Camera con vista …per il fine settimana

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“Fu già un tempo che gli dei erano, ma le stirpi mortali non erano. Poiché però anche per queste giunse il momento predestinato al loro nascere, gl’iddii le plasmarono, nel seno della terra, di terra e di fuoco, mescolandovi eziandio quegli elementi che con terra e fuoco si contemperano (“acqua” e “aria”, N.d.R.); e quando furon sul punto di condurle alla luce, vollero che Prometeo ed Epimeteo distribuissero ordinatamente le facoltà convenienti a ciascuna. Senonché Epimeteo sollecita Prometeo di poter fare lui una siffatta distribuzione; “Quando avrò”, dice, “distribuito, tu esaminerai”. E così, persuasolo, distribuisce…” Comincia con queste parole la descrizione che Platone fa, nel Protagora, de “la venuta alla luce da parte dell’Uomo”. Che per quest’ultimo, tuttavia, le cose non sarebbero andate granché bene, era facile immaginarlo. Epimeteo, infatti, il Titano che s’era voluto far carico di distribuir “le facoltà convenienti a tutte le stirpi mortali”, già nell’etimologia del proprio nome conduceva all’inevitabile inciampo: - “Epi-métis” , Per il furto compiuto, tuttavia, Prometeo ebbe poi a pagar la propria pena (così come voluto da Zeus (KOSDAQ: 079370.KQ - notizie) ): in catene, sul Caucaso, con un’aquila reale che ne rode di continuo il fegato… e quest’ultimo che non smette mai di ricrescere (a darci, però, conto di quel che lì avvenne non fu Platone ma Eschilo, nella tragedia del “Prometeo incatenato”).

Sulla base di quant’affermato da Platone, l’Uomo non sarebbe quindi al vertice della scala animale (come gli uomini, invece, vorrebbero credere), ma all’ultimo dei suoi gradini: privo d’ogni qualità naturale, infatti, fu solo grazie alla tecnica che egli riuscì a sopravanzar le altre stirpi mortali. E la tecnica non sarebbe frutto della sua razionalità, perché più probabile parrebbe invece il contrario: la ragione quale frutto della tecnica! E sarà proprio lungo tale solco che Nietzsche, sottolineandone la grave carenza di corredati propriamente naturali, potrà giungere ad affermare che “l’uomo è il solo animale non ancor stabilizzato!” (…alla continua ricerca di stabilità, aggiungiamo noi). Che la tecnica sia all’origine della ragione, e non già il contrario, è convinzione ormai diffusa. Si pensa a Stanley Kubrick, nonchè a “2001: Odissea nello spazio”: Chi, come il sottoscritto, ha avuto la fortuna di vedere il film, ricorderà di certo il puro caso che permise allo scimmione d’intuire, nell’osso d’una carcassa animale, proprio quell’arma che gli avrebbe poi permesso di conseguir il dominio su tutte le altre specie viventi. Insomma: fu proprio e solo attraverso la tecnica, ed in particolare attraverso l’uso della stessa da parte delle mani, che l’uomo sarebbe poi diventato quell’animale propriamente “razionale” che oggi tenta d’ottener da sé quel che un tempo, invece, si vedeva costretto a chiedere agli dei.

, Questa, d’altronde, era l’autentica colpa di Prometeo: non già l’aver rubato il fuoco ed il sapere tecnico agli dei, ma l’averne fatto dono agli uomini, che da ciechi ed indifesi, quali erano nel venir alla luce, sarebbero potuti diventare, un giorno, tanto assennati da spingersi a sfidar gli stessi dei. E se, in fondo, Prometeo era ben consapevole che, all’epoca, quelle dell’uomo potevano dirsi solo “cieche speranze” (perché “la tecnica è di gran lunga più debole della Necessità”), oggi le cose sono ben diverse. E Dio, per molti, non rappresenta più una Necessità: al massimo, infatti, fa da sfondo ad altri attori che, ormai, si sono impossessati della scena. Che poi vogliate chiamarlo Dio (KOSDAQ: 039840.KQ - notizie) o Necessità o Destino o… con qualsiasi altro nome, poco importa: è quel limite oltre il quale gli uomini, sino a qualche tempo fa, non avrebbero neanche potuto immaginar di giungere che, ormai, è venuto meno insieme a Loro! Sui mercati finanziari, la Necessità od il Destino non si confondono certo con “Dio” ma, nelle loro preghiere, sono ancor molti che n’invocano fin dall’inizio il nome: “O Ciclo”.

Nell’antica Grecia era Ananke, la Necessità, a regolar la Natura e la scansione del suo Ciclo, un ciclo che nessuna intenzione umana avrebbe potuto mai ostacolare e contro cui ogni tecnica avrebbe finito col soccomber nello sforzo, vano, di superarne il limite: nella Natura, infatti, era la “Norma” ad affermarsi. Sui mercati finanziari, invece, le cose sono sempre state un po’ più sghembe: sugli stessi, infatti, la scansione del ciclo non sempre stava nella “norma” e non era affatto raro che i cicli cambiassero forma, rimanendo, comunque e sempre, cicli nella sostanza (ma nessuno osò mai cambiarne il nome, magari chiamandoli Percorsi, anche solo per non vederli soffocar del tutto in una presunta “necessità” od in una vagamente più flessibile “probabilità”).

