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BTC.com e BTC.top Bitcoin Cash mining pool, provano il “reorg” di BCH

Fabio Carbone

BTC.com e BTC.top, si sono unite per provare a riscrivere alcuni blocchi della blockchain di Bitcoin Cash, per recuperare i BCH minati da un miner che ha approfittato del bug durante il fork sulla rete, avvenuto il 15 maggio scorso.

Il 15 maggio, infatti, la Bitcoin Cash network è stata aggiornata dal principale gruppo di sviluppatori del codice Bitcoin ABC, ma qualcosa è andato storto e un bug ha fatto “minare a vuoto” un certo numero di blocchi sulla rete.

Il bug è stato risolto in poco tempo con una patch, ma nel frattempo c’è chi è stato capace di sfruttare la debolezza della rete acciuffando delle monete che si sono liberate. Tali monete facevano parte di “un gruppo” inviate accidentalmente tra la rete bitcoin e la rete bitcoin cash a ridosso dell’hard fork avvenuto l’1 agosto del 2017. La rimozione di un pezzo di codice dal protocollo di BCH, ha permesso a questo ignoto miner di acciuffarli.

Le mining pool BTC.com e BTC.top, hanno quindi provato un attacco del 51% alla rete per riscrivere quei blocchi e togliere dalle mani del miner sconosciuto i BCH che, secondo le due mining pool, sarebbero stati presi ingiustamente. In pratica le mining pool hanno provato a spendere due volte gli stessi bitcoin cash acciuffati dal miner ignoto, per sottrarli dalle sue mani.

Un reorg di BCH?

Da sole le due mining pool non avevano l’hashpower necessario per praticare uno schema del genere, ma insieme hanno potuto provarci, e in quel momento hanno ottenuto più del 51% del possesso della rete, così da riscrivere i blocchi e fare un reorg immediato.

Le mining pool non volevano tenere tutto per se

Il reorg pensato dalle due mining pool, non voleva essere una strategia per togliere dalle mani del miner solitario i BCH facilmente minati, così da intascarli loro, voleva essere il tentativo di ridistribuire a tutta la community quanto gli spettava.

Ovviamente nella community in molti non sono stati d’accordo e il motivo è molto semplice, si è creato il precedente.

Voler riscrivere dei blocchi per “ristabilire l’ordine” sulla blockchain è un atto che porta con sé sempre un certo sconcerto. Il CEO di Binance Changpeng ZAO, lo aveva proposto alla community Bitcoin a seguito dell’hacking di 7.000 BTC sul suo exchange.

Una proposta assurda secondo molti e bollata come “eretica” da Michael Novogratz.

I precedenti

Nel 2016 Ethereum Foundation decise di applicare un hard fork alla rete per recuperare milioni di dollari rubati a The DAO, durante una delle prime ICO della storia di Ethereum. L’evento creò una rottura nella community di sviluppatori che diede vita ad Ethereum Classic.

Anche Vericoin nel 2014 fece una cosa simile per recuperare otto milioni di dollari rubati durante un attacco alla rete.

Se a fin di bene è giusto o sbagliato?

Giusto o sbagliato voler recuperare dei fondi che sono di tutti e non di pochi? Giusto o sbagliato voler riscrivere un furto di criptovalute su una blockchain per fare giustizia?

La questione per molti neppure si pone: non si deve fare e basta.

In questi anni, si è fatta passare l’idea che il sistema distribuito che noi conosciamo come blockchain, è immodificabile e inviolabile. La realtà è che così non è, e gli attacchi di questi anni avvenuti in molti sistemi ne sono la prova: bitcoin gold, ethereum classic, verge, ecc.

Voler riscrivere una parte delle transazioni a fin di bene, significa ammettere che non esiste nulla di immutabile veramente, e allora (se così fosse) l’esperimento criptovalute indipendenti dai governi e non censurabili, ecc. ecc. è semplicemente giunto al capolinea.

This article was originally posted on FX Empire

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