Canone Rai: imposta odiata e ritenuta ingiusta, ma che va pagata

Potete giurare di guardare solo dvd o di seguire esclusivamente le partite su Sky, ma se avete un televisore in casa non ci sono dubbi: pagare il canone Rai è obbligatorio. Nessuno è escluso, perché il regio decreto 246 del 1938, poi trasformato nella legge 880 del 1938 non prevede eccezioni: "Chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento". Meglio non farsi ingannare dal nome "canone", però, perchè non si tratta di un abbonamento, bensì di una tassa. Anzi, la Corte Costituzionale lo ha definito un'imposta dal momento che il pagamento dovuto infatti non corrisponde necessariamente alla fruizione di un servizio ma dipende dal semplice possesso di un apparecchio. E anche su questo fronte non c'è molta chiarezza: il regio decreto — con particolare lungimiranza — non parla di radio o televisione, bensì di "apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive". Il che, nel 2012, significa computer, videofonini e quant'altro. La questione è stata posta all'Agenzia delle Entrate che a sua volta ha girato il problema al ministero delle Comunicazioni. «Il canone si paga sempre quando si possiede una tv, ma il ministero delle Comunicazioni non ha fatto ancora chiarezza sugli altri apparecchi», spiega Emmanuela Bertucci, avvocato di Aduc.

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Ma allora, chi deve pagare? «Chiunque utilizzi un televisore, anche se non lo possiede: se due coinquilini hanno una sola tv entrambi devono pagare il canone — spiega l'avvocato Bertucci -. Invece, il pagamento si estende a più apparecchi di uno stesso proprietario e ai suoi familiari che abbiano la sua stessa residenza. In pratica, se una persona paga il canone, questo bollettino vale anche per la moglie e i figli. Ma se la moglie, per le ragioni più varie, ha un'altra residenza, allora devono pagare due volte». Se sugli apparecchi diversi dalla tv non sono arrivati chiarimenti, il sito della Rai non fa eccezioni in base all'apparecchio utilizzato.
Un problema che si pone anche per le aziende e per i liberi professionisti, che non possono fare a meno del pc, ma che lo usano per lavorare e non per seguire i programmi televisivi.

I controlli. Non appena si cambia residenza o nasce un nuovo nucleo familiare arriva il canone Rai da pagare. Poi arriva un sollecito, poi ancora un altro. Da quando non esiste più l'obbligo da parte dei rivenditori di segnalare chi acquista un apparecchio, l'elenco dei nominativi viene stilato incrociando i dati anagrafici con l'elenco degli abbonati. Dati che vengono girati ai 140 agenti sparsi per l'Italia. «Le comunicazioni vengono mandate a tappeto — spiega l'avvocato Bertucci-, ma se non si ha un apparecchio televisivo non è obbligatorio pagare. Si deve stare attenti al momento dei controlli però: spesso capita che l'agente chieda solo di poter lasciare il bollettino e chiede una firma per registrare la consegna. È bene leggere attentamente, perchè in realtà si sta firmando una dichiarazione di possesso dell'apparecchio. A quel punto la richiesta di pagamento è lecita». Se si cade in questo errore è possibile porre rimedio: «Si deve immediatamente mandare una raccomandata con ricevuta di ritorno alla Rai spiegando quanto è accaduto e che ogni dichiarazione contenuta in quel documento non è vera». Diverso se a bussare è la Guardia di Finanza: «A quel punto si tratta di un accertamento sull'evasione: i militari chiedono solo se si possiede un apparecchio, mentre il controllo dentro casa è possibile solo se viene dato il consenso dal proprietario o con un mandato del magistrato». Il controllo delle Fiamme gialle scaturisce l'accertamento dell'evasione cui consegue poi il recupero delle somme maggiorate dalle sanzioni tramite cartella esattoriale. Solo in caso di mancato pagamento (o mancata opposizione) della cartella esattoriale parte una procedura esecutiva, che può portare al pignoramento dei beni, ma non alla confisca.