Camera con vista: le fasi cicliche

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Lo scorso fine settimana, più o meno così: “Quel che i Greci intendevano come “storia” non ha proprio nulla a che “vedere” con quel che tutti noi, oggi, intendiamo. Ben diverse, d’altronde, sono le “figure del tempo” attorno alle quali s’era costruita la loro cultura e quelle attorno alle quali, invece, s’è costruita la nostra. Ed ancor più diverse, poi, sono le “figure del tempo” che la Tecnica, nel silenzio delle proprie stanze, ha costruito e che, seppur a nostra insaputa, ha preso ad instillar nelle nostre menti ed in quella dei mercati. Nell’antica Grecia era Ananke, la Necessità, a regolar la Natura e la scansione del suo Ciclo, un ciclo che nessun’intenzione umana avrebbe potuto mai ostacolare e contro cui ogni tecnica avrebbe finito col soccombere nello sforzo, vano, di superarne il limite: nella Natura, infatti, è la “Norma” ad affermarsi. La Natura, però, non ha né scopi né intenzioni, non ha Storia: perché non può esserci alcuna Storia, ma solo Attesa, nel “tempo che ritorna”. Il problema, tuttavia, è che, quando si mettono in gioco “le figure del tempo”, è poi la stessa Analisi Ciclica dei Mercati Finanziari che rischia d’esser messa, a propria volta, in gioco. Con tutte le conseguenze del caso: attese, operatività, portafogli… In effetti, prima di provar a descrivere cosa siano “le figure del tempo”, sarebbe certamente meglio dar una definizione di quest’ultimo, ma è proprio qui che nascono i primi problemi: cos’è mai il tempo, infatti?… Come confessava S. Agostino, “se nessuno me lo chiede, lo so benissimo, ma se provo a spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so più.” , Una confessione che, sotto molti aspetti, finisce proprio per smentire una delle più radicate convinzioni della scienza: quella per cui “si può dir di conoscere solo quel che si riesce a spiegare”, in particolare attraverso l’uso delle regole. Il buffo, tuttavia, è che nessuno scienziato ha mai saputo fornirci una “spiegazione pienamente esaustiva del tempo”, sebbene proprio quest’ultimo sia quanto di più “regolare” l’uomo conosca.

Lo stesso Einstein, d’altra parte, dovette “arrendersi all’evidenza” e riconoscere che… “per noi fisici credenti, la distinzione fra passato, presente e futuro è solo un’ostinata illusione!”.

Inutile, insomma, girar di continuo intorno al problema: non se ne riesce a dar una spiegazione convincente perché - non esiste “un tempo” che possa dirsi unico ed assoluto.

E non potrebbe esser altrimenti perché - il tempo è lo sfondo simbolico attorno al quale le diverse civiltà dell’uomo tendono a costruirsi ed a partir dal quale ogni civiltà può esser compresa.

Come dire, quindi, che è solo all’interno di tale sfondo che la civiltà greca può esser davvero compresa. E quel che s’è appena affermato vale, in fondo, per tutte le civiltà. Per quella greca come per quella Maya: ogni civiltà, infatti, ha “il suo tempo”.

Non è certo un caso che, proprio a tal proposito, si parli spesso di “epoca”, senza che tale termine, però, ci obblighi a pensar ad un arco temporale necessariamente lungo. Certo, ci sono state anche “epoche” che sono durate oltre cinquecento anni (l’epoca Maya–Tolteca durò, più o meno, dall’anno 1000 al 1500), ma ce ne sono altre che, in fondo, sono durate solo alcuni decenni (si pensi, ad esempio, all’epoca vittoriana che caratterizzò l’Inghilterra nella seconda metà dell’800). E se non è dunque la “durata” a caratterizzar il tempo quale “sfondo simbolico”, allora possiamo davvero spingerci ad affermare che, in realtà, non solo ogni civiltà od epoca, ma , * ogni fase del pensare e dell’agire umano, in fondo, ha “il suo tempo”.

E tutto ciò finisce col portare conseguenze enormi sui mercati finanziari (e sulla loro tipologia), ma soprattutto sulle analisi che di questi ultimi noi s’è soliti fare.

Detto altrimenti: nell’analisi dei mercati, così come in ogni eventuale operatività sugli stessi si può anche prescindere dal “tempo” (metodologie operative quali il Kagi, piuttosto che il Point&Figure, prescindono del tutto dal “fattore-tempo”), ma questo non ci aiuta di certo a comprender meglio né i mercati né il loro orizzonte. Soprattutto: non ci aiuta a cogliere il momento “fatale” in cui proprio quel loro orizzonte prende a spostarsi.

Insomma, usar le medesime categorie d’analisi su fasi ben diverse dei mercati non è detto che possa essere proficuo e sottovalutare il problema, in particolare da parte di chi si propone di “pensare ed agire”, può esser causa di precoce disorientamento.

