Il canone Telecom mette a rischio il libero mercato?

A detta dei concorrenti, i costi del canone di unbundling sarebbero troppo elevati e limiterebbero la parità d'accesso

Non c’è molto spazio, e quel poco che resta è occupato dal gigante Telecom. Stiamo parlando del mercato della telefonia fissa in cui, per dirla con le parole di Maximo Ibarra, amministratore delegato di Wind, “la concorrenza non c’è proprio”. Così, “senza un intervento deciso delle Authorities potremmo essere costretti a valutare la chiusura di Infostrada, il più importante operatore alternativo a Telecom Italia sulla rete fissa con 2,5 milioni di clienti diretti”.

Durissimo l’annuncio che Ibarra ha fatto attraverso un’intervista al Corriere della Sera, spiegando che il maggior costo da sostenere per le aziende di telefonia concorrenti non è il personale, ma il canone da versare a Telecom. Canone “eccessivo” e difficile da sostenere. La soluzione? Un unbundling più basso di 9,26 euro. Il problema non va ridotto a “buoni o cattivi” ma affrontato in una logica di mercato che troverebbe una boccata d’ossigeno con facilità seguendo, secondo l’ad Wind, la proposta avanzata dal presidente di Cassa Depositi e Prestiti Franco Bassanini: una società unica della rete dove far confluire tutti che potrebbe essere la NewCo. 

“Sarebbe un’importante soluzione purché la società abbia una governance ben costruita per permettere parità di accesso a tutti gli operatori, sia per il rame che per la fibra”, ha commentato Ibarra, mentre Bassanini ha ribadito la sua idea di gestione: “Lo Stato dovrebbe incentivare il raggiungimento di un accordo per il quale la rete di Telecom Italia, attraverso lo scorporo, dia luogo a una società della rete che garantisca eguaglianza di accesso a tutti gli operatori, mettendo il regolatore in condizioni di stabilire una regolazione che incentivi gli investimenti”, Con la precisazione che “l'obiettivo non deve essere la ripubblicizzazione della rete nel senso classico del termine”.

Tema delicato, che riporta sotto i riflettori anche l'istruttoria aperta dall'Antitrust - su segnalazione, appunto, di Wind e Fastweb – su Telecom Italia. L’indagine è stata avviata per verificare l’eventuale abuso di posizione dominante. La decisione arriverà il 30 marzo 2013 visto che per l’istruttoria, che si sarebbe dovuta concludere lo scorso 30 settembre, l’Antitrust stessa ha concesso una proroga di sei mesi.

Telecom è accusata di aver “ostacolato i concorrenti nell’offerta di servizi alla clientela finale, sia rifiutando richieste di attivazione di servizi all'ingrosso dei concorrenti per la fornitura di servizi ai clienti finali, sia applicando sconti alla clientela business nelle aree aperte all'Unbundling Local Loop (Ull) tali da non consentire agli operatori alternativi di competere in maniera efficace”.

Sarebbero due i comportamenti contestati. Da un lato Telecom avrebbe tenuto una condotta “alla quale viene contestata la natura abusiva” che riguarda “la politica tariffaria nei confronti della clientela business”; e dall’altro, sempre secondo l’accusa, ha avuto comportamenti “risultati suscettibili di causare un pregiudizio significativo, in quanto hanno avuto l’effetto di rallentare il processo di crescita dei concorrenti nei mercati dei servizi di telefonia vocale e di accesso a internet a banda larga”.

Ma mentre la questione sul tavolo dell’Antitrust resta aperta, l’Agcom e l’Organo di Vigilanza hanno ritenuto superati i rilievi dei concorrenti di Telecom Italia. Ed è poprio l’Agcom a sottolineare, nella sua ultima relazione, che il prezzo dell'Unbundling in Italia è allineato alla media Ue dei “Big 5” (di cui fa parte con Francia, Germania, Spagna e Regno Unito) e perfino inferiore alla media di altri Paesi (tra i quali Belgio, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Irlanda, eccetera). Mentre risulta di poco superiore (0,24 € al mese) in confronto alla media della Ue27 e dell’Europa Occidentale.

L’Europa, intanto, prende posizione: la Commissione si sta muovendo in una direzione precisa e punta a un canone di unbundling fra gli 8 e i 10 euro in tutti i Paesi Ue entro il 2016. Questo per consentire alle telco di utilizzare i ricavi a sostegno degli investimento dei nuovi network in fibra. Quello che preoccupa Telecom Italia nell’immediato, però, è ben altro: il rischio in caso di condanna da parte dell’Antitrust di una multa milionaria visto che, secondo l’accusa Telecom, avrebbe rifiutato il passaggio alla concorrenza di ben 5 milioni di utenze su un totale di oltre 10 milioni di richieste.