Calo dell’azionario in Asia, yen ancora in rialzo

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Partecipa all'incontro gratuito che si terrà Giovedì 24 Gennaio ore 14.00 dal titolo: FOREX MARKET MOVERS, (è necessaria solo l'iscrizione), apprenderai insieme a Renato Decarolis quale direzione potrà prendere la seduta in base ai dati macroeconomici in uscita. Analisi grafiche sui più importanti cross del Forex e sui maggiori indici azionari italiani ed esteri. Inoltre, saranno illustrate delle tecniche di trading e l’importanza delle correlazioni intermarket utili per chi opera intraday e per chi fa trading di posizione. Link per iscrizione! La propensione al rischio è diminuita sulle piazze asiatiche, dopo che la Banca Mondiale ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita per Giappone e Stati Uniti, anticipando inoltre un altro anno di contrazione per l’Eurozona. Stanotte l’indice mensile sulla fiducia dei consumatori australiani ha mostrato un miglioramento, attestandosi allo 0,6% a fronte del -4,1% precedente. In Giappone, l’indice CGPI su base annua è salito al -0,6% (previsione -0,7%, precedente -0,9%), mentre gli ordinativi di macchinari di novembre (su base m/m e a/a) hanno sorpreso al rialzo (m/m 3,9%, previsione 0,3%, precedente 2,6%; a/a 0,3%, previsione -7,3%, precedente 1,2%). Nonostante i dati economici positivi, l’indice Nikkei 225 ha ceduto il 2,56%, mentre lo yen ha esteso i guadagni contro tutte le altre valute principali per il secondo giorno consecutivo. L’USD/JPY è scivolato al livello 88,00 a inizio sessione, mentre l’EUR/JPY ha testato il minimo settimanale a 116,80/117,00. La Banca Mondiale ha dimezzato le previsioni di crescita per il Giappone, mentre in Cina si è registrata la prima flessione su base annua degli investimenti diretti dal 2009. Poiché gli investitori si preparano ai cruciali dati economici che saranno pubblicati in Cina nei prossimi giorni, l’Hang Seng ha ceduto lo 0,48%, l’indice Shanghai Composite lo 0,82%, mentre Kospi e Taiex hanno perso rispettivamente lo 0,32% e lo 0,83%. Negli USA, l’indice manifatturiero Empire ha deluso le attese, scendendo a -7,78 (contro il dato rivisto a -7,30 e l’atteso 0,00), mentre la stima sulle vendite al dettaglio di dicembre è salita allo 0,5% (contro lo 0,2% previsto e lo 0,3% precedente). L’indice mensile dei prezzi alla produzione (PPI) è risalito al -0,2% dal precedente -0,8%, mentre l’IPP al netto di prodotti alimentari ed energetici è rimasto invariato allo 0,1%, e ciò suggerisce che i prezzi di generi alimentari ed energia sono stati i principali responsabili del differenziale dei prezzi alla produzione di dicembre. Sulla scia di questi dati economici, l’indice S&P 500 ha guadagnato lo 0,11%, mentre l’indice Dow Jones Industrial e l’indice Nasdaq Composite hanno chiuso in rialzo dello 0,20% e dello 0,31%. Il dollaro americano ha fatto meglio delle altre valute principali, fatta eccezione per lo yen, mentre oro e argento sono saliti rispettivamente a 1.685 e 31,50, i massimi di gennaio. In Europa, Juncker ha affermato che la moneta comune è “pericolosamente alta”. Ciò non è che un’altra prova che i responsabili delle politiche a livello mondiale si stanno preparando per una “guerra delle valute” su vasta scala. Osserviamo una netta tendenza dei mercati sviluppati nell’imitare i mercati emergenti nel tentativo di controllare il proprio tasso di cambio. Alla prossima riunione della BoJ, il Giappone potrebbe caricare il “bazooka” per la battaglia. Mentre l’EUR/USD ha ritracciato a 1,3264, l’EUR/CHF ha testato 1,2400 (livello massimo da dicembre 2011), ma poi non è riuscito a salire ulteriormente. Nel calendario economico di oggi abbiamo la bilancia commerciale di novembre in Italia e l’IPC (SES: E1:I12.SI - notizie) m/m e a/a nell’Eurozona; negli USA saranno diffusi i dati sulle richieste di mutui, l’IPC m/m e a/a, e l’IPC al netto di prezzi alimentari ed energetici, i flussi netti totali TIC, i flussi netti TIC a lungo termine, la produzione industriale di dicembre e il tasso di utilizzo degli impianti.

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