All’inizio di questo nostro pezzo, ad esempio, s’è fatto riferimento all’Analisi Ciclica dei Mercati Finanziari e sostener che il sottoscritto non sappia alcunché in merito sarebbe invero strano: uno dei nostri indicatori principe, infatti, quello volto ad individuar con precisione “le fasi apollinee e dionisiache” del Dow Jones (DJI: ^DJI - notizie) , è stato costruito giusto con regole che potessero fornirgli un andamento “propriamente ciclico”… Il problema, però, è tutto in quel “propriamente” da noi affiancato all’aggettivo “ciclico” che qualifica l’andamento dell’indicatore stesso: è un problema perchè * sigillo di un ciclo non può mai essere un semplice “propriamente”.

Recita, infatti, il primo frammento che la storia dell’uomo ricordi a proposito dei cicli: “Dove gli esseri hanno origine, lì hanno anche distruzione secondo necessità: poiché essi pagano l'un l'altro la pena e l'espiazione dell'ingiustizia secondo l'ordine del tempo.” , In quest’affermazione d’Anassimandro, un filosofo greco del VI sec. a.C., c’è proprio tutto quel che qualifica con precisione un ciclo: - necessità - origine e distruzione degli esseri - ordine del tempo Il sigillo della “necessità” non è, dunque, un orpello che possa esser tranquillamente sostituito dalla “probabilità” o, ancor peggio, da un “possibile fallimento” del ciclo. Tutto ciò, però, comporta una mole enorme di problemi perché, nella realtà dei fatti, sono stati numerosi gli esempi di “coitus interruptus” (le im-probabilità) od “aborto del ciclo” (i failure) che potremmo rintracciar sui mercati finanziari. Qui sotto ben 2 su 8! Viene facile pensare, allora, a quel che scriveva Popper: “Se io affermo che tutti i cigni sono bianchi, l’osservazione di 100, 1000, 10000, ecc. cigni bianchi non mi permetterà mai di essere assolutamente sicuro della verità della mia affermazione. Tuttavia è sufficiente che io osservi un solo cigno nero, per dimostrare l’assoluta falsità della mia affermazione universale.” Ed è proprio di fronte a questi problemi che, oggi, anche il nostro indicatore volto ad individuare con precisione “le fasi apollinee e dionisiache” del Dow Jones finisce, in fondo, per andar a sbattere: l’indicatore, infatti, dovrebbe scendere ed invece… parrebbe tentar di risalire. Il condizionale, nel caso, è d’obbligo perché siamo solo all’inizio del nuovo anno, e tale immagine potrebbe cambiar del tutto nei prossimi mesi (sino al 31 dicembre 2013, infatti, ogni dato potrà dirsi solo tendenziale), ma questo e non altro è quel che possiamo e dobbiamo dire di fronte allo star dell’essere.

E qui il dubbio metodico c’impone un’immediata rilevazione: , * possibile che questi tentativi d’inversione s’abbiano solo durante le Fasi Dionisiache, quando l’indicatore prende a scendere?… Potete verificarlo da voi: a differenza delle fasi dionisiache, quelle apollinee mostrano un’indubbia continuità lineare (senza dimenticar però che, nel tempo, non abbiamo alcuna possibilità di far affermazioni di carattere assoluto). Quasi che la fase apollinea del ciclo (quella al rialzo) sia quanto di più “naturale” possa esservi (come dir “nella norma”) e quella al ribasso, invece, una forzatura alla quale lo stesso ciclo prova a far contrasto. Eppure, tutto ciò parrebbe ben poco coerente con l’immagine che, da sempre, tutti noi abbiamo del ciclo ed in particolare della sua “figura del tempo”.

Da sempre gli uomini hanno provato a “pensar il tempo” attraverso una “figura” che potesse considerarsi un’unità ideale attorno alla quale far confluire le varie epoche. Alcune di queste figure potremmo anche definirle “del caso”, ma non v’è dubbio che le principali hanno eletto “la finalità del tempo” a proprio “segno costitutivo”. In particolare, per quel che attiene il tempo ciclico, la figura è quella del “Telos”, l’Autoregolatività della Natura: nell’antica Grecia, infatti, il termine “tel” indicava un “girar intorno”, una “svolta”, ma soprattutto una “decisa inversione su di sé”.

Tutto ciò comporta una serie di problemi (che vedremo nelle prossime settimane), ma già ora, usando una formula affascinante, seppur fuorviante per noi occidentali dell’epoca moderna, possiamo dire che “in un ciclo, il fine e la fine dello stesso coincidono”: * la finalità che ogni ciclo persegue, quindi, non è altro che il suo compiersi.

, Perché questa immagine ci appare “fuorviante”?… Perché noi occidentali (ed i motivi li scopriremo solo nelle prossime settimane) abbiamo finito per confondere la “origine e distruzione degli esseri”, secondo la formula usata da Anassimandro, con la ste Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online

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