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Campagna politically correct contro la torta di mele: “Simbolo razzista"

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Campagna politically correct contro la torta di mele: “Simbolo razzista
Campagna politically correct contro la torta di mele: “Simbolo razzista

In un articolo sul The Guardian si parla della torta di mele, simbolo del colonialismo del 1500 e dello sfruttamento degli indigeni americani

Dopo i negretti e i morettini a finire sotto la lente di ingrandimento del politically correct è la tradizionale apple pie americana che, a partite dallo zucchero, dalle mele e dalla classica tovaglia a quadretti in cui viene avvolta, rievoca pagine di violenza e oppressione che della storia moderna.

LE MELE DELLA NUOVA DISCORDIA

Secondo l'autore dell'articolo, Raj Patel, tutto parte dall'ingrediente principale che diventa nuovo simbolo di razzismo e violenze: la mela. Sì, il solito biblico frutto di Eva che secondo molte interpretazioni causò non pochi problemi all'umanità. "Le mele - racconta Patel - furono coltivate per la prima volta nell'Asia centrale, per poi attraversare la Via della Seta verso il Mediterraneo quattromila anni fa. Le mele hanno viaggiato nell'emisfero occidentale con i coloni spagnoli nel 1500 in quello che veniva chiamato lo scambio colombiano, ma ora è meglio compreso come un vasto genocidio delle popolazioni indigene".

"SEGNI DI CIVILTÀ"

Infatti, come sottolinea Patel nel suo articolo, "quando gli inglesi colonizzarono il nuovo mondo, i meli erano diventati segni di civiltà, vale a dire proprietà. In Virginia, i meli venivano usati per dimostrare allo stato che la terra era stata migliorata . John Chapman portò questi segni di proprietà colonizzata alle frontiere dell'espansione statunitense, dove i suoi alberi stavano come simboli che le comunità indigene erano state estirpate".

ZUCCHERO AMARO

Secondo i simbolismi che riguardano le materie prime anche lo zucchero pare abbia le sue colpe. "I mercanti francesi di zucchero e schiavitù - si legge nell'articolo a firma Patel - sbarcarono in Louisiana alla fine del 1700. Nel giro di 50 anni, gli Stati Uniti producevano un quarto della canna da zucchero mondiale e New Orleans era diventata un centro concomitante della tratta degli schiavi".

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