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"A Capodanno il 20% dei ristoranti resterà chiuso". L'allarme del sindacato Tni

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 (Photo by Davide Pischettola/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)
(Photo by Davide Pischettola/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via Getty Images)

Disdette, poche prenotazioni e una forte carenza della manodopera. Così per il settore della ristorazione e dell’alberghiero “la situazione è diventata drammatica: sono più i camerieri e i cuochi in quarantena che quelli che lavorano”, osserva Raffaele Madeo, presidente del sindacato Tni Italia. “Diversamente dal 2020 i ristoranti e i bar sono aperti. Ma non è cambiato nulla. E’ come se fossimo chiusi e un ristorante su cinque ha già scelto di rinunciare al cenone di capodanno. Siamo in lockdown: #apertimavuoti, come recita l’hashtag che abbiamo lanciato sui social. Se si va avanti così, tra pochi giorni saremo noi a chiudere le nostre attività per protesta”.

E ieri Tni si è seduta al tavolo ministeriale per il settore turistico. “Abbiamo illustrato al ministro del Turismo, Massimo Garavaglia, e al sottosegretario al Lavoro, Tiziana Nisini, le nostre 13 proposte per salvare il settore ricettivo e della ristorazione”, spiega Madeo. “Tra queste la proroga della cassa integrazione, che sarà probabilmente confermata dal consiglio dei ministri di giovedì” prossimo.

Ma anche, è scritto nel documento, il prolungamento del credito d’imposta sulle locazioni commerciali, sulla sanificazione e sui dpi; un nuovo fondo perduto a ristorare il calo di fatturato dell’anno 2022, rispetto al 2019 e fondi perduti per la filiera del made in Italy; le proroghe alle norme salva bilanci anche per il 2021-2022; l’esenzione del pagamento di tutti i tributi e i contributi: tari, suap, cimp e siae relativi all’attività per il periodo di pandemia.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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