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Busta paga, come pagare meno tasse

·4 minuto per la lettura

Busta paga, si possono pagare meno tasse? I lavoratori subordinati, a differenza dei lavoratori autonomi, subiscono la trattenuta delle tasse direttamente alla fonte, da parte del datore di lavoro in qualità di sostituto di imposta. E' possibile pagare meno tasse in busta paga? Laleggepertutti.it analizza il quadro ricordando la possibilità di fruire di detrazioni fiscali e di ricevere delle somme di denaro su cui non devono essere pagate le tasse.

I lavoratori dipendenti non provvedono autonomamente a pagare le tasse ed i contributi previdenziali relativi ai loro redditi. Tale operazione viene, infatti, effettuata dal datore di lavoro, in qualità di sostituto di imposta, come emerge dalla lettura del cedolino paga mensile nel quale viene indicata:

la retribuzione lorda erogata;

le somme trattenute;

il netto percepito.

Ma quali sono le principali tasse e contributi che gravano sul lavoratore?

Innanzitutto, il dipendente, al pari di ogni contribuente, deve pagare sul reddito percepito l’Irpef. L’aliquota fiscale di prelievo dipende dalla retribuzione del lavoratore posto che, trattandosi di imposta progressiva, la percentuale della tassa aumenta con l’aumentare del reddito come mostra la seguente tabella:

- Reddito imponibile fino a euro 15.000; Aliquota 23%; Imposta dovuta 23% sull’intero importo (= 3.450,00);

- Reddito imponibile oltre euro 15.000,00 e fino a euro 28.000,00; Aliquota 27%; Imposta dovuta 3.450,00 + 27% parte eccedente 15.000,00;

- Reddito imponibile oltre euro 28.000,00 e fino a euro 55.000,00; Aliquota 38%; Imposta dovuta 6.960,00 + 38% parte eccedente 28.000,00;

- Reddito imponibile oltre euro 55.000,00 e fino a euro 75.000,00; Aliquota 41%; Imposta dovuta: 17.220,00 + 41% parte eccedente 55.000,00;

- Reddito imponibile oltre euro 75.000,00; aliquota 43%; Imposta dovuta: 25.420,00 + 43% parte eccedente 75.000,00.

Inoltre, i Comuni e le Regioni possono introdurre una addizionale comunale e regionale all’Irpef. Il lavoratore pagherà tale imposta sulla base del proprio Comune di residenza e delle aliquote fiscali deliberate dal Consiglio Comunale e dall’Assemblea Legislativa regionale.

Un’ulteriore trattenuta operata sul reddito del dipendente riguarda i contributi previdenziali. La quota a carico del lavoratore, che viene trattenuta in busta paga, è pari generalmente al 9,19% ma possono essere applicate aliquote diverse in base al settore di attività dell’impresa ed alla tipologia di rapporto di lavoro.

Oltre alla contribuzione previdenziale, inoltre, il lavoratore spesso concorre a finanziare anche i fondi che erogano trattamenti di integrazione salariale (Fis, fondi bilaterali, Cigo, Cigs) e i fondi previdenziali e sanitari previsti dalla contrattazione collettiva.

L’insieme di queste ritenute produce l’effetto di ridurre notevolmente il reddito netto erogato dal lavoratore rispetto allo stipendio lordo di partenza.

Ci sono vari strumenti che consentono al lavoratore di alleggerire il carico fiscale sulla propria retribuzione e di aumentare, conseguentemente, il netto percepito.

Innanzitutto, è possibile richiedere il bonus Renzi che oggi è stato sostituito da un credito di imposta, introdotto al fine di ridurre il cuneo fiscale, detto bonus 100 euro. Si tratta di una integrazione del reddito di importo pari a 100 euro mensili, per un totale di 1.200 euro annui, che viene concessa ai titolari di redditi da lavoro dipendente e di taluni redditi ad essi assimilati non superiori a 28.000 euro.

Chi supera la soglia dei 28.000 euro annui può, comunque, ridurre il carico fiscale in busta paga accedendo alla detrazione fiscale 2021 che spetta per redditi compresi tra 28.000 euro e 40.000 euro nella seguente misura:

redditi compresi tra 28.000 euro e 35.000 euro – 960 euro + (240 euro X l’importo pari al rapporto tra 35.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 7.000 euro);

redditi compresi tra 35.000 euro e 40.000 euro – 960 euro + (rapporto tra l’importo di 40.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l’importo di 5.000 euro).

Inoltre è possibile evitare di pagare le tasse su alcuni importi che vengono erogati dal datore di lavoro al dipendente, tra cui:

buoni pasto elettronici;

buoni spesa, buoni benzina o altre misure di welfare aziendale concesse ai dipendenti fino alla soglia massima annua di euro 258,23 euro elevata a 516,46 euro per il solo anno 2020.

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