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Btp scadenza 2066: compratelo fra 10 anni! Lo dicono i numeri

Lorenzo Raffo
 

E’ atteso a brevissimo termine l’esordio di un nuovo titolo di Stato italiano a scadenza cinquantennale: quindi 2066! Un’ottima operazione per il Tesoro, che ha la necessità di allungare la vita residua del debito, ma lo sarà anche per gli investitori? Fatta salva innanzi tutto la previsione di un importo non rilevante (2 o 3 miliardi di euro, secondo le prime anticipazioni, pur informali) e che certamente buona parte andrà in pancia agli istituzionali, si può ipotizzare un rendimento cedolare in una forchetta fra il 3,15% e il 3,40%. Prima avverrà il lancio e maggiori sono le possibilità per il Tesoro di piazzarsi sulla parte bassa, come dimostra il risultato dell’asta di giovedì dei Btp, con solo il triennale in leggera discesa nel rendimento e con il 7 anni e il 15 anni saliti invece, confermando il trend sul secondario dei nostri titoli di Stato, in difficoltà da alcune sedute.  

Quanta attenzione. La merita davvero? 

E’ inevitabile che presto partirà il lancio mediatico di questo nuovo Btp, già anticipato a spron battuto agli operatori istituzionali. Una cedola superiore al 3% desterebbe forse interesse anche presso i piccoli e medi risparmiatori, ma attenzione…anzi doppia attenzione. In una visione di breve periodo (qualche mese) – sempre che si rimanga in una fase stabile del mercato del credito – il posizionarsi su un Btp a 50 anni potrebbe portare risultati positivi. Il condizionale è tuttavia d’obbligo. Lo fa prevedere l’equivalente Bono emesso dalla Spagna e quotato anche al Mot (Isin ES00000126D8), il 2064 al 4% di cedola, salito con il passare dei mesi. Qui scatta però il primo segnale di cautela. Poco trattato sulla nostra Borsa, con scambi irrilevanti e “spread” denaro/lettera assurdi in alcune sedute (venerdì mattina in acquisto si trovava a 119 e in vendita a 127 e nel pomeriggio rispettivamente a 124 e 127), situazione presente anche su Tlx, si comporta allo stesso modo su altre piazze più significative: a Madrid lo troviamo altrettanto “cadaverico”, alla Deutsche Boerse (Londra: 0H3T.L - notizie) tedesca quasi esangue e così su varie piattaforme professionali. Cosa succederà al Btp cinquantennale? Se emesso con importi non rilevanti potrebbe fare la stessa fine e rivelarsi un bond a scarsa liquidità.

Un secondo motivo di incertezza

Ancora maggiore rischiosità si può prevedere in termini di sensibilità al rialzo dei tassi. Lo dimostra di nuovo il 2064 spagnolo: con uno “yield” (in realtà un po’ ipotetico, visto il quasi inesistente mercato secondario) sul 3,05% si caratterizza per una “duration” di 22. Al minimo segnale di tensione sul costo del denaro i movimenti al ribasso si tradurrebbero in un crollo di 10/15 punti in percentuale nell’arco di poche sedute. E in effetti – lo scorso anno – il Bono è sceso da 144,5 a 118,5 in pochi giorni, su timori anche di questo tipo. L’Oat francese (1,75% di cedola – scadenza 2066 e Isin FR0013154028), caratterizzato da una liquidità maggiore, evidenzia un comportamento simile, non riuscendo di fatto a muoversi sopra la parità, anche se caratterizzato da un prezzo di emissione a 94,68. In questo caso a uno “yield” dell’1,8% si contrappone una “duration” di 33,5, quindi un’esposizione al rischio su limiti esasperati. 

Dimenticarlo per sempre?

Il Btp 2066 – quando emesso – andrà perciò trascurato, salvo nel caso il Tesoro si impegnasse con un importo davvero rilevante, dell’ordine di parecchi miliardi di euro. Se così non fosse – come non sarà - lo si potrà riprendere in considerazione solo quando i tassi in area euro avranno riagganciato una dinamica ragionevole e varie riaperture del titolo apportato liquidità consistente: quindi fra molti anni, forse cinque o addirittura dieci. Alternative possibili per chi voglia collocarsi su lunghissime scadenze? In teoria ci sarebbe un cinquantennale italiano indicizzato all’inflazione europea, sottoscritto però in blocco da un investitore istituzionale nel 2007 e quindi non quotato. Scartando i diversi Btp 2040, 2044 e 2046 a tasso fisso, altrettante bombe in termini di esposizione al rischio tassi, l’unica soluzione consiste nel Btpi – indicizzato all’inflazione europea – con cedola 2,55% a scadenza 2041 (Isin IT0004545890). Si tratta di un titolo interessante sia per chi voglia esporsi sul lungo termine sia per chi fa trading. Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) primo caso tuttavia la quotazione oltre 125 consiglia di attendere una fase ribassista, come era avvenuto per esempio nella prima parte dell’anno scorso. La sua volatilità media si assesta su un valore del 12,8%, basandosi su un arco temporale di 180 giorni. Il fatto interessante è che si allinea a quella dei corrispondenti Btp a tasso fisso su scadenze similari, con minore rischio però all’esposizione tassi.

Le (Taiwan OTC: 8490.TWO - notizie) alternative in ambito corporate

Durate altrettanto impegnative, anzi più lunghe (ma con il paracadute di una “call” su termini mediamente decennali), caratterizzano alcuni ibridi subordinati europei del settore corporate, con gli stessi tagli minimi 1000 e in euro: per esempio il Lufthansa 5,125% con scadenza 2075 (Isin XS1271836600), a “call” nel 2021, che gira sui 104,6 con “yield” 4,9%, nonché l’Rwe (Londra: 0FUZ.L - notizie) 3,5% con scadenza 2075 (Isin XS1219499032), a “call” 2025, che quota sui 77,3 con “yield” 4,6%, e infine l’ENBW Energie Baden-Wuerttemberg (Londra: 0IHQ.L - notizie) , 3,625% con scadenza 2076 (Isin XS1044811591), a “call” 2021, che prezza sui 97,6, con “yield” 3,7%. Sono tutti riferiti a emittenti tedeschi. Più o meno solidi dei governativi periferici europei? Forse di più, per due motivi: la “call” sarà quasi certamente esercitata e ciò riduce di molto il rischio di vite residue elevatissime; inoltre si tratta di bond paradossalmente più scambiati rispetto ai cinquantenni di Madrid e Parigi. Al tutto si aggiunge poi un vasto panorama di obbligazioni senior a lunghissima scadenza in dollari “made in Usa”, emesse da società anche di primissimo piano, che confermano quanto già detto: ai primi sintomi di rialzo dei tassi da parte della Fed hanno perso anche oltre 10/15 punti in termini di prezzo, confermandosi però ottimi strumenti per chi fa trading stretto. 

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