi (L) greets President of the European Commission Ursula von der Leyen as she arrives for the G20 of World Leaders Summit on October 30, 2021 at the convention center

Bruxelles promuove la manovra economica del governo Draghi, il documento programmatico di bilancio per il 2022 avvia il paese sulla buona strada della ripresa economica, in quanto prevede investimenti nella “transizione verde e digitale”, ma l’Italia, avendo un debito pubblico alto già prima della pandemia, deve costantemente fare attenzione alla spesa, che è aumentata con una percentuale pari all’1,5 per cento del pil.

È il giudizio della Commissione Europea nella pagella dedicata a Roma, nell’ambito del cosiddetto ‘pacchetto d’autunno’ del semestre europeo, l’insieme delle valutazioni sulle manovre di bilancio di tutti gli Stati membri dell’Ue presentato oggi dai commissari europei Paolo Gentiloni, Valdis Dombrovskis e Nicolas Schmit. I riflettori di Bruxelles sono puntati sulle pensioni e sulla riforma fiscale, ancora in discussione: “I suoi contenuti saranno fondamentali” per completare il giudizio europeo, dice una fonte Ue.

Nel primo pacchetto d’autunno che contempli i piani di ripresa e resilienza (presentati e approvati però per soli 18 Stati membri), l’Italia è classificata in una sorta di ‘club del debito alto’, insieme a Belgio, Francia, Spagna, Grecia, un ‘club a 5’ in cui tutti i paesi sono invitati a limitare gli investimenti che non producano crescita. È la ‘zona rossa’ del debito europeo. Ma è anche l’embrione della fronda europea che spinge per la revisione delle regole fiscali del Patto di stabilità, sospeso per pandemia.

La Commissione ha avviato la consultazione sul tema e prevede di presentare una proposta per la primavera prossima in modo da giungere a delle conclusioni approvate dagli Stati entro il 2023, quando le vecchie regole del 3 per cento del rapporto tra deficit e pil e del 60 per cento tra debito e pil dovrebbero tornare in vigore. Altri 13 paesi europei sono classificati in una ‘zona arancione’ del debito “medio basso”: Austria, Cipro, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Olanda, Slovenia e Slovacchia. La discussione è più che aperta e sarà la Germania a fare la differenza sulla bilancia delle diverse posizioni: tra i ‘frugali’ ancora affezionati all’austerity e il nuovo ‘club dei 5’. Bisognerà attendere l’insediamento del nuovo governo socialista di Olaf Scholz a Berlino, a breve.

“La Commissione invita l’Italia ad adottare le misure necessarie nell’ambito del processo di bilancio nazionale per limitare la crescita della spesa corrente finanziata a livello nazionale”, scrive la Commissione Europea. “Dato il livello del debito pubblico italiano e le elevate sfide di sostenibilità a medio termine prima della pandemia di Covid-19 - continua il documento - quando si adottano misure di bilancio di sostegno, è importante preservare una politica di bilancio prudente al fine di garantire finanze pubbliche sostenibili a medio termine”. Da notare che quest’ultima frase è identica nelle pagelle di Belgio, Francia, Spagna, Grecia.

Bruxelles ricorda l’importanza della “composizione delle finanze pubbliche e della qualità delle misure di bilancio, anche attraverso investimenti a favore della crescita, in particolare a sostegno della transizione verde e digitale”, continua il giudizio su Roma. A tal proposito, è la conclusione, “le misure contenute nel documento programmatico di bilancio italiano contribuiscono a soddisfare la raccomandazione del Consiglio di garantire una ripresa sostenibile e inclusiva, dando priorità alla transizione verde e digitale. Tenendo conto della forza della ripresa, l’Italia è invitata a riesaminare regolarmente l’uso, l’efficacia e l’adeguatezza delle misure di sostegno e ad essere pronta ad adattarle, se necessario, alle mutevoli circostanze”.

A patto di stabilità sospeso, il pacchetto d’autunno del 2021 usa dunque come bussola i piani di ripresa e resilienza nazionali presentati da 18 Stati membri dopo l’approvazione del Next Generation Eu. Ciò trasforma il cosiddetto ‘semestre europeo’ in un processo continuo di controllo, in quanto le raccomandazioni che prima Bruxelles specificava ogni anno paese per paese, ora sono comprese nei piani nazionali di ripresa: la loro attuazione è la nuova forma di ‘sorveglianza’ europea. E, come noto, il requisito per accedere a ogni tranche dei finanziamenti è aver completato per bene e per tempo i progetti di riforma della tranche precedente. “I progressi compiuti nell’attuazione dei piani nazionali - sottolinea la Commissione - sono intrinsecamente legati al monitoraggio delle raccomandazioni nel semestre”.

Il quadro generale parla di ripresa, con tre grandi incognite, elenca Gentiloni: “il continuo aumento dei contagi, l’inflazione e i ‘colli di bottiglia’” che strozzano la produzione e il commercio. Conclusione: “Forte ripresa ma alta incertezza”. “Il disavanzo di bilancio aggregato nell’area dell’euro dovrebbe diminuire notevolmente dal 7,1 per cento del Pil quest’anno al 3,9 per cento nel 2022 e al 2,4 per cento nel 2023 - continua il commissario - Allo stesso tempo, si prevede che il debito pubblico raggiungerà il 100 per cento nell’area euro nel 2021 e diminuire abbastanza lentamente al 97 per cento entro il 2023”. La ricetta per uscirne è “ridurre il debito senza spezzare la crescita” e assicurare il successo dei piani di ripresa, finanziati anche grazie alle sovvenzioni (‘grants’) che non pesano sul debito, “circa il 40 per cento verrà investito il prossimo anno”, conclude Gentiloni.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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