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Carige: al via schema con Fitd paracadute e incognita soci

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Le tessere del puzzle Carige iniziano ad andare al loro posto ed entro qualche giorno il piano da 900 milioni per ricapitalizzarla (e salvarla da possibili liquidazioni o ricapitalizzazioni di Stato) dovrebbe essere in Bce per l'approvazione definitiva del supervisory board. Sulla data del 25 luglio, la scadenza decisa con i commissari per arriva a una quadra, l'authority, si apprende da una fonte finanziaria, sarà "flessibile" e concederà qualche altro giorno, dovesse servire. Con il suo via libera e quello di tutti i soggetti coinvolti, sarà convocata l'assemblea per l'aumento di capitale, forse già in settembre.  Ad ogni modo, il primo passaggio dello schema di operazione è arrivato: l'assemblea dello schema volontario del Fitd a Roma ha dato mandato all'unanimità al consiglio di convertire alla pari in azioni il bond subordinato di Carige, per una cifra pari a 313,2 milioni.  Il mandato è condizionato: la conversione avverrà quando l'istituto di credito avrà presentato il piano industriale da 900 milioni, di cui 200 milioni di bond convertibile e 700 milioni di aumento di capitale, con il coinvolgimento del Fondo interbancario obbligatorio e di Cassa centrale banca, che domani riunisce il suo cda. La holding trentina delle Bcc dovrebbe intervenire con 70 milioni di euro per avere subito il 9,9% di Carige e la cifra è stata confermata dallo stesso Giuseppe Boccuzzi, direttore generale del Fitd, al termine dell'assise. Un altro tassello da verificare è la disponibilità del Credito sportivo e di Mediocredito Centrale sul bond da 200 mln.  Il primo, che dovrebbe metterci 150 milioni, ha convocato un cda per valutare l'eventuale partecipazione e in che misura intervenire. Il secondo, che dovrebbe sottoscrivere 50 milioni, non ha fissato consigli, ma, si apprende sempre, è disposto a fare quello che gli chiederà l'azionista (il Mef). Nell'aumento da 700 milioni, 313 mln saranno quindi apportati dalla conversione del bond, 70 milioni da Cassa Centrale Banca e 150 milioni saranno riservati agli attuali soci, tra cui il maggiore, Vittorio Malacalza, sempre 'silente' sui passi avanti dell'affaire e sulla sua disponibilità a intervenire, in attesa che tutto venga formalizzato. Non pervenuti commenti nemmeno dagli altri 'vecchi' azionisti, Gabriele Volpi, Raffaele Mincione e Aldo Spinelli. Quello che resta - circa 167 milioni - sarà coperto dal Fitd vero e proprio, il Fondo interbancario di Tutela dei depositi, che oggi ha riunito il consiglio per studiare l'operazione e ha in cassa risorse dalle banche consorziate più che sufficienti per garantire l'eventuale inoptato. Nel peggiore dei casi, le banche potrebbero sborsare oltre 300 milioni. Tra i vertici del Fondo interbancario si respira un cauto ottimismo. Senza intoppi, i prossimi passaggi dovrebbero essere questi: dopo l'offerta di Ccb e il sì dei due soggetti pubblici al bond, i commissari presenteranno il nuovo piano da 900 milioni di euro. La manovra finanziaria è più alta dei 630 milioni del piano precedente perché Sga, che aveva già presentato un'offerta vincolante per 1,9 mld di crediti deteriorati di Carige, ne comprerebbe in tutto 2,8 mld - 3 mld, circa un miliardo in più. Il resto delle inadempienze probabili, circa 500 milioni, del totale dei crediti lordi a bilancio (3,54 mld) resterebbe in banca, probabilmente in quanto giudicati facilmente recuperabili.  La settimana che arriva sarà decisiva: altri piani con altri investitori non sembrano ad oggi possibili e la Bce non concederà altre settimane ai commissari. Ad agitare lo spettro della liquidazione è Riccardo Colombani, segretario generale di First Cisl. "La decisione del Fitd è un passo nella direzione giusta, ma l'operazione di sistema, sebbene necessaria, non è ancora sufficiente a garantire l'occupazione ed il radicamento della banca sul territorio. Se il piano di salvataggio, nel cui disegno deve essere coinvolta la famiglia Malacalza, non andasse in porto - osserva – si aprirebbe la strada alla liquidazione coatta amministrativa, che comporterebbe costi a carico del sistema bancario stimabili in dieci miliardi di euro. Un esito di questo tipo si rivelerebbe drammatico anche per le famiglie e le imprese beneficiarie di prestiti".

