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Bruxelles va all'attacco dei porti italiani: "Dovete tassarli"

Claudio Paudice
·Giornalista, L'HuffPost
·1 minuto per la lettura
porti (Photo: Hp)
porti (Photo: Hp)

Nonostante un negoziato durato un anno e l’irruenza di una pandemia che ha spezzato i traffici globali, Bruxelles non è arretrata di un millimetro: l’Italia dovrà tassare i suoi porti. “Se le autorità portuali generano profitti da attività economiche, devono essere tassate come le altre società. La decisione di oggi per l’Italia chiarisce che esenzioni ingiustificate distorcono la concorrenza e devono essere rimosse”, ha detto la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager comunicando la decisione dell’Ue. Tradotto: le autorità portuali italiane (AdSP) devono pagare dazio, altrimenti si aprirà la strada della procedura di infrazione.

La disputa tra Roma e Bruxelles, iniziata nel 2017 ed entrata nel vivo quest’anno, non è solo di natura fiscale ma ha implicazioni enormi di natura giuridica, economica e soprattutto strategica per il Paese. A gennaio la Commissione ha aperto una indagine contro l’Italia perché non applica l’Ires sulle attività svolte all’interno dei suoi porti. Secondo l’Ue, i porti costituiscono attività economica perché affidano concessioni dietro il pagamento di un canone. Questo canone per l’Ue è assimilabile a rapporto di locazione (e quindi tassabile), per l’Italia invece a una imposta (e quindi per ovvie ragioni non tassabile). Ma a Bruxelles poco importa, perché “la classificazione dei canoni portuali come imposte non è rilevante per determinare se le Asp svolgano una attività economica. Ciò che conta è che sia pagato denaro a fronte di una contropartita”. L’esenzione, per Bruxelles, fornisce quindi un “vantaggio selettivo” e integra una condotta di “concorrenza sleale”, d’altronde - dice sempre la Commissione - altri Paesi in passato si sono dovuti adeguare, come Paesi Bassi, Belgi...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.