Buste paga: la legge di stabilità detassa il lavoro dipendente. Ecco cosa cambia

Verrà di certo ricordata come una delle più instabili leggi di stabilità della storia nazionale quella che dopo la presentazione in Consiglio dei ministri di qualche settimana fa (differente dalle voci di corridoio che ne avevano anticipata l’ufficializzazione) ha subito in questi giorni un’ulteriore correzione ad opera di Renato Brunetta, Amedeo Ciccanti e Pier Paolo Baretta, i relatori del ddl Stabilità di Pdl, Udc e Pd. L’appuntamento elettorale si avvicina e il ministro dell’Economia Vittorio Grilli è dovuto scendere a patti con la politica orientata verso una tassazione maggiormente favorevole a lavoratori dipendenti e imprese. Niente più sconti sull’Irperf e aumento dell’Iva alla sola aliquota attualmente al 21%. Molto rumore per nulla, insomma, specialmente se si considera che la prima versione dei “tecnici” prevedeva la diminuzione delle due aliquote Irpef (dal 23% al 22% per i redditi fino a 15mila euro, dal 27% al 26% dai 15mila ai 28mila euro) e la maggiorazione delle due aliquote Iva (dal 10 all’11%, dal 21 al 22%). Con queste modalità uno stipendio medio – secondo i calcoli dello stesso ministero dell’Economia - avrebbe guadagnato circa 13 euro al mese.

Dopo il colpo di spugna della politica niente più sconti sull’Irpef che resterà al 23% e 27% nelle prime due aliquote, l’Iva aumenterà soltanto nei servizi alla persona (22% per prodotti farmaceutici, trasporti, voli, spettacoli, ristoranti e hotel) ma resterà fissa sui beni e servizi di prima necessità (10% alimenti, energia elettrica, gas, acqua e riparazioni). Le nuove deduzioni e detrazioni che nella prima versione avrebbero dovuto essere poste in essere retroattivamente (cioè a partire dall’anno fiscale 2012) entreranno in vigore a partire dal 2013. La franchigia di 250 euro per entrambe e il tetto di 3mila euro per le detrazioni si dovranno calcolare solamente nelle dichiarazioni dei redditi del 2014.

Ma allora dove sarà il guadagno? I 4,5 miliardi di euro risparmiati dal mancato taglio delle aliquote Irpef consentiranno di ridurre il cuneo fiscale ovverosia la differenza tra il costo del lavoro per l’impresa e il salario netto che finisce nella busta paga del lavoratore. Per il prossimo anno gli sgravi fiscali dovrebbero riguardare solo i lavoratori dipendenti, mentre dal 2014 interesseranno anche le imprese. Fra le associazioni a tutela dei consumatori, però, le reazioni sono tutt’altro che entusiastiche. Secondo Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, basterà l’aumento al 22% dell’Iva a confermare il trend negativo nei consumi che quest’anno ha fatto registrare un – 3,3% rispetto al tutt’altro che roseo 2011. Se la tassazione sul lavoro rimarrà pressoché stabile, l’inflazione continuerà a galoppare trascinata (anche) dall’aumento dell’Iva. Come dire che ad alleggerire la busta paga e il potere d’acquisto degli italiani saranno, oltre alle tasse, anche i consumi. Per l’Italia mantenersi all’altezza della propria fama di Paese di risparmiatori sarà sempre più difficile.