, All’inizio delle analisi di Mercato era quindi il Ciclo, nella sua “perfetta regolarità”… ...e col tempo fu ancora il Ciclo, sebbene, ormai, nella sua “imperfetta regolarità”! Ma non fatevi trarre in inganno dal tono un po’ tranchant delle nostre parole: - quelli che avete appena visto, infatti, sono Modelli che il sottoscritto ancor oggi usa nelle sue analisi.

D’altronde, anche gli antichi Greci ammettevano che la “regola” potesse, d’improvviso, mostrarsi imperfetta: perché mai, altrimenti, inventarsi le “Erinni”?… le ministre di Dike (Giustizia) che, come ci ricorda Eraclito, erano sempre pronte a riportar il Sole nella sua orbita se, anche solo per un attimo, questi avesse osato uscir dalla stessa. Ma che il Sole potesse uscir dalle sue regole, in realtà, non lo credevano neppure i Greci: la Natura, infatti, non ha mai avuto alcuna intenzione… se non, forse, quella di replicar in eterno se stessa. Questa sola, in fondo, è la regola.

E fu proprio per questo che, col tempo, l’uomo prese a cercar la regola ovunque: quasi che le cose potessero dirsi conosciute solo allorché se ne fosse carpita la regola (dimenticando che il conoscere va ben oltre, sia in qualità sia in quantità, di quel poco che la regola ci permette di “comprendere”, ma si sa: la regola è fatta per “spiegare”, non per “comprendere”…). E se la Natura, in fondo, rispondeva comunque bene alle regole che gli uomini le appiccicavamo addosso (pur cambiandole in corso d’opera: perché la Scienza di Einstein non è più solo quella di Newton…), i Mercati Finanziari, in silenzio, lentamente e senza mai esporsi oltre il dovuto, consumavano le proprie.

Gli analisti, tuttavia, non se n’accorgevano: anzi, quel loro esser “imperfette” era proprio quel che la regola stessa, in fondo, richiedeva (che se solo fossero state “perfette”, chi avrebbe mai potuto creder loro?…). E poi ci avrebbe pensato comunque il probabile a riportar tutto nelle giuste orbite! , Il Mercato, perciò, s’adattava alle regole ma, seppur in modo impercettibile, giorno dopo giorno, le modificava, spingendole sempre più a tener debito conto dei suoi scopi. E sì: perché la Natura non ha né scopi né intenzioni, non ha Storia, perché non può esserci alcuna storia nel proprio ripetersi in eterno, ma l’Uomo… l’Uomo ha scopi, ha intenzioni, fa la Storia: proprio quella Storia su cui la regola, invece, non è in grado di dir nulla. Ed è un bel dire che il passato ci mette a disposizione tutto: del passato si può aver esperienza, ma del futuro?… Che senso ha chiedere “che fare” al cosiddetto “esperto” se questi non è altro che un participio passato del verbo “esperire”?… E cos’avrà mai da dir l’esperto sul futuro dei mercati se non il solo già detto in passato? Ed è proprio qui, allora, che l’esperto si gioca la sua carta segreta: “Non è così: quel che ora la Tecnica ci mette a disposizione sui mercati finanziari è più che sufficiente per dir che oggi “se ne sa” certamente molto più di quel che era possibile in passato!” Le (Parigi: FR0000072399 - notizie) onde, insomma, sono ormai solo quelle del mare e non più quelle che s’usavano sui mercati, quando i treni andavano ancor a vapore! È la Tecnica: non l’Analisi Tecnica! Peccato, però, che quella Tecnica, sbandierata quale proprio punto di forza, sia molto più subdola di quel che crede il nostro esperto (che, in fondo, come accade a tutti i morti viventi, ancor non s’è accorto d’esser semplicemente… un morto): - quel che, oggi, è messo a disposizione dalla Tecnica non serve affatto per spiegar dei mercati più di quanto se ne capisse in passato (ma chi sarebbe mai così pazzo da investir tanti soldi su tale tecnica solo per saperne di più che in passato?…): serve, piuttosto, per piegar i mercati finanziari ai propri scopi: non carpirne la regola, dunque, ma più opportunamente… farla! , E se quel che prima era regola viene poi meno, allora è la nostra conoscenza che non sa più che dire: balbetta, forse, ma senza farsi più comprendere. Perché laddove, un tempo, era il probabile a far da limite, oggi, invece, è l’immaginabile. Con quest’ultimo, poi, che talvolta si spinge persino oltre il ben più semplice possibile. E così, quel che un tempo stava solo nella “immaginazione” d’alcuni, la pietra filosofale, grazie alla Tecnica può dirsi, oggi, a portata di mano. Del tutto in linea, in fondo, con quel che un giorno disse Galileo: “Se qualcuno ha qualcosa da trovare, deve far lavorar la fantasia, giocar d'invenzione ed indovinare…” E la fantasia detesta le regole… Di (KSE: 003160.KS - notizie) più: si diverte nel prendersi gioco delle stesse.

È stato nei giorni scorsi che, attraverso un indicatore chiamato “Dionisiaco&Apollineo”, abbiamo mostrato quanto sta accadendo, proprio in questi giorni, al ciclo secolare del Dow Jones (DJI: ^DJI - notizie) . La nostra analisi si concludeva con le seguenti parole: Ci sono concrete probabilità che il 2013 possa esser ricordato come l’anno in grado di mandar in frantumi un Ciclo di Mercato che durava ormai da 80 anni.

Quell’indicatore, che noi solitamente s’usa a 13 periodi (perché questa è la scala più Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online

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