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“Cara Giorgia ti prego: dite di sì all’unità nazionale". Antonio Pennacchi scrive alla Meloni

Fabio Luppino
·Ufficio centrale HuffPost
·1 minuto per la lettura
Agf (Photo: HPOST14)
Agf (Photo: HPOST14)

“Cara Giorgia ti prego: dite di sì all’unità nazionale. Dopo la seconda guerra mondiale e quella di liberazione, le forze socialcomuniste e cattoliche - da sempre acremente divise - seppero trovare quel minimo di concordia necessario a costruire assieme l’unità del popolo, una costituzione democratica repubblicana e il conseguente miracolo economico degli anni cinquanta e sessanta che portò l’Italia ad essere, dal Paese povero e sottosviluppato che era prima, la quinta o sesta potenza economica mondiale”. Lo scrive Antonio Pennacchi in una “Lettera aperta a Giorgia Meloni”.
“Quel patto unitario escludeva, nei fatti, tutti quelli che non avessero espressamente abiurato il fascismo, o ne venissero in qualche modo ritenuti eredi; ma bene o male resse - consentendo di superare anche gli anni di piombo - sostanzialmente fino al crollo del muro di Berlino e delle cosiddette ideologie del novecento, che sostanziavano quei partiti di massa. Il Paese da quei crolli non è uscito però più unito. Quel patto originario è sembrato sfaldarsi e la nazione si è divisa sempre più, fino a raggiungere il quasi definitivo scollamento fra popolo e istituzioni, fra le masse e la politica”.
“Certo sarebbe un grave errore - continua lo scrittore - paragonare l’odierna pandemia alla seconda guerra mondiale, che infiniti lutti e distruzioni addusse ai nostri padri. Ma gli effetti che la pandemia di Covid può produrre sul sistema sociale ed economico italiano - soprattutto se cumulati alle divisioni e inefficienze stratificatesi nel corso degli ultimi trent’anni nel sistema civile e democratico, che vede oramai ognuno considerare sé stesso portatore del bene e tutti gli altri del male assoluto - non possono non riverberarsi pericolosissimamente sulle prossime generazioni, sia nel medio-breve che nel lungo periodo.
È quindi ora di costru...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.