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Candriam: “Ecco perché le criptovalute non rispettano i criteri ESG"

·3 minuto per la lettura
Candriam: “Ecco perché le criptovalute non rispettano i criteri ESG
Candriam: “Ecco perché le criptovalute non rispettano i criteri ESG

L'utilizzo delle criptovalute per riciclare denaro sporco e perpetrare truffe grazie all’anonimato sono, per Lucia Meloni (Candriam), alcuni dei punti critici in tema ESG

Tra i fenomeni che hanno registrato un’accelerazione con la diffusione del COVID-19 spicca quello delle criptovalute. L’ascesa del prezzo del Bitcoin, la principale ma non certo l’unica criptovaluta, conferma quanto sia facilmente accessibile investirvi. Peccato che si tratti di un bene speculativo non finanziario, il cui valore non è oggettivo o intrinseco, né basato sui fondamentali.

LE DIFFERENZE RISPETTO ALLE VALUTE REALI

A differenza delle valute reali, le criptovalute non svolgono la funzione di depositi di valore e il loro valore non dipende da un "corso legale". Inoltre, non sono domiciliate in uno specifico Paese, svincolandole da qualsiasi allineamento politico e normativo, un requisito necessario non solo per la credibilità e l'affidabilità delle criptovalute, ma anche per frenarne la diffusione.

QUANTO SONO COMPATIBILI CON I CRITERI ESG

Ma quanto sono compatibili con i criteri Esg? “Al momento riteniamo che ci sia molta strada da fare affinchè le criptovalute possano soddisfare i criteri ESG. Finché non sarà presa una decisione netta per risolvere tutti i temi trattati un investimento diretto significativo in cripto potrebbe causare gravi danni alle credenziali ESG di un asset manager o di un grande investitore istituzionale”, fa sapere Lucia Meloni, Lead ESG Analyst, ESG Investments & Research di Candriam.

USATE PER RICICLARE IL DENARO SPORCO

Le convinzioni della manager poggiano su diversi aspetti a cominciare dal fatto che le criptovalute sono spesso usate per riciclare denaro sporco, condurre operazioni bancarie che possano sfuggire ai radar dei sistemi bancari regolamentati, e perpetrare truffe grazie all’anonimato. In secondo luogo, non convince la tesi secondo la quale si tratti di uno strumento che promuove l’inclusione finanziaria: è sufficiente una connessione internet per acquistarli anche dove l’accesso ai servizi bancari è complesso.

ALTA VOLATILITÀ DELLE QUOTAZIONI

“A parte il fatto che comperare uno smartphone e disporre di una connessione internet non agevola gli abitanti più poveri del mondo, anche quelli che possono permettersi di accedere alle criptovalute sono costretti a sostenere costi molto alti per convertirle in denaro corrente, mentre l’alta volatilità delle loro quotazioni potrebbe ridurre in breve tempo i loro risparmi”, spiega Meloni.

LO SPINOSO CAPITOLO DEL CONSUMO DI ENERGIA

Inoltre c’è lo spinoso capitolo del consumo di energia. Secondo l’Università di Cambridge il consumo annuale di elettricità del mining di Bitcoin (che complessivamente è responsabile di circa lo 0,4% del consumo energetico globale) supera quello di alcune nazioni, e il 75% dell'estrazione globale di Bitcoin avviene in Cina, concentrata peraltro in aree in cui l'elettricità è prodotta attraverso la combustione di carbone termico.

CRIPTOVALUTE “NON MINING”

Certo, esistono anche le cosiddette criptovalute "non mining ", come Ripple, che non richiedono computer ad alta potenza per convalidare i blocchi delle transazioni, quindi più efficienti dal punto di vista energetico. Per contro mostrano un problema di governance: se un'entità riesce a comprare il 51% di tutte le monete può, in teoria, tenere in ostaggio il network e i suoi stakeholder. Qualcosa potrebbe cambiare nel momento in cui le criptovalute più efficienti dal punto di vista energetico dovessero sorpassare quelle meno efficienti (come il Bitcoin) oppure la produzione di elettricità in Cina avvenisse prevalentemente tramite energie rinnovabili, o, ancora, si introducesse una carbon tax sulle criptovalute.

SOLUZIONI DEL TUTTO TEORICHE E CON TROPPE INCOGNITE

“Purtroppo si tratta di soluzioni del tutto teoriche e con troppe incognite. Per esempio, non siamo sicuri che gli investitori siano disposti a pagare un premium "green" per le cripto che usano solo energia verde. Inoltre gli sforzi legislativi – come in Australia dove i legislatori stanno cercando di includere le criptovalute nella legislazione esistente sul riciclaggio di denaro – potrebbero rivelarsi inefficaci”, conclude la Lead ESG Analyst, ESG Investments & Research di Candriam.

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