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Calzature, in 2019 cresce export (+6,8%),frena produzione (-3,1%) -2-

Red/Gab

Roma, 12 feb. (askanews) - Continua il trend negativo dei consumi interni, con gli acquisti delle famiglie che registrano di fatto un calo sia in quantità (-3,2%) che in spesa (-2,3%). Prezzi medi in aumento contenuto (+0,9%), a testimonianza dell'attenzione sempre elevata al fattore prezzo (più della metà degli acquisti complessivi sono effettuati in saldo/svendita).

Benché il settore presenti un'elevata propensione all'export (l'85% circa di quanto prodotto nel nostro Paese viene venduto sui mercati esteri), la continua erosione dei consumi interni rappresenta una criticità rilevante, giacché comunque per le imprese nazionali l'Italia risulta il terzo mercato più importante per volumi destinati, dopo Francia e Germania, rivestendo un'importanza strategica. Regge solo il comparto delle scarpe sportive/sneakers, che fa segnare nel complesso un +0,7% in quantità e un +1,5% in spesa sul 2018 (con una tenuta delle sneakers e crescite attorno al 2% per le sportive). Sensibili contrazioni per le scarpe "classiche" per uomo (cali nell'ordine dell'8%, sia in volume che valore) e per donna (-5,2% in quantità, malgrado una tenuta per polacchetti e stivali alti). Più modesto - benché ugualmente caratterizzato da variazioni negative in pressoché tutte le tipologie - l'arretramento per il comparto bambini/ragazzi (attorno al 1,2%). Negativi anche i dati della pantofoleria (-4,3% le paia).

Infine, per quanto riguarda la natalità delle imprese e l'occupazione, a fine dicembre 2019 il settore contava 4.326 aziende (179 in meno) e 74.890 addetti diretti (-790), in calo rispettivamente di un non trascurabile -4,0% e del -1,0% sui livelli di un anno addietro. Considerando anche la componentistica, i saldi negativi salgono a -266 aziende e -1.086 addetti, con trend disomogenei tra le regioni. Le Marche, duramente colpite dalla crisi in Russia e CSI registrano l'arretramento più pesante in termini assoluti nel numero di imprese (-122, tra industria e artigianato). Relativamente al numero di addetti, i cali più sostenuti hanno interessato nuovamente le Marche (-1.251) e l'Emilia Romagna (-278); attorno al centinaio di unità, invece, le perdite per Lombardia e Toscana.

Segnali delle tensioni occupazionali sopra descritte emergono anche dai dati INPS relativi alla Cassa Integrazione Guadagni. Le ore autorizzate nella filiera pelle nel corso del 2019 hanno sfiorato gli 8,3 milioni (+28% rispetto ai 6,5 milioni del 2018), dopo un biennio di significative contrazioni.

L'analisi per regione mostra incrementi diffusi, con l'eccezione (tra le aree più importanti per il comparto) di Toscana (-19%) e Puglia (-38%). Le Marche (+48%) sono la prima regione per numero di ore autorizzate (2,7 milioni, 1/3 del totale nazionale). Aumenti attorno all'80% per il Veneto e del 47% per la Campania.