Volete calcolare la vostra probabilità di perdere il posto di lavoro?

In questi tempi di crisi economica, con la disoccupazione in crescita continua, quella per il lavoro è una delle maggiori preoccupazioni delle persone. Lo è per chi lo cerca, ma anche per chi teme di perderlo (l'ISTAT ha rilevato come da luglio a dicembre 2012 l'occupazione in Italia sia diminuita di 302mila unità). Stanley Bing, brillante autore americano esperto di temi economici, ha provato a elaborare una vera e propria formula matematica per calcolare il rischio che si corre di perdere il proprio posto di lavoro, scimmiottando la famosa formula di Einstein E = mc2. A pubblicare quest'articolo è il magazine della CNN Fortune. Il tono è naturalmente ironico (e forse anche un po' scaramantico), ma la riflessione offre alcuni spunti interessanti sull'attuale condizione lavorativa delle persone, che possono essere adattati anche alla realtà italiana.

Come già detto prima, la formula elaborata da Bing riprende quella famosa di Albert Einstein, ma attribuisce ovviamente valori diversi agli elementi. "E" diventa infatti la probabilità di essere licenziati, il grado di esposizione a questo pericolo, e secondo l'autore è funzione di alcuni diversi elementi che vanno a costituire in percentuale diversa il valore "m" moltiplicati per la quantità di denaro che il management spende in consulenti, ovvero la costante "c" al quadrato.

La misura chiave della funzione, quella da valutare e calcolare in base alla propria condizione è dunque "m", che secondo Bing è composta da diverse componenti, in percentuale diversa:
- per il 15% pesa la condizione economica generale, tanto migliori saranno le prospettive, tanto meno peserà quest'aspetto.
- la condizione particolare dell'impresa in cui si lavora e la fiducia che gli amministratori hanno in essa pesa invece per il 20%, in questa formula. Anche qui, tanto migliore sarà la condizione e tanto più alta la fiducia nella crescita, tanto minore sarà il valore da attribuire.
- il 30% del peso nella costruzione del valore "m" è invece dato da quanto costa all'impresa mantenere il proprio posto di lavoro e il proprio incarico e quanto invece risparmierebbe a eliminarlo. Va da sé che anche qui sarebbe auspicabile mantenere basso il punteggio.
- dato un costo al proprio incarico, per un altro 20% è opportuno chiedersi se il proprio lavoro e le proprie funzioni non possono essere facilmente affidate dall'azienda a qualcun altro (qualche altro ingranaggio della macchina, dice efficacemente l'autore). Se questo è possibile allora purtroppo il punteggio salirà. L'autore consiglia in questo caso, con la consueta ironia, di ritagliarsi qualche competenza o incarico nuovo e non sostituibile o, in modo più drastico, far fuori coloro che potrebbero sostituirci.
- una piccola, ma non trascurabile quota del 10% viene poi attribuita a quello che viene definito fattore "crony", che potremmo tradurre come il saper essere "amichetto". Quindi giocare a golf o a squash con qualcuno dell'azienda che conta, magari fare jogging la mattina presto con il team finanziario.
- rimane un'ultima parte del 5%, anch'essa minima ma che può tornare molto utile: va qui valutato se si è amati dagli altri all'interno dell'azienda.
A questo punto non resta che scoprire quanto viene speso in consulenti da parte dell'azienda, valore che andrà a costituire la costante "c" e che andrà moltiplicato al quadrato, come la velocità della luce nella formula originale della relatività ristretta di Einstein.

È  opinione dell'autore, Stanley Bing, che se il valore ottenuto per "E" supera di 50 volte la spesa in consulenti, è il caso di rispolverare e aggiornare il proprio curriculum...
C'è però una condizione che riduce drasticamente il rischio di perdere il proprio posto di lavoro, portando il valore "E" a zero, conclude Bing, ed è quella (sempre più diffusa, specialmente tra i giovani) di essere sottopagati, oberati di lavoro, sfruttati, sottovalutati e generalmente lasciati a finire i lavori fino a tardi, ben oltre l'orario di lavoro e quando tutti gli altri se ne sono andati.