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Calo di zuccheri

Pierluigi Gerbino
·4 minuto per la lettura

Dopo 6 sedute consecutive positive per quasi tutti gli indici occidentali, che hanno realizzato nuovi massimi storici (in USA) o dell’anno (in Europa), non ha stupito la modesta pausa che i mercati si sono presi ieri.

Niente di drammatico. Quelli europei hanno stornato leggermente di più di quelli USA (Eurostoxx50 -0,12%,  Dax -0,34%, FtseMib -0,54% e il peggiore, lo spagnolo Ibex -1,44%). Logico che a perdere di più siano stati gli indici che erano saliti di più nei giorni scorsi.

In USA, invece, non tutti gli indici hanno chiuso in negativo. Lo hanno fatto, ma in modo veramente microscopico, SP500 (-0,11%), DowJones (-0,03%) e Nasdaq100 (-0,06%). Ma il Russell2000 non ha voluto smettere di manifestare la sua fiducia nel futuro ed ha realizzato ancora una seduta positiva (+0,40%), la settima consecutiva. Si continua a scommettere sul Piano di aiuti pandemici, da parte del Congresso USA. 

L’approvazione però tarda ad arrivare, poiché i democratici debbono scegliere tra due possibilità: una è quella di puntare ad un accordo bipartisan con i Repubblicani. In tal caso la cifra non dovrebbe superare i 1.200 mld$ e non comprenderebbe l’aumento del salario minimo a 15 $ l’ora. L’altra è la possibilità di varare da soli e con maggioranza semplice un piano ancora più potente, che oltrepassi anche i 2.000 mld $ e contenga l’aumento del salario minimo. Ma in tal caso dovrebbero ricorrere alla Reconciliation, un dispositivo che consente di varate provvedimenti che incidono sul bilancio Federale a maggioranza semplice, ma una sola volta l’anno. Si brucerebbero perciò ogni possibilità di altri interventi a maggioranza semplice per il resto dell’anno. Praticamente la scelta è tra lo sparare un colpo di minore intensità con la possibilità di spararne un altro in futuro, oppure decidere di spararne uno molto più intenso una volta sola. Questa indecisione allunga i tempi e comincia ad innervosire un po’ i mercati, che, ovviamente, preferiscono il colpo grosso.

Non posso però affermare che l’entusiasmo si sia spento, anche se gli indici cominciano a mostrare un po’ di fatica nel proseguire il rialzo. SP500 sul grafico giornalieri mostra evidenti divergenze ribassiste sui principali oscillatori, in particolare su RSI(14) e MACD.

La divergenza non è, di per sé, un segnale di inversione di tendenza, ma un campanello d’allarme che rivela una perdita di spinta (tecnicamente si dice “perdita di Momentum”) e spesso anticipa le correzioni del trend. Spesso, non sempre, perché una ripresa della convinzione direzionale potrebbe digerirla e ridonare forma smagliante  al trend.

Il resto della settimana ci dovrebbe chiarire il dubbio, poiché, se l’euforia deve continuare a regnare, occorre che il rialzo riparta subito con buona lena, altrimenti le prese di beneficio sono destinate ad intensificarsi e prendere il sopravvento sui compratori un po’ esausti e con temi speculativi che cominciano a scarseggiare.

Del resto non è che si possa creare una bomba speculativa al giorno. Quella lanciata lunedì da Elon Musk sul Bitcoin ieri ha continuato ad estenderne il rialzo fino ad un massimo che intorno alle ore 8 del mattino europeo ha sfiorato i 49.000$, poi sono arrivate le prime prese di beneficio che lo hanno riportato in area 46.000.

Anche l’indice italiano FtseMib ha frenato un po’, dopo la folle corsa speculativa dei giorni precedenti, che lo ha visto quasi ogni giorno sul gradino più alto della performance degli indici europei.

Forse qualche vendita è arrivata per il rallentamento del programma che dovrebbe portare Draghi a sciogliere la riserva e varare il governo. Anziché domani, come si pensava, pare che la salita al Quirinale non avvenga prima di sabato. La lista dei nomi dei ministri, con tutti i partiti da non scontentare, pare quanto mai difficile.

Comunque Draghi di miracoli ne ha già fatti alcuni: il quasi unanime appoggio al suo futuro Governo da parte di partiti che prima si scannavano; la conversione europeista di Salvini, che accetta persino di buttare nel cestino tutte le sue precedenti bandiere (flat tax, quota 100 e reintroduzione dei suoi decreti anti-immigrati) pur di sedersi al tavolo dei 209 miliardi europei da pappare; la ritirata dalla scena mediatica di Renzi, tornato a fare il bravo studente di fronte al professore; l’accettazione da parte degli insegnanti di prolungare il calendario scolastico fino a fine giugno (proposta rigettata quando a farla fu la Ministra Azzolina). 

A questo dobbiamo aggiungere il rialzo da +8% della borsa, da quando ha ricevuto l’incarico, e la discesa ben sotto i 100 punti dello spread BTP-Bund. 

Tutto ciò puramente sulla fiducia e senza ancora avergli sentito proferire parola in pubblico. Quando parlerà gli applausi ne copriranno certamente la flebile voce.

 

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online