Le tessere del puzzle Carige iniziano ad andare al loro posto ed entro qualche giorno il piano da 900 milioni per ricapitalizzarla (e salvarla da possibili liquidazioni o ricapitalizzazioni di Stato) dovrebbe essere in Bce per l'approvazione definitiva del supervisory board. Sulla data del 25 luglio, la scadenza decisa con i commissari per arriva a una quadra, l'authority, si apprende da una fonte finanziaria, sarà "flessibile" e concederà qualche altro giorno, dovesse servire. Con il suo via libera e quello di tutti i soggetti coinvolti, sarà convocata l'assemblea per l'aumento di capitale, forse già in settembre.  

Ad ogni modo, il primo passaggio dello schema di operazione è arrivato: l'assemblea dello schema volontario del Fitd a Roma ha dato mandato all'unanimità al consiglio di convertire alla pari in azioni il bond subordinato di Carige, per una cifra pari a 313,2 milioni.  

Il mandato è condizionato: la conversione avverrà quando l'istituto di credito avrà presentato il piano industriale da 900 milioni, di cui 200 milioni di bond convertibile e 700 milioni di aumento di capitale, con il coinvolgimento del Fondo interbancario obbligatorio e di Cassa centrale banca, che domani riunisce il suo cda. 

La holding trentina delle Bcc dovrebbe intervenire con 70 milioni di euro per avere subito il 9,9% di Carige e la cifra è stata confermata dallo stesso Giuseppe Boccuzzi, direttore generale del Fitd, al termine dell'assise. Un altro tassello da verificare è la disponibilità del Credito sportivo e di Mediocredito Centrale sul bond da 200 mln.  

Il primo, che dovrebbe metterci 150 milioni, ha convocato un cda per valutare l'eventuale partecipazione e in che misura intervenire. Il secondo, che dovrebbe sottoscrivere 50 milioni, non ha fissato consigli, ma, si apprende sempre, è disposto a fare quello che gli chiederà l'azionista (il Mef). 

Nell'aumento da 700 milioni, 313 mln saranno quindi apportati dalla conversione del bond, 70 milioni da Cassa Centrale Banca e 150 milioni saranno riservati agli attuali soci, tra cui il maggiore, Vittorio Malacalza, sempre 'silente' sui passi avanti dell'affaire e sulla sua disponibilità a intervenire, in attesa che tutto venga formalizzato. Non pervenuti commenti nemmeno dagli altri 'vecchi' azionisti, Gabriele Volpi, Raffaele Mincione e Aldo Spinelli. 

Quello che resta - circa 167 milioni - sarà coperto dal Fitd vero e proprio, il Fondo interbancario di Tutela dei depositi, che oggi ha riunito il consiglio per studiare l'operazione e ha in cassa risorse dalle banche consorziate più che sufficienti per garantire l'eventuale inoptato. Nel peggiore dei casi, le banche potrebbero sborsare oltre 300 milioni. 

Tra i vertici del Fondo interbancario si respira un cauto ottimismo. Senza intoppi, i prossimi passaggi dovrebbero essere questi: dopo l'offerta di Ccb e il sì dei due soggetti pubblici al bond, i commissari presenteranno il nuovo piano da 900 milioni di euro. 

La manovra finanziaria è più alta dei 630 milioni del piano precedente perché Sga, che aveva già presentato un'offerta vincolante per 1,9 mld di crediti deteriorati di Carige, ne comprerebbe in tutto 2,8 mld - 3 mld, circa un miliardo in più. Il resto delle inadempienze probabili, circa 500 milioni, del totale dei crediti lordi a bilancio (3,54 mld) resterebbe in banca, probabilmente in quanto giudicati facilmente recuperabili.  

La settimana che arriva sarà decisiva: altri piani con altri investitori non sembrano ad oggi possibili e la Bce non concederà altre settimane ai commissari. 

Ad agitare lo spettro della liquidazione è Riccardo Colombani, segretario generale di First Cisl. "La decisione del Fitd è un passo nella direzione giusta, ma l'operazione di sistema, sebbene necessaria, non è ancora sufficiente a garantire l'occupazione ed il radicamento della banca sul territorio. Se il piano di salvataggio, nel cui disegno deve essere coinvolta la famiglia Malacalza, non andasse in porto - osserva – si aprirebbe la strada alla liquidazione coatta amministrativa, che comporterebbe costi a carico del sistema bancario stimabili in dieci miliardi di euro. Un esito di questo tipo si rivelerebbe drammatico anche per le famiglie e le imprese beneficiarie di prestiti".