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Cancro seno Her2+, primo test genomico per cure su misura

·3 minuto per la lettura

(Adnkronos) - Parla anche italiano un test genomico, "il primo al mondo", che promette di definire quale trattamento personalizzato adottare per le donne con cancro al seno positivo al recettori Her2 (Her2+). Lo hanno messo a punto ricercatori dell'università di Padova, dell'Hospital Clínic de Barcelona in Spagna, dell'Istituto di ricerca biomedica August Pi i Sunyer dell'università di Barcellona e dell'Istituto di oncologia Vall d'Hebron, sempre in Spagna. L'esame, denominato 'Her2Dx' e validato su più di mille pazienti, analizza l'Rna di 27 geni per prevedere le probabilità di sopravvivenza e di risposta alle cure farmacologiche, prima di procedere a interventi chirurgici.

Il cancro Her2+ - ricordano dall'ateneo padovano - rappresenta il 20% dei tumori al seno diagnosticati, più di 390mila casi l'anno in tutto il mondo: ciò significa che, in media, ogni 4 minuti viene diagnosticato un cancro al seno Her2+ a tre donne. La ricerca, durata oltre 5 anni, ha portato alla scoperta dell'eterogeneità biologica del cancro al seno Her2+, rendendo possibile l'identificazione di pazienti con diverse risposte al trattamento e diverse probabilità di recidiva dopo la diagnosi di cancro al seno. Prima che venisse sviluppato il nuovo esame, i medici non avevano altri strumenti, oltre alle dimensioni del tumore e al coinvolgimento dei linfonodi ascellari, per prevedere il rischio di ricaduta o le chance di sopravvivenza.

L'affidabilità del test Her2Dx è stata confermata da uno studio pubblicato su 'The Lancet eBioMedicine' e coordinato da Aleix Prat, capo del Dipartimento di oncologia medica dell'Hospital Clínic, in collaborazione con il team di Padova guidato da Pierfranco Conte e Valentina Guarneri del Dipartimento di scienze chirurgiche oncologiche e gastroenterologiche (Discog).

Il test Her2Dx - precisano dall'università di Padova - misura i livelli di Rna di 27 geni utilizzando un software analitico intelligente per dividere le pazienti in gruppi ad alto e basso rischio, assegnando loro un punteggio da 0 a 100. Lo fa catturando i 4 processi biologici cruciali del cancro al seno Her2+: l'attivazione del sistema immunitario all'interno del tumore, lo stato differenziato delle cellule tumorali, lo stato di proliferazione del tumore, l'espressione del gene Her2 e di diversi geni vicini sul cromosoma 17. Le informazioni ottenute, insieme alle dimensioni del tumore e al coinvolgimento dei linfonodi ascellari, vengono utilizzate per fornire due tipi di informazioni cliniche: la prognosi del paziente e la sensibilità del tumore alla chemioterapia e ai trattamenti Her2 somministrati prima della chirurgia del tumore.

"Il nostro obiettivo iniziale - sottolinea Prat - era quello di utilizzare le conoscenze biologiche che avevamo accumulato riguardo alla malattia per aiutare oncologi e pazienti a prendere le migliori decisioni di trattamento. Per fare questo, abbiamo integrato e convalidato i dati clinici e genomici di più di mille pazienti. Lo sforzo è valso la pena e ora possiamo affermare che il test Her2Dx è uno strumento innovativo che ci permette di prevedere il comportamento del tumore di ogni paziente con maggiore affidabilità rispetto alle informazioni disponibili senza il test".

"Negli ultimi 10 anni sono stati fatti grandi progressi nel trattamento dei tumori Her2+ ed oggi la maggioranza delle pazienti è guarita con trattamenti adiuvanti che comprendono chemioterapia e farmaci anti-Her2 - evidenzia Conte, coautore dello studio - L'efficacia e la varietà delle terapie oggi disponibili fa sì però che vi è il rischio di un sovratrattamento per molte pazienti e di un sottotrattamento per altre. Il problema è che le decisioni terapeutiche critiche, come la quantità o il tipo di chemioterapia e la quantità o la durata del trattamento Her2, sinora non hanno tenuto conto dell'eterogeneità biologica della malattia". Ora invece "i risultati della nostra ricerca - evidenzia Guarnieri, parte del gruppo di studio - contribuiscono all'obiettivo di una cura personalizzata per le nostre pazienti, consentendo una più precisa stima del rischio di recidiva e della probabilità di risposta alle terapie disponibili